Delitti, amore e gelosia

ITALIA - 1982
Delitti, amore e gelosia
Fabio Clerici e Paola Fabbi sono due giovani che si amano, però la loro mentalità è molto diversa. Paola è impegnata politicamente: è femminista e radicale; Paolo si è appena laureato col minimo dei voti, va a Roma e ritorna al paese, nella bassa milanese, in qualità di commissario di polizia. Aiutato dal poliziotto Salvatore vuole fare luce su un misterioso personaggio che fa telefonate minacciose, manda lettere anonime e commette anche delitti. Le indagini lo conducono a una chiesa sede di un'associazione socio-culturale-religiosa: Comunità nuova, animata da un giovane prete moderno: Don Dino. Nel frattempo Paola si incontra con Luca amico di Fabio e suscita la gelosia di quest'ultimo, impegnato a far luce su una ennesima telefonata del "gufo" che minaccia un delitto. Il delitto avviene. Fabio accusa ingiustamente Luca di essere l'omicida. Richiamato dal Capo commissario Dell'Amore, a causa dei metodi violenti che ha usato, Fabio si dimette dalla polizia. Ma intanto una felice intuizione lo porta a scoprire che il "gufo" è una signorina matura, una beghina piuttosto esaltata, che non tollera le innovazioni di Don Dino ed è convinta che certi peccatori è meglio inviarli al Creatore. Risolto brillantemente il caso misterioso del "gufo", Fabio viene invitato a ritirare le dimissioni dalla polizia, ma nel frattempo giunge una proposta di lavoro in banca. Il regista non ci rivela la decisione di Fabio, sappiamo solo che l'esperienza nella polizia l'ha trasformato in un uomo maturo.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: POLIZIESCO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO
  • Tratto da: ROMANZO "IL COMMISSARIO CLERICI" DI LUCIANO SECCHI
  • Produzione: LUCIANO SECCHI PER MAX BUNKER PRODUCTION
  • Distribuzione: NEW GOLD (1984) - AVO FILM, GENERAL VIDEO

CRITICA

I personaggi non esistono, tanto sono semplificati, vuoti e stucchevoli, senza un minimo di consistenza psicologica: non sanno muoversi, non sanno parlare. I dialoghi sono inconsistenti, con battute talmente ovvie e risapute da diventare ridicole o banali (Segnalazioni Cinematografiche).
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