Crash - Contatto fisico

Crash

USA, GERMANIA - 2004
Crash - Contatto fisico
Diverse storie s'intrecciano nel corso di due giorni a Los Angeles che vedono coinvolti vari personaggi legati tra loro. Un detective di colore che deve fare i conti con la madre tossicodipendente e il fratello che ruba automobili mentre con il suo complice teorizza una società più giusta. Un procuratore distrettuale in carriera con una moglie sempre in collera. Un poliziotto che si prende cura con affetto dell'anziano padre malato e intanto scandalizza il giovane compagno di lavoro con il suo razzismo. Un regista nero di successo a Hollywood la cui moglie deve fare i conti con il poliziotto razzista. Un immigrato iraniano che compra una pistola per difendere il suo negozio. Un fabbro ispanico e la sua giovane figlia e altro ancora....
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GIALLO
  • Produzione: BULL'S EYE ENTERTAINMENT, PAUL HAGGIS PRODUCTIONS, STRATUS FILM CO., DEJ PRODUCTIONS, APOLLOPROSCREEN GMBH & CO. FILMPRODUKTION KG, BLACKFRIARS BRIDGE, BOB YARI PRODUCTIONS, HARRIS COMPANY, MAMBO INC.
  • Distribuzione: FILMAURO (2005)
  • Data uscita 11 Novembre 2005

NOTE

- OSCAR 2006 PER: MIGLIOR FILM, SCENEGGIATURA ORIGINALE E MONTAGGIO. ALTRE NOMINATIONS: MIGLIOR REGIA, ATTORE PROTAGONISTA (MATT DILLON) E CANZONE.

- DAVID DI DONATELLO 2006 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Nessuno è tutto d'un pezzo, anche il migliore può provocare una tragedia, e viceversa. Il partito preso è forte (come in un girotondo, sono sempre gli stessi personaggi a passarsi il testimone); ma l'esordiente Haggis, navigato sceneggiatore, sa tenerci col fiato sospeso. E se le immagini non sono sempre memorabili, era difficile mostrare con più acutezza il dritto e il rovescio di ogni scena (e di ogni conflitto). Un film-dibattito, certo. Ma di forza e intelligenza inconsuete." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 novembre 2005)

"Al debutto come regista Paul Haggis, lo sceneggiatore di 'Million Dollar Baby', organizza una rappresentazione collettiva che si svolge a Los Angeles, nello spazio di trentasei ore. E' il caso (ma 'scritto' con grande precisione) a regolare gli incontri di tanti personaggi diversi, facendo emergere il rancore verso il prossimo e il razzismo che traversano la società, assieme alla generosità e al coraggio di molti. Ottimo film, intenso e antidemagogico, all'uscita 'Crash' è stato quasi ignorato dal pubblico italiano, malgrado la presenza di attori di grande richiamo. La riproposta in sala, decisa in seguito all'Oscar, è un'occasione da non perdere." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 marzo 2006)

"La struttura narrativa, che si richiude circolarmente su se stessa, ricorda i film corali di Robert Altman (in particolare 'America Oggi') e 'Magnolia' di P.T. Anderson, ma senza sfigurare dinanzi a modelli così prestigiosi. Quanto all'idea di rappresentare personaggi né del tutto buoni, né del tutto cattivi, Haggis non è il primo a farlo: però ne vorremmo più spesso in questi tempi, quando le tensioni razziali pervadono le società, le periferie urbane e prendono fuoco, si discute di legalità ma il tono è quello della rissa manichea. Paul Haggis ha il (raro) merito di ricordarci che non sempre la prima impressione è quella che conta. Per prendere a contropiede l'ideologia dominante, tuttavia, deve assumersi qualche rischio. L'intervento del caso nell'organizzare gli incontri delle stesse persone, in un'area metropolitana vasta come quella di L.A., non rispetta sempre il criterio della verosimiglianza. Ma lo sceneggiatore-regista cammina sul filo degli eventi senza scivolare mai nel baratro della condiscendenza o dell'effetto-lacrima." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 12 novembre 2005)

"Dicono che se ne riparlerà agli Oscar. 'Crash', di Paul Haggis, sceneggiatore di Eastwood, è un cult Usa: le 24 ore di un gruppo di persone qualunque a Los Angeles, dove il contatto è solo metallico, con relazioni pericolose tra loro. (...) Il film ha momenti belli e intensi, Matt Dillon, poliziotto razzista, è fantastico, ha problemi con la prostata di papà e li sfoga al lavoro. Il razzismo è un tema evergreen, palese o nascosto. Non piovono rane, ma solo neve, e senza tigri: ma è miracoloso che ci si voglia bene in un panorama disastrato per il quale abbiamo sofferto. Ottimo cast con la Bullock, Cheadle che perde il fratello, il procuratore rapinato Fraser. Da vedere, anche se gli ultimi 20 minuti rischiano di rovinar tutto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 novembre 2005)
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