Dead Man

USA, GERMANIA, GIAPPONE - 1995
Dopo intere nottate in treno, William Blake, un giovane di Cleveland, arriva a Machine, un tetro e sinistro villaggio, dove è stato assunto come contabile. Tuttavia, lo strambo boss del luogo, John Dickinson, ritenendo tardivo il suo arrivo lo caccia via puntandogli il fucile addosso. Deluso e amareggiato, William si reca al saloon per comprarsi da bere e fuori dal locale incontra Thel, una ragazza che lo ospita a casa sua. Da quel momento la vita di William diventerà un'odissea: in seguito a uno scontro a fuoco con Charlie -figlio di Dickinson ed ex fidanzato di Thel - in cui i due ex amanti perdono la vita, Blake rimasto gravemente ferito fugge via. Contro di lui viene posta una grossa taglia, e Dickinson ingaggia tre loschi figuri che si mettono sulle sue piste: il truce Cole Wilson (di cui si dice che abbia violentato i genitori e se ne sia poi cibato), il giovane Johnny Pickett e Salli Jenko. Svenuto nella boscaglia fitta e immensa, lo sfortunato contabile viene trovato da "Nessuno", un indiano grasso e saggio, che lo sfama, lo cura alla meglio con le erbe e lo porta con sé, convinto che sia il letterato William Blake reincarnato ed è dunque necessario rinviarlo là dove sta il Grande Spirito. La coppia avanza tra sceriffi, un ambiguo e loquace predicatore che in nella baracca di una radura spaccia tabacco, whisky e proiettili, nonché gli accaniti tre killer finché, giunti al villaggio di "Nessuno", questi sistema William su di una canoa, spingendolo verso il mare, dove vita e morte si confondono.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MAGGIO 1996.

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 48MO FESTIVAL DI CANNES (1995).

CRITICA

"Il bianco e nero che dovrebbe scontornare le immagini di un universo incantato e crudele, ma più spesso burlesco e grottesco (di un personaggio si racconta che abbia violentato, ucciso, cotto e mangiato i genitori), comunica invece un'impressione di virtuosismo leccato e fine a se stesso. Jarmusch, che non ha fatto più niente di accettabile dopo 'Stranger Than Paradise' (Daunbailò, con Benigni in trasferta maccheronica, resta per noi uno dei peggiori bluff del cinema di tendenza), ha avuto la faccia tosta di arruolare il leggendario Robert Mitchum per sprecarlo in una comparsata senza senso. Pallino nero anche per questa bravata pierinesca." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 12 giugno 1996)
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