Decamerone proibito

ITALIA - 1972
Decamerone proibito
Il giovane Ferruccio, partito da Firenze, dove c'è la peste, per recare un messaggio all'abate Gianni, priore di convento in una cittadina, accoglie l'invito a restare per farsi frate. Vestito il saio di novizio e adottato il nome di fra' Pipino, viene quindi destinato alla cerca. Concupito da una prosperosa nobildonna, monna Fiorenza, e dalla sua servente Celeste, l'ingenuo fraticello respinge, fin che può, la tentazione di accontentarle. Due giovani pittori, intanto, Bruno e Romanello, chiamati a effigiare il podestà, se la spassano l'uno con la moglie del medesimo, l'altro con quella del suo scudiero Guidotto; lo stesso abate Gianni non rifiuta le grazie offertegli da Donatella, consorte del campanaro. A forza di brigare per costringere fra' Pipino a giacersi con lei, monna Fiorenza riesce nell'intento. Le circostanze vogliono che le varie coppie si ritrovino, un giorno, in un palazzo disabitato, dove, l'uno dopo l'altro, giungono, alla ricerca delle loro consorti, il podestà e gli altri mariti. Mentre l'abate Gianni, Bruno e Romanello riescono a scamparla, il povero fra' Pipino viene arrestato e condannato a morte. Con l'aiuto dei due pittori, però, si dà alla fuga, lasciando monna Fiorenza contenta e amareggiata nello stesso tempo.
  • Altri titoli:
    Decameron interdit
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA EASTMANCOLOR
  • Tratto da: novelle di Giovanni Boccaccio liberamente adattate da Ugo Moretti e Carlo Infascelli
  • Produzione: CARLO INFASCELLI PER ROMA FILM PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE
  • Distribuzione: REGIONALE
  • Vietato 18

NOTE

- CONSULENTE PER IL DIALETTO TOSCANO: GIORGIO ARIANI.

CRITICA

"Divulgazione alla cui banalità, ingenua e furbesca insieme, fanno puntualmente riscontro una regia latitante ed una interpretazione piena di dilettantestico entusiasmo, fra poco credibili accenti toschi e più credibili nudi femminili." (Claudio G. Fava, "Corriere Mercantile", 1 aprile 1972)

"Il tenue filo conduttore (rappresentato da fra' Pipino) lega in un solo racconto una mezza dozzina di novelle tratte dal Boccaccio, novelle rese grossolanamente e con povertà tecnica. Doppi sensi, scurrilità e turpiloquio, condiscono il piatto consistente in continue esibizioni di nudi e in una lunga serie di compiaciute situazioni immorali, senza che un minimo di critica di costume o di decenza ne sminuiscano la sfrontatezza." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 73, 1972).
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