Cuba libre - La notte del giudizio

Judgment Night

USA - 1993
Cuba libre - La notte del giudizio
Frank Wyatt, Mike Peterson, John Wyatt e Ray Cochran stanno per essere messi alla prova in un gioco mortale. Non sui campi di battaglia ma nella "terra di nessuno" del ghetto nero di Chicago. Andando ad un incontro di boxe, i quattro amici sbagliano strada. Dopo aver assistito ad un omicidio, divengono prede di una gang, decisa a dargli la caccia fino alla morte. Nella disgregazione sociale della giungla urbana, l'unica salvezza è rappresentata dalla loro amicizia e fedeltà. Il film è stato girato di notte, per le strade di Chicago e di Los Angeles.
  • Altri titoli:
    Cuba libre
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Produzione: GENE LEVI
  • Distribuzione: PENTA DISTRIBUZIONE (1994) - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO (PEPITE)

NOTE

- REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1994

CRITICA

"Le premesse per un film a suspense c'erano tutte: la regia di Stephen Hopkins, però, sulla base di un testo di Lewis Colick poco attento alle psicologie, si è limitata a tener deste le tensioni sui vari momenti in cui l'azione sembrava pretenderle, disseminando qua e là tra le sue pieghe le paure, le ansie, gli sconforti: abbastanza felice nei momenti in cui evoca un certo clima di solidarietà che viene a crearsi fra i quattro, sufficientemente attenta quando, in quella cornice squallida oppressa da una notte che sembra non aver più fine, si sciorinano uno dopo l'altro i vari incidenti che costellano, sia pure in modo un po' gratuito, l'avventura: in cifre, a volte, così dichiaratamente claustrofobiche da riuscire a suscitare anche dell'ansia. Sempre in limiti modesti, tuttavia, e con i toni e gli accenti di un telefilm per fasce pomeridiane." ('Il Tempo',16 maggio 1994)

"Con qualche caduta di tono, qualche ingenuità, 'Cuba Libre' è il film manifesto di un'America dove la polizia non penetrerà mai un angolo di mondo senza redenzione, benissimo filmato: lo scenografo allestisce strade vuote spazzate dal vento, piene soltanto di cartacce, vecchi ponti di ferro con i bulloni a vista, autobus notturni che non si fermano per paura. Un mondo nel quale si era tuffato Martin Scorsese in 'Fuori Orario', che però raccontava un incubo ai confini della realtà. Qui tutto è realistico, non si stenta a credere che, sbagliando quartiere, in ogni metropoli d'America si possa incontrare un mondo così. E' un film sulla paura, sulla paura fisica, che prende, prima o poi, ognuno di noi. E in questo film di duri, il faccino da eterno adolescente di Emilio Estevez non sfigura. E' più facile, per noi che non abbiamo mai sparato o picchiato nessuno, riconoscerci in lui, nella sua disabitudine alla violenza, alla morte, alla ferocia, che si legge tutta nei suoi occhi azzurri spalancati." (Giovanni Bogani, 'La Nazione', 15 maggio 1994)
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