Cuori nella tormenta

ITALIA - 1984
Nella stupenda Portovenere (La Spezia) si svolge la movimentata storia di Walter e Raffaele, l'uno romano, un po' bullo e pieno di sé, l'altro romantico e credulone. Walter è un sottufficiale di marina e Raf è un cuoco di bordo; diventano grandi amici ma sfortunatamente si innamorano, senza saperlo, della stessa ragazza, Sonia, la quale chiaramente preferisce il più brillante Walter. La ragazza non ha il coraggio di rivelarlo a Raf il quale crede invece che ella lo ami alla follia. Sotterfugi e occhiate furtive nelle strane uscite a tre, finché tutto si scopre; Raf ci rimane malissimo e anche Walter non è affatto felice per rispetto dell'amico, quindi Sonia fugge da entrambi. Lontananza benefica per tutti? No, Sonia pensa sempre a Walter nonostante l'attaccamento di Raf per lei. Infine la ragazza e il bel marinaio si rivedono, credono di potersi amare per sempre ma c'è il grosso ostacolo di Raf che non si rassegna. Nuovo e definitivo abbandono, ognuno va per la sua strada. Dopo anni si rivedono i due amici, entrambi ancora liberi e infatuati di Sonia che ha finalmente raggiunto il suo sogno di diventare una "grande" attrice.

CAST

NOTE

- ESTERNI GIRATI A LA SPEZIA E PORTOVENERE.

CRITICA

"La trama è abbastanza intricata e ripetitiva; le gags dei due protagonisti a lungo andare annoiano. Arena col suo viso perennemente corrucciato, Verdone col suo fare scanzonato e sbruffone, la Suma assolutamente inespressiva, ma anche il ruolo che deve ricoprire non è certo stimolante. E' un film in sostanza futile, inoltre le numerose espressioni volgari contribuiscono ulteriormente a renderlo scadente." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 98, 1985).

"Per la sua opera prima Oldoini recupera 'Dramma della gelosia' di Ettore Scola [...] e lo trasporta ai giorni nostri con nuovi volti della commedia all'italiana. Solo che il 'triangolo della pizza' composto da Mastroianni-Vitti-Giannini non è del tutto ripetibile con Verdone-Suma-Arena. La Suma è un po' un disastro come attrice comica e Arena è spaesato in coppia con Verdone. Le cose migliori derivano quindi dal vecchio repertorio verdoniano, le sbruffonate romane, l'aria da uomo vissuto, le timidezze da bambinone. L'ambientazione ligure nelle Cinque Terre, abbastanza originale, non è sfruttata del tutto e il film finisce per inseguire una grazia e un ritmo che, malgrado gli sforzi e l'intelligenza della messa in scena a tavolino, non possiede mai, e senza quella forza di commedia all'italiana che, in parte, il film di Scola possedeva" (Giovanni Buttafava, Marco Giusti, "Il Patologo", 8/9, Ubulibri, 1986).
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