Cronaca di una fuga - Buenos Aires 1977

Crónica de una fuga

ARGENTINA - 2006
Cronaca di una fuga - Buenos Aires 1977
Nel 1977 a Buenos Aires, un'unità operativa al servizio del governo militare argentino rapisce Claudio Tamburrini, il famoso attaccante di una squadra di calcio di serie B. L'atleta viene strappato alla tranquillità della sua esistenza e trasportato di nascosto in un centro di detenzione chiamato Sere Mansion, che in realtà è una vecchia casa fatiscente alla periferia di Moron. Per Claudio inizia così un inferno fatto di continui interrogatori, offese, umiliazioni e minacce. Insieme agli altri prigionieri, viene proiettato in un mondo dove vigono leggi arbitrarie e ogni genere di violenza, fisica e psicologica. Nonostante Claudio combatta ogni giorno una battaglia per non arrendersi e mantenersi vivo, il suo destino sembra essere segnato e, quattro mesi dopo il fatidico giorno del rapimento, il momento della sua esecuzione sembra arrivato. Spinti dalla forza della disperazione, Claudio e altri tre prigionieri decidono di compiere una mossa prima che sia troppo tardi: durante un forte temporale, forzano una finestra e saltano nel vuoto. È il loro salto verso il futuro.
  • Altri titoli:
    Chronicle of an Escape
    Atila
    Buenos Aires, 1977
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Tratto da: libro "Pase libre" di Claudio Tamburrini
  • Produzione: OSCAR KRAMER E HUGO SIGMAN PER k&S FILMS
  • Distribuzione: FANDANGO (2007), DVD: FANDANGO HOME ENTERTAINMENT
  • Vietato 14
  • Data uscita 4 Maggio 2007

RECENSIONE

di Boris Sollazzo

24 marzo 1976: il generale Videla e i suoi loschi compari destituiscono Isabelita Peron e prendono il potere in Argentina. 24 marzo 1978: Claudio Tamburrini, brillante studente di filosofia e promettente portiere del San Lorenzo di Almagro, scappa dalla Mansion Serè, una delle tante ville della paura, della tortura, della repressione. Un miracolo riuscito a pochi di quelle decine di migliaia di desaparecidos, generazione di fenomeni sterminata con scientifica crudeltà. Una storia raccontata nel libro Pase libre: la fuga de le Mansion Serè che Israel Adrian Caetano ha ripreso per il cinema in Cronaca di una fuga – Buenos Aires ’77, film dolente e potente che ci fa entrare nelle viscere più profonde e oscure di un regime vergognoso e genocida. Tamburrini (ora professore di filosofia in Svezia, che gli ha dato asilo) giocava per il mitico San Lorenzo, barrio di Buenos Aires, squadra proletaria per storia e spirito (non a caso in quei maledetti 7 anni molti suoi giocatori sparirono). Caro dev’essergli costato proprio indossare quella maglia e leggere troppo. Il suo viso, sul grande schermo, è quello, straordinario per lineamenti ed intensità, di Rodrigo de la Serna, già apprezzatissimo Alberto Granado ne I diari della motocicletta. La sua interpretazione magistrale e la regia originale, claustrofobica, incessante ci porta in un girone infernale popolato da innocenti, i cui aguzzini sono mediocri e squallidi burocrati del terrorismo di stato. Senza sensazionalismi né retorica seguiamo il destino di un gruppo di prigionieri, proviamo sulla loro pelle la follia paranoica di un regime, la banalità del Male assoluto, quello pianificato e strutturato delle soluzioni finali. Il tutto inserito nel più classico, ma mai banale, schema del cinema carcerario e di denuncia, senza scorciatoie. Il cast è un’orchestra di interpretazioni sofferte e intensissime, la sceneggiatura un glossario dell’ingiustizia: dai tradimenti di chi viene spezzato o costretto a fare scelte impossibili (la mamma “venderà” Claudio per salvarne la sorella) al lacerante destino delle vittime, colpevoli prima di voler cambiare il mondo, poi di voler sopravvivere. Un film poetico, arrabbiato, commosso e commovente: come la scena in cucina, in cui un suicida tentativo di rivolta svanisce al gol dell’Argentina (che avrebbe vinto di lì a pochi mesi i mondiali), che unisce sanguinari e sanguinanti in un’unica esultanza. Inevitabile ma grottesca e straziante.

NOTE

- IN CONCORSO AL 59MO FESTIVAL DI CANNES.

CRITICA

"E'un bel film? Senz'altro, per un partito preso sempre interessante: non raccontare il 'fuori', ovvero il contesto storico-politico di quegli anni esplorato tante altre volte, ma concentrarsi sul 'dentro', il carcere, la prigionia, la violenza fisica e mentale. Con immagini livide, colori desaturati e macchina a spalla, tornano orrori ormai noti ma sempre angosciosi: i ragazzi bendati e pestati davanti alle madri, o viceversa, i sequestratori che minacciano, ricattano, compiono le peggiori infamie certi dell'impunità, l'odio per quelle famiglie democratiche e abbienti, le ruberie, le torture anche morbide. (...) Caetano esplora i dubbi che serpeggiano fra i sequestrati, quasi sempre nudi e bendati, mai certi di potersi fidare gli uni degli altri; dettaglia l'assurda promiscuità fra vittime e carnefici, i pasti consumati insieme, le umiliazioni continue. Poi, una volta fuggiti, con un'inversione così tipicamente argentina, la normalità che di colpo sembra assurda, anche perché assurdo era che fuori tutto continuasse come sempre. E l'epilogo è fra i momenti migliori di un film che va visto anche come il tentativo di appropriarsi della memoria di quegli anni compiuto da un regista nato in Uruguay e arrivato in Argentina solo nel 1985, ma proprio per questo forse capace di risalire dal particolare all'universale, dall'oppressione materiale al clima morale di un'epoca." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 maggio 2006)

"'Cronica de una fuga', è un nobile quanto convenzionale film-inchiesta in cui l'uruguayano Israel Adrian Caetano ricostruisce la storia vera del calciatore Tamburrini che, accusato di simpatie comuniste, fu detenuto e torturato in un sinistro carcere clandestino. Reimmergendosi nelle cupe atmosfere carcerarie di 'Garage Olimpo' dell'italiano Bechis, il regista rievoca, così, le nefandezze compiute dai militari che imposero all'Argentina la dittatura dal 1976 al 1983 e dedica particolare attenzione ai legami di solidarietà e alle speranze di fuga che si coltivarono tra i desaparecidos più resistenti e motivati. Ovviamente Caetano non deroga dai commi del cinema di denuncia, ottenendo gli esiti migliori quando si dilunga sul tenace vincolo che inevitabilmente si crea tra le inermi vittime e gli spietati carnefici; mentre sul tema della rocambolesca evasione non è in grado d'incidere alcuna pagina memorabile o innovativa." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 28 maggio 2006)

"Storia vera, dettagli di prima mano, toni quasi surreali. 'Cronaca di una fuga' ci riporta alle infamie della dittatura argentina sfruttando un'idea sempre feconda: raccontare non tanto il fuori (il contesto storico-politico) ma il dentro, la prigionia, la violenza fisica e mentale. (...) Nel frattempo il film esplora i dubbi che serpeggiano fra i giovani, quasi sempre nudi e bendati. Colpisce la promiscuità molto latina fra vittime e carnefici, i pasti comuni, le umiliazioni continue (come "lavarli" con lo spazzolone per i pavimenti). Mentre nel magnifico epilogo, dopo la fuga, è la normalità a farsi assurda, surreale. Come se solo così il regista, nato in Uruguay nel '69, potesse far propria la memoria di quegli anni. Risalendo dall'oppressione materiale al clima morale di tutta un'epoca. Non così remota, forse."(Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 maggio 2007)

"La vera forza del film è nel modo in cui Caetano ricostruisce le condizioni della detenzione, il rapporto ambiguo - a tratti solidale, per lo più feroce - che si crea fra i prigionieri e i loro guardiani. La Mansion Serè diventa un vero personaggio: le pareti scrostate, le brande cigolanti, il senso di sporcizia, il mobilio squallido parlano quanto e più dei dialoghi. Mai come in questo caso vanno lodati, oltre al regista e agli sceneggiatori, il direttore della fotografia Julian Apezteguia e gli scenografi Jorge Ferrari, Juan Mario Rousst e Lola Quiros. Eccezionale, comunque, anche il lavoro degli attori (...) 'Cronaca di una fuga' è il resoconto collettivo di una tragedia nazionale, il grido - per metà di dolore per metà di esultanza - di chi è sopravvissuto a prezzo di inaudite sofferenze. E' anche un film di genere - un thriller carcerario con tanto di evasione - un magnifico esempio di come la suspence sappia farsi riflessione politica. Imperdibile ." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 4 maggio 2007)

"'Cronaca di una fuga' racconta con energie e strazio le torture inflitte a un gruppo di uomini giovani in una prigione clandestina, per indurli a fornire ai servizi segreti informazioni che spesso non avevano: e il loro tentativo temerario di scappare, che ebbe buon esito. Una ammirevole storia di coraggio e resistenza.." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 4 maggio 2007)

"Ancora un bel film sugli orrori della dittatura militare argentina. Grazie al cinema che ce li ricorda per farceli esecrare, grazie alla Fandango di Domenico Procacci che, ricordandoli con fermezza, mostra di mantenersi fedele a quell'impegno civile da cui si è sempre fatta sostenere. (...) Il regista scandisce, anche con delle scritte sovrimpresse sulle immagini, l'enumerazione dei giorni che si trascorrono in quella prigione, badando, anche solo con pochi tratti, a costruirci a tutto tondo le fisionomie dei quattro e, via via, di qualche altro compagno di sventura destinato invece ad andare ad aggiungersi ai quasi trentamila desaparecidos di cui quell'infame dittatore fu responsabile. Prima la descrizione di quell'inferno, in climi ovviamente claustrofobici, poi, inaspettate e insperate, le possibilità di quella fuga in una notte di furiosi temporali che costrinse i quattro a fuggire nudi calandosi da una finestra con l'ansia di essere scoperti e, naturalmente, trucidati. Dopo i ritmi della prigionia, quelli, tutti tensione, della ricerca della salvezza, dosati però, come il resto, con un linguaggio senza scosse esteriori per dar rilievo soprattutto a quelle che tormentavano gli animi dei protagonisti. Con immagini fatte sempre scaturire da una macchina da presa in spalla, per far anche più vero, e con colori in equilibrio attento fra il nero e l'ocra, rifiutando, anche nei pochi esterni, le tinte forti. Al centro, tutte facce quotidiane, anche quelle degli aguzzini. Da indicare, tra i reclusi, Rodrigo de la Serna, già visto e premiato ne 'I diari della motocicletta'. Un vero attore, che sa però proporsi come se preso dalla strada." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 4 maggio 2007)

"Cry, cry for me Argentina, altro che: bisogna piangere per vedere le scene del feroce, sadico golpe dei desaparecidos. Il film, ben fatto, è tratto dal libro di un fuggiasco, Claudio Tamburini: alla prima parte militante, ne segue una seconda appassionante come un carcere movie in cui i nostri riescono a scappare: piccola grande fuga." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 4 maggio 2007)

"Il film ha i limiti connessi alla trama: oltre un'ora di detenzione, senza possibilità di sentire i dialoghi, anziché gemiti, fra angherie e paure, per arrivare alla catarsi degli ultimi minuti, con la gara a chi corre più nudo e soprattutto più libero." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 4 maggio 2007)
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