Creed - Nato per combattere

Creed

USA - 2015
Adonis Johnson non ha mai conosciuto il suo celebre padre, il campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed, morto prima della sua nascita. Nonostante tutto, non c'è modo di negare che la boxe scorra nelle sue vene, quindi Adonis va a Philadelphia, luogo del leggendario incontro tra Apollo Creed e il difficile sfidante Rocky Balboa. Una volta arrivato in città, Adonis rintraccia Rocky e gli chiede di essere il suo allenatore. Nonostante l'insistenza nello spiegare al giovane che lui ormai è fuori dal giro da parecchio tempo, Rocky vede in Adonis la stessa forza e determinazione caratteristiche di Apollo - il fiero rivale che diventò anche l'amico più stretto. Quindi acconsente a prendere Adonis sotto la sua protezione, allena il giovane combattente, anche se è già chiaro che il campione in carica, e da sfidare, è il più letale che si sia mai visto in giro. Con Rocky al suo angolo, non ci vuole molto prima che Adonis abbia una possibilità per vincere il titolo... Ma riuscirà a sviluppare in tempo il cuore, e non solo i muscoli, che servono al vero combattente per vincere?

CAST

NOTE

- SPIN-OFF DELLA CELEBRE SAGA DI "ROCKY".

- GOLDEN GLOBE 2016 A SYLVESTER STALLONE COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

- SYLVESTER STALLONE E' STATO CANDIDATO ALL'OSCAR 2016 COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"Negli ultimi 30 minuti (sono 133, un po' tanti) il pilota automatico del regista Coogler ripete le note formule ma la violenta scazzottata si fa precedere da annotazioni di vita e mélo (...). Nella convenzione massima, malinconia fresca è fornita di prima mano dall'ormai 70enne Stallone cui non par vero di rimettere in piedi (migliorato come attore, vedi Golden Globe) la baracca che nel '76 lo rese milionario." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 gennaio 2016)

"Per dare un seguito alla saga infinita di Rocky, Stallone si è rivolto al giovane (e bravo) Ryan Coogler. La critica americana ha osannato il film; che però non si emancipa minimamente dalle convenzioni del genere; seguendole, anzi, alla lettera. 'Creed - Nato per combattere' è una serie continua di passaggi obbligati, che mettono in ombra i motivi socio-politici e fanno sbiadire il tema del confronto generazionale per intonare il solito mantra dell'autorealizzazione attraverso la forza di volontà." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 14 gennaio 2016)

"Un ennesimo film sulla boxe non è certo uno scoop nel panorama monopolizzato dai blockbuster, ma il regista Coogler ha affrontato senza complessi la parabola di Adonis (...). Ne risulta una trama che a ogni scatto di fotogramma puoi riconoscere come già narrata eppure riesce a farti partecipe di un autentico rito cinematografico. (...) «Creed» non ambisce a essere un capodopera, anche se le sequenze sportive reggono il confronto con le eccellenze del passato; resta il fatto che l'overdose di simpatia sprigionata dalle espressioni sbullonate, la voce cavernosa e le artritiche pose virili del nostro dilagano in platea fino a convincere lo spettatore d'essere tornato nell'empireo hollywoodiano." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 14 gennaio 2016)

"Come in un gioco di scatole cinesi, il film svela la sua natura di remake, con l'anziano mentore che costruendo la carriera del giovane pugile ritrova una voglia di futuro. Michael B. Jordan deve aver lavorato duro per impersonare adeguatamente Adonis; e Ryan Coogler imprime ritmo alla regia. Ma il cuore del film è Stallone, che nei panni di un alter ego vedovo, invecchiato e malato si muove a proprio agio emanando calore e simpatia." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 14 gennaio 2016)

"Tutta roba già vista, ma comunque digeribile. Tranne quegli inverosimili massacri sul ring." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 14 gennaio 2016)

"Poteva essere una mera operazione di marketing ma in realtà il regista appena trentenne Ryan Coogler ha dimostrato di poter modellare un nuovo capitolo di 'Rocky' per le generazioni dei nati a fine anni '80 come lui e il protagonista Jordan. Gli incontri storici Balboa-Creed di 'Rocky' e 'Rocky II'? Adonis li studia su YouTube (idea geniale). Le scalinate della corsa di fine allenamento, la palestra di Mickey (il primo allenatore di Balboa interpretato dal veterano Burgess Meredith) e la statua di bronzo del campione con le braccia alzate? Tutte location storiche di Philadelphia che Coogler integra dentro un film che è insieme omaggio al passato e nuovo vibrante inizio. Incassi stellari, eserciti di maschi in lacrime (padri e figli potrebbero uscire dalle sale abbracciati e singhiozzanti) e nuovo successo per l'ormai settantenne Stallone (...). Pareva un incontro truccato. In realtà questo settimo film della saga è un match di boxe e vita realmente commovente." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 18 gennaio 2016)
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