Deepwater - Inferno sull'Oceano

Deepwater Horizon

USA - 2016
2,5/5
Deepwater - Inferno sull'Oceano
Aprile 2010. Un incidente sulla piattaforma di estrazione petrolifera Deepwater Horizon, situata al largo del Golfo del Messico, provoca la morte e il ferimento di decine di lavoratori e la fuoriuscita di tonnellate di petrolio per oltre tre mesi. La "marea nera" sgorgata dalle profondità dell'oceano causerà uno dei più gravi disastri ambientali della Storia dell'umanità. Il film è la cronaca degli eventi e la storia dei 126 lavoratori che si trovavano a bordo della Deepwater Horizon quel giorno, sorpresi nelle più strazianti circostanze immaginabili. Uomini e donne altamente specializzati che riponevano in un faticoso turno le speranze di tornare dalle loro famiglie ed alle loro vite sulla terraferma. In un attimo, si sono trovati catapultati nel giorno più brutto della loro vita, spinti a trovare il coraggio per combattere contro un inarrestabile inferno di fuoco nel bel mezzo dell'oceano e, quando tutto sembrava perduto, cercare di salvarsi l'un l'altro.
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: articolo "Deepwater Horizon's Final Hours" scritto da David Barstow, David Rohde e Stephanie Saul e pubblicato il 25/12/2010 sul New York Times
  • Produzione: LORENZO DI BONAVENTURA, MARK VAHRADIAN, MARK WAHLBERG, STEPHEN LEVINSON, DAVID WOMARK PER DI BONAVENTURA PICTURES, LIONSGATE ENTERTAINMENT, PARTICIPANT MEDIA
  • Distribuzione: LEONE FILM GROUP IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA
  • Data uscita 6 Ottobre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
Il cinema degli effetti speciali e delle mirabolanti invenzioni visive stacca questa volta un biglietto di sola andata per l’inferno, e immerge la platea nelle fiamme del capitalismo e della retorica hollywoodiana. Il più grave disastro petrolifero della storia degli Stati Uniti diventa il pretesto per raccontare l’apocalisse, e Mark Wahlberg e compagni si trasformano nei nuovi supereroi del mare. Mentre il mondo attorno a loro brucia, la bandiera a stelle e strisce continua a sventolare. Ancora una volta assistiamo al grido di patriottismo USA, che gonfia il petto e non si vuole placare, anche quando servirebbe un po’ di sobrietà.

Ma che cosa è successo sulla Deepwater Horizon? Nel 2010, la piattaforma petrolifera situata al largo della Louisana ha preso fuoco. Una devastante esplosione ha distrutto l’impianto, con 126 lavoratori a bordo. Nella finzione, Mark Wahlberg veste i panni di Mike Williams, il capo tecnico elettronico. Il suo compito è controllare il corretto funzionamento delle attrezzature, ma quel 20 aprile capita l’imprevedibile. La società ha 43 giorni di ritardo sulla tabella di marcia, e dei controlli “francamente se ne infischia”. La Deepwater Horizon si trasformerà in un rogo di lamiere.

Peter Berg è un regista da finimondo che ama raccontare storie al limite. Col suo precedente Lone Survivor, ha narrato le gesta di un gruppo di Marines, impegnati in una missione suicida in un paesino dell’Afghanistan. Questa volta, abbandona i militari e si cimenta con l’esaltazione dell’uomo comune, che lotta per la patria & la famiglia. Il soldato si è messo al servizio del Paese e uccide per proteggere i cari rimasti a casa, mentre l’uomo che lavora in mezzo all’oceano combatte la sua guerra contro l’isolamento, e si sacrifica per il benessere comune. Entrambi sperano di tornare, entrambi sono raffigurati come martiri e guerrieri di un oggi pieno di insidie.

Deepwater – Inferno sull’Oceano è un film d’azione votato al baracconesco, che al massimo può solleticare un pubblico di bocca buona. Non c’è molto su cui riflettere: i personaggi svolgono il loro compito senza coinvolgerci nella drammaticità delle loro vicende. L’attacco al capitalismo non va oltre le due battute, poi gli effetti speciali salgono in cattedra e tutto finisce in un gran carnevale.

Mark Wahlberg si carica il film sulle spalle e si trasforma nell’eroe per caso: un padre di famiglia senza macchia e senza paura che vuole solo tornare a casa. La menzione d’onore va a Kurt Russel, un manager offshore che dopo venti minuti di doccia sopravvive alla prima esplosione sulla piattaforma. Ferito, dilaniato dai vetri e cieco da un occhio, compirà gesta sovrumane che farebbero impallidire anche il più forzuto dei supereroi. Provare per credere.

Questo nuovo film di Peter Berg è una girandola di esplosioni che non rende onore ai caduti. Può vantare pirotecnici giochi visivi, ma si perde nella retorica più spicciola. La tragedia potrebbe parlare da sola, non ha bisogno di orpelli e clamorose giravolte della cinepresa. Ma ormai, quando l’aquila americana vola alta in cielo, la morte va in scena come il più fragoroso degli spettacoli.

NOTE

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2017 PER: MIGLIOR MONTAGGIO SONORO ED EFFETTI VISIVI.

CRITICA

"Il film rispecchia il reportage del 'New York Times', non infierisce sulla British Oil, stigmatizza gli interessi e racconta come un documentario l'inferno dove sono intrappolati 126 uomini tra cui i veterani Mark Wahlberg e Kurt Russell. Peter Berg accumula tensione, action, ingiustizie, una sinfonia di schianti, vampate da vero inferno di cristallo: molte macerie e poca retorica, un catastrofico vero dove ogni eroismo diventa inutile." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 6 ottobre 2016)

"(...) «Deepwater» (...) riesce a distinguersi dalla routine dei blockbuster e a tenere a bada le tirate moralistiche sulla caccia irresponsabile al profitto e il ricorrente surplus mitizzato d'eroismo. Il regista Berg, uno specialista del ramo capace, per la verità, anche di firmare titoli trash come «Battleship», si concentra, infatti, su un kolossal-verità che ci fa quasi credere d'essere confinati su una piattaforma petrolifera semisommergibile affittata dalla British Petroleum per trivellare il fondo del mare nel golfo del Messico. Inizialmente alquanto piano e dialogato, il film si fa tuttavia valere centrando la classica galleria dei personaggi che saranno a breve sottoposti a una tremenda prova di lotta per la sopravvivenza (...). Superato con qualche difficoltà l'handicap delle eccessive ed eccessivamente complesse spiegazioni tecniche, la tensione monta progressivamente sino al punto giusto ovvero quello che innesca la frastornante apocalisse dei tre quarti d'ora finali: nel corso dei quali - un incubo a tratti pressoché insostenibile - il senso di terrore viscerale contrasta in ogni fotogramma il balsamo provvidenziale degli atti di coraggio e di destrezza andati a buon fine. (...) la riuscita del film sta tutta nel (...) solido ancoraggio ai meccanismi della suspense attivati dal gruppo di uomini normali che si ritrovano loro malgrado accomunati da una situazione d'emergenza. Tanto è vero che, assieme alla comprensibile epigrafe di denuncia civile e monito ecologista, sui titoli di coda sembra aleggiare lo stesso sentimento di desolazione umanistica e storico sconforto che è la più vivida prerogativa dei capolavori del cinema di guerra." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 6 ottobre 2016)

"Pregevoli le intenzioni, di livello il cast - il migliore è Kurt Russell, della partita John Malkovich e Kate Hudson - e ingente il budget (110 milioni), ma la montagna partorisce un topolino destinato ad annegare: dopo buone premesse e costruzione dei caratteri, l'incidente trova impreparati soprattutto gli sceneggiatori, con il saputo Wahlberg ignaro su Skype e il capo Russell alle prese con la doccia più lunga e incongrua della storia. Arrivano le fiamme, ma la puzza di bruciato c'era già." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 6 ottobre 2016)

"(...) grazie alla potenza del film è impossibile non rimanere affascinati dallo scontro di ideologie tra personaggi, e attori, giganteschi. Tanti raffinati presagi nefasti, tecnicismi che si fanno poesia (Berg filma questo ambiente di lavoro con la passione dell'antropologo) e finale apocalittico. Film elegante, avvincente e dannatamente pessimista." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 ottobre 2016)

"Figuriamoci se il cinema trascurava a lungo la Deepwater e se il disastro del 2010 non serviva da pretesto per un catastrofico con molti botti e meraviglie di coraggio e abnegazione. E il film questo dà. Lo spettacolo delle fiamme e l'odissea dei 126 uomini che quel giorno fatale si trovavano a bordo della Deepawater. (...) Piacerà anche a chi non è un ammiratore del regista Peter Berg. Per molti critici con la puzzetta al naso, Berg è solo un regista fracassone, della confraternita di Roland Emmerich ('Independence Day') e Michael Bay ('Transformers'). Buoni a inscenare battaglie e sommovimenti tellurici, ma spesso deficitari nel disegno dei personaggi (il che non ha impedito ai film di Peter, da 'Battleship' a 'Sole Survivor', di volare puntualmente al botteghino). Be' stavolta è il caso di dire che il suo lavoro è più che rispettabile. D'accordo, una buona fetta del merito è della sceneggiatura di Sand e Carnahan (però il discorso vale per tutti, nessun regista può fare miracoli se non ha alle spalle uno script come si deve). (...) Prendendo come base un instant book di David Barstow sull'avvenimento, hanno raccontato il disastro senza retorica, senza ruffianeria (e senza illazioni gratuite, come spesso succede nei film che delle tragedie cercano ad ogni costo il responsabile)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 6 ottobre 2016)

"Il film ripercorre gli avvenimenti di quella tragica giornata, cercando di spiegarne il perché. All'inizio, si fa molta fatica a seguire «tecnicamente» la vicenda, ma l'ultima ora lascia senza parole. Tutto ben ricostruito e perfetto il cast. Uno dei migliori «disaster movie» di sempre." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 6 ottobre 2016)

"(...) davanti ad accurate ricostruzioni tecniche, con l'intento di segnalare le responsabilità, bisogna un po' lasciarsi andare all'azione, come chiede il taglio spettacolare, ellittico e iperrealista, dell'incidente, soprattutto nella seconda parte. Lo chiamano 'disaster movie', il film catastrofico ha le sue regole e gli americani sono gli inventori di un modello, in genere coinvolgente proprio quanto esorbita dalla realtà e impone la 'meraviglia', a partire da quella realtà." ('Nazione-Carlino-Giorno', 7 ottobre 2016)
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