DAYLIGHT - TRAPPOLA NEL TUNNEL

DAYLIGHT

USA - 1996
DAYLIGHT - TRAPPOLA NEL TUNNEL
Nel tunnel sottomarino che unisce l'isola di Manhattan al New Jersey il traffico è come tutti i giorni intenso, fatto di lavoratori che tornano a casa, camion, macchine di passaggio. Un giorno un incidente stradale provoca un'esplosione devastante. I due ingressi del tunnel rimangono bloccati e un gruppo di persone resta bloccato dentro, in uno scenario devastato e pauroso. Una palla di fuoco si è spostata da un lato all'altro del tunnel, fiamme tossiche si sprigionano in continuazine e il fiume si fa sentire al di sopra delle precarie pareti di difesa. I soccorsi tardano ad organizzarsi, ed allora Kit Latura, ex capo dell'Emergency Medical Service, caduto in disgrazia, decide di mettere in gioco la propria vita per cercare di salvare i prigionieri. Entra nel tunnel attraverso il sistema di ventilazione, ma subito rimane a sua volta intrappolato e cerca di portare la calma tra la disperazione delle varie persone. Solo dopo molti rischi, molte situazioni pericolose e tanta paura, quasi tutti il gruppo riesce a tornare alla luce e a essere salvato. Kit, con il suo coraggio, ha riscattato gli errori del passato.
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANROAMICA A COLORI
  • Produzione: JOHN DAVIS, JOSEPH M. SINGER, DAVID T. FRIENDLY PER DAVIS ENTERTAINMENT - UNIVERSAL PICTURES
  • Distribuzione: UIP - CIC VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1996.
COSTUMI DI THOMAS CASTERLINE E ISIS MUSSENDEN.

CRITICA

Anche se i personaggi di grana grossa servono male le ambizioni dello script, il regista Rob Cohen (Dragonheart) possiede un gran senso visivo e non spreca un'inquadratura. Basterebbe la scena che vede Stallone introdursi nel tunnel superando cinque enormi ventilatori, gioiello di suspence e grandiosità, a garantirgli l'Oscar per l'azione (se esistesse). Ma anche la fine dello pseudo-Fogar, rubata al Pozzo e il pendolo di Poe, o certe scene visionarie (come quella colonna d'aria che, catapulta la bella di turno fra i vivi, come dire dall'Inferno al Paradiso) testimoniano una finezza insolita. Stallone rischia come sempre la pelle, ma stavolta il regista gli ruba la scena. Sarà l'inizio del tramonto o l'alba di una nuova era? (Il Messaggero, Fabio Farzetti, 24/12/96)

In attesa che il nuovo presidente dell'Ente Cinema Gillo Pontecorvo compia il miracolo (sarà possibile?) di rilanciare Cinecittà, ci sarebbe da essere grati a Sylvester Stallone per aver rinverdito i fasti dei nostri gloriosi stabilimenti, ormai adibiti soprattutto a lavorazioni televisive. (La Stampa, Alessandra Levantesi, 24/12/96)

"Spettacolare kolossal catastrofico con targa Usa, anche se girato a Cinecittà, banalissimo quando mette a confronto le personalità dei protagonisti, ma davvero eccitante in almeno un paio di sequenze. Una su tutte, quando Sly passa indenne attraverso cinque mastodontici ventilatori. Certo, non è Laurence Olivier, ma che importa: mica deve recitare l'Amleto". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 19 ottobre 2001)
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