Dante 01

FRANCIA - 2008
Dante 01
Una prigione spaziale che custodisce sei tra i più pericolosi malviventi interplanetari, orbita nell'atmosfera soffocante e ostile del pianeta Dante. All'interno del carcere, i prigionieri vengono usati per testare nuovi esperimenti scientifici, finché uno di loro, lo psicopatico César, decide di organizzare una rivolta per tentare l'evasione. Tuttavia, per riuscire nell'impresa, César dovrà vedersela con un suo compagno di prigione, il misterioso e potente Saint-George.
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 16 MM STAMPATO A 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: ESKWAD, WILD BUNCH
  • Distribuzione: VIDEA-CDE
  • Data uscita 25 Luglio 2008

RECENSIONE

di Boris Sollazzo
Illuminante la storia di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro. Si incontrano al Festival di Annecy, si piacciono, fanno una gavetta fatta di spot, video e corti, poi tirano fuori due film di genere rimasti nel cuore degli appassionati, Delicatessen (1991) e La città perduta (1995). Il primo poi incontrerà la Fox (Alien 4) e poi uno dei più grandi successi transalpini, Il favoloso mondo di Amelie. Il secondo tira a campare (si fa per dire) con consulenze tecniche, comparsate da attore, tv, fumetti. E torna al cinema, dopo più di un decennio, con Dante 01. Dal passato si porta solo l'attore feticcio di entrambi (Dominique Pinon) e la tendenza alla megalomania, condivisa col cosceneggiatore Pierre Bordage. Il suo thriller fantascientifico infatti soffre di un citazionismo che schiaccerebbe chiunque. Una prigione-astronave orbitante attorno al pianeta Dante (ovviamente infuocato, povero Alighieri) ospita i sei criminali più pericolosi dell'universo, ora cavie umane. Hanno nomi mi(s)tici (Budda, Lazzaro, San Giorgio, Cesare, Attila, Moloch, Rasputin), affrontano gironi infernali e sacrifici. Non bastasse l'ispirazione storica-religiosa, Caro cita l'ultimo Danny Boyle e nel finale il Kubrick psichedelico di 2001. Un'odissea nello strazio.

CRITICA

"Succederà di tutto e di tutti i colori, in una spirale da apocalisse da camera in cui convengono senza paura religione e scienza, mito e filosofia, tecnologia e spirito. Insomma, Marc Caro punta in alto ma c'è qualcosa di misterioso che tiene in piedi questa baracca orbitante, se non altro lo spirito sperimentale di un regista visionario, più vicino al fumetto che alla fanta filosofia." (Dario Zonta, 'L'Unità', 25 luglio 2008)

"Il film è confuso, noioso e un po' misero; quel che da maggiormente fastidio, però, sono le pillole di pessimismo cosmico seminate qua e là, da cui apprendiamo che il mondo è del tutto disumanizzato, e fa schifo."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 25 luglio 2008)

"Torna al cinema, dopo tredici anni di totale astinenza, il regista francese Marc Caro. Anzi: esordisce nel lungometraggio da solo dietro la macchina da presa alla veneranda età di cinquantadue anni, visto che sia 'Delicatessen' (1991) che 'La città dei bambini perduti' (1995) furono una co-regia con Jean-Pierre Jeunet. Rimane comunque intatto, anche in questo 'Dante 01', il principio ispiratore del cinema di Caro: la science fiction, come dicono in Francia, è un genere dove si possono esprimere, senza catene commerciali di sistema, sia creatività poetica che sperimentazione formale. Produzione francese da otto milioni di euro per mettere in piedi un universo visivo che è spazio ultraterreno, infinito interno notte (o giorno?) dentro la navicella spaziale omonima, anticamera metaforica dell'inferno. (...) E' un cinema diverso, lampeggiante, con tratti di brillanti deja-vù (la chiosa alla 2001 per dirne uno) e zeppo di eleganti genialità assortite come l'artigianale preparazione della tuta con cui Cesar tenta la disperata fuga." (Davide Turrini, 'Liberazione', 25 luglio 2008)
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