Defiance - I giorni del coraggio

Defiance

USA - 2008
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Defiance - I giorni del coraggio
1941. Mentre i Nazisti stanno portando orrore e morte nelle comunità ebraiche europee, tre fratelli polacchi, i Bielski, si nascondono nel mezzo della foresta bielorussa dove, insieme ai partigiani sovietici, organizzano la Resistenza contro gli oppressori tedeschi. Per tre anni, centinaia di ebrei hanno trovato rifugio tra i boschi dove i ribelli avevano organizzato un piccolo villaggio.
  • Durata: 137'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA
  • Tratto da: libro "Defiance: the Bielski Partisans" di Nechama Tec
  • Produzione: EDWARD ZWICK PIETER JAN BRUGGE ROLAND TEC PER THE BEDFORD FALLS COMPANY, GROSVENOR PARK PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MEDUSA (2009)
  • Data uscita 23 Gennaio 2009

RECENSIONE

di Jean-Pierre Hippo
1941, odierna Bielorussia: gli ebrei sono vittime della persecuzione nazista. Sfuggiti alla morte, i tre fratelli Bielski – Daniel Craig, Liev Schreiber e Jamie Bell – cercano rifugio tra le foreste che conoscono sin dall'infanzia, dove tenteranno una disperata Resistenza, richiamando centinaia di uomini e donne, giovani e vecchi, con un unico obiettivo: la sopravvivenza. Ma, come in ogni famiglia che si rispetti, tra i tre fratelli esplodono tensioni irrisolte e visioni agli antipodi sulla conduzione della Resistenza: Tuvia (Craig), pur con un passato da malvivente, è leader coscienzioso ai limiti della riluttanza, mentre Zus (Schreiber) preme per soluzioni più radicali, una lotta "senza se e senza ma" ai nazisti, lasciando terzo incomodo il minore Asael (Bell). Tuvia manterrà con fatica la leadership, ammalandosi, trovando l'amore, e palesandosi simbolicamente – fino a guidare l'attraversamento di una palude – quale novello Mosè, mentre Zus abbandonerà la neonata comunità per combattere i nazisti al fianco dell'Armata Rossa, che pure mal tollera la sua identità ebraica. E' Defiance – I giorni del coraggio, girato da Edward Zwick (Blood Diamond, L'ultimo samurai), in Lituania, che inquadra la vera storia dei fratelli Bielski, appoggiandosi sul romanzo di Nechama Tec. Di fronte ai luoghi comuni della passività degli Ebrei di fronte all'Olocausto, portare sul grande schermo – strano nessuno ci avesse pensato prima - questa (stra)ordinaria lotta antinazista è di per sé operazione meritevole: sinceri ringraziamenti a Zwick, Schreiber, ebreo e sensibile alla storia del suo popolo (Ogni cosa è illuminata), e Craig, che si vuole - e si conferma - attore poliedrico e impegnato, capace di passare con disinvoltura e bravura dallo smoking di 007 agli abiti stazzonati di Tuvia. Sono loro due a tenere alta la bandiera di Defiance, con interpretazioni muscolari, ruvide e appassionate, capaci, anche se solo a tratti, di far dimenticare le incongruenze del plot – com'è possibile che Tuvia & Co. non sappiano dell'esistenza di una palude a pochi minuti di marcia dall'accampamento in cui hanno vissuto per mesi? – e la diffusa sensazione che si potesse e dovesse fare di meglio, ovvero infondere più passione, coerenza e serietà a chi lo meriterebbe: i fratelli Bielski e la loro Defiance senza quartiere.

NOTE

- NEL 2009 E' STATO CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE E ALL'OSCAR PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA.

CRITICA

"Si vede lo sforzo del regista per significare la portata drammatica dell'episodio; fin nella scelta di una fotografia dai toni neutri, per 'fare realismo'. Purtroppo Zwick non è dotato per le sfumature. Volendo fare un film per il grande pubblico - e non c'è niente di male - finisce per rivestire una sceneggiatura un po' semplificata, ma che pone anche quesiti giusti con una regia scolastica, musica tonitruante, interpretazioni sopra le righe." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 23 gennaio 2009)

"Va detto che a fronte dell'enormità, e delicatezza, del tema va registrata tutta la pochezza di questo adattamento cinematografico. Qualcuno penserà non rilevante il giudizio estetico innanzi alla tragedia devastante di una storia vera. In questi casi si è innanzi alla cosiddetta 'dittatura del referente' (ovvero quando è bene sospendere ogni riferimento critico nelle more di un tema eticamente, politicamente ideologicamente fondamentale), cosa che noi rifuggiamo sempre o quasi perché convinti che la forma è sostanza." (Dario Zonta, 'L'Unità', 23 gennaio 2009)

"Peccato che su questa trama incandescente di fatti e problemi (come uscire dai cliché che in 60 anni di storia si sono incrostati sulle vittime della Shoah? Come rappresentare forse per la prima volta al cinema degli ebrei in armi contro i nazisti?) sia risolta in termini di semplice cinema d'azione, sia pure arricchito da una iniezione di Grandi Problemi, in puro stile vecchia Hollywood. Con un'aggravante. Questa è una storia in larga parte sconosciuta. Raccontarla significava affrontare una serie di problemi, storici e cinematografici, che il regista di 'Glory' e 'L'ultimo Samurai' scavalca a pie' pari. Chi pensa che il cinema popolare sia per forza sinonimo di stereotipo esulterà. Ma la storia vera dei fratelli Bielski meritava ben altro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 gennaio 2009)

"L'eroica epopea viene evocata correttamente, benché senza voli, nel film di Edward Zwick, ambientato in Lituania. In un gruppo di interpreti tutti convincenti spicca Daniel Craig, che ha ereditato da Sean Connery insieme al ruolo di 007 l'intelligenza di alternarlo con impegni diversificati. Apprezziamo il suo carisma, pur trovandolo un po' monotono." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 23 gennaio 2009)

"Il film ricrea benissimo la foresta rifugio di questa stona incredibile di sopravvivenza. Sembra scritta per un kolossal Hollywood '70, invece corrisponde, con qualche facilitazione narrativa, a un episodio reale ma non pubblicizzato. Classica lotta tra gli idealisti di lotta dura senza paura e i compromessi per tirare avanti, mentre per 2 ore assistiamo allo straordinario quotidiano di un gruppo di vittime che si ribellano al massacro annunciato. Recitato virilmente bene, dall'espressivo Daniel Craig, fisico e recitazione da proletario con occhi azzurri, da Liev Schreiber e dal cresciuto Jamie Bell (ex Billy Elliott), il film sembra inventato ed è invece crudelmente vero. Le scene di massa, la marcia, la mensa, gli svelti amori, le svelte baruffe, le paure di questa strana comunità sono realizzate con un grado di suspense tipico del cinema bellico mentre rimangono sotto tono i rapporti tra i fratelli e le scorciatoie affettive legate a stereotipi del cinema avventuroso ma con denuncia incorporata." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 gennaio 2009)

"La questione morale è risolta dall'autoassolutorio: 'Uccideremo senza diventar bestie'. E se tutti i personaggi si dicono affamati, quasi nessun interprete è emaciato, men che mai l'atletico Daniel Craig e il paffuto Liev Schreiber." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 23 gennaio 2009)
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