Cose dell'altro mondo

ITALIA - 2011
4/5
Cose dell'altro mondo
Durante una notte di pioggia torrenziale in Italia succede un fatto straordinario: gli extracomunitari presenti nel nostro paese, e in particolare a Treviso, scompaiono misteriosamente senza lasciare alcuna traccia. Capita così che un industriale nordico, un cinico poliziotto romano e una bella maestra elementare vadano a gambe all'aria in un mondo che ha perso il buon senso, per trovarsi in bilico sull'orlo del precipizio e lì lanciare un'occhiatina nell'abisso dei loro cuori e nel buio del loro futuro.
  • Altri titoli:
    Si può viveve senza kebab
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: liberamente ispirato al film "Un giorno senza messicani" (2004, regia di Sergio Arau)
  • Produzione: MARCO POCCIONI E MARCO VALSANIA PER RODEO DRIVE IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM E SKY CINEMA
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 2 Settembre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Marina Sanna
Un toro scappa da un furgone e corre impazzito tra la folla. Un uomo impugna un fucile e spara, incurante della gente. Non siamo nel Far West ma nel profondo Nord italiano, tra Treviso e Bassano del Grappa, dove vive l'industrialotto Mariso Golfetto (Diego Abatantuono), proprietario di una rete televisiva, su cui fa propaganda quotidiana contro gli immigrati di ogni coloreà, invocando uno tsunami purificatore “che affondi i barconi e li rispedisca ai loro paesi”.
Cose dell'altro mondo, recita il titolo più che azzeccato del terzo film di Francesco Patierno, in concorso a Controcampo al festival di Venezia e in uscita oggi nelle sale per Medusa. Invece no, molti dei dialoghi sono stati riportati fedelmente dallo stesso Patierno, che per il personaggio di Golfetto ha tratto spunto e ispirazione da un politico lombardo, indagato e arrestato per corruzione e recentemente accusato di traffico d'armi con l'Eritrea (!), e dal co-sceneggiatore Diego De Silva, vedi la scena aberrante del taxi con Vitaliano Trevisan. Ma non è solo satira o riproduzione grottesca della realtà, c'è una provocazione iniziale: che cosa accadrebbe se un giorno gli extracomunitari sparissero dall'Italia? Lo auspica il becero Golfetto, armato di sciabole e pistole, e avviene realmente. Dalla mattina alla sera scompaiono tutti, dal primo all'ultimo. Patierno non dà spiegazioni superflue, indaga il sentire comune della popolazione, che all'improvviso scopre di avere bisogno di quei derelitti, un esercito di manovalanza, badanti e prostitute.
Persino Golfetto si pente e fa mea culpa, va in chiesa a cercarne qualcuno  che forse si è nascosto, non c'è più nessuno. Hai avuto quello che chiedevi, gli dice con tristezza il prete. In mezzo ci sono le storie parallele di Valerio Mastandrea, poliziotto romano con madre trevigiana e di Valentina Lodovini, maestra elementare  incinta di un nero, volatilizzato anche lui. Dove siano finiti nessuno lo sa, neppure se mai torneranno. Patierno usa (e osa) il tono della commedia per raccontare in chiave surreale e amara uno dei più grandi deliri dei nostri tempi. Abatantuono è straordinario nella sua megalomania, Mastandrea malinconico ed efficace più del solito.

NOTE

- GIRATO A BASSANO DEL GRAPPA, TREVISO E ROMA.

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON SOSTEGNO DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA (MIBAC).

- IN CONCORSO ALLA 68. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2011) NELLA SEZIONE 'CONTROCAMPO ITALIANO'.

CRITICA

"La polemica preventiva (con minaccia di interrogazione parlamentare) contro il 'razzismo antiveneto' di 'Cose dell'altro mondo', presentato ieri nella sezione Controcampo italiano, non ha fatto che confondere ulteriormente le acque e innescare polemiche tanto gratuite quanto sterili. (...) In fondo l'idea di immaginare un mondo dove all'improvviso spariscano tutti gli stranieri non è nuova. (...) Il film di Patierno, invece, sceglie la chiave della finzione dichiarata e della commedia, ambientando la storia in un paese del Veneto (ecco il peccato di lesa maestà comunale) e amplificando l'istrionismo di alcuni personaggi. Con i vantaggi e i rischi del caso. I primi sono le facili macchiette che si possono creare. (...) I problemi, invece, sono nella necessità di rispettare le leggi della commedia e riuscire a reggere il gioco della finzione (e delle gag) fino in fondo. Invece il film a un certo momento cambia tono, è costretto a inventarsi situazioni che stridono (...) e alla fine si inventa un momento di 'poesia felliniana' che sembra fatto apposta per accontentare tutti ma non prendere una vera posizione." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 3 settembre 2011)

"ll personaggio dell'imprenditore leghista di Diego Abatantuono, che lancia anatemi contro 'negri' dalla sua tv privata non è diverso dalla galleria di italici a cui ci hanno abituato le più prevedibili riedizioni della commedia italiana. Un'infilata di banalità ammiccanti (autore della sceneggiatura Patierno insieme a Diego De Silva e Giovanna Koch), con l'obiettivo di corrispondere al pubblico e di compiacerlo tra battutine, strizzate d'occhio in cerca della risata tra cui il nostro finisce per essere pure simpatico. L'ispirazione è il 'Day Without an Immigrant', lo sciopero dei migranti in America o forse anche il film di Sergio Arau sul tema ('A Day Without a Mexican') che immagina cosa accadrebbe a Los Angeles se sparissero tutti gli ispanici. (...) Il problema è che Patiemo non sa maneggiare il comico e neppure il politico, la sua commedia rimane sbiadita e con un retrogusto dubbio nonostante le buone intenzioni: alla fine infatti con la scomparsa dei migranti tutti sembrano diventare un po' più buoni. E l'unico a partire per l'Africa, guarda un po', sarà l'imprenditore che senza la sua Ciccia non può vivere." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 3 settembre 2011)

"Una commedia all'italiana sugli immigrati e sui modi spesso incivili con cui, specialmente nel nostro Nord Est, vengono trattati da quelli cui pure sono non solo utili ma indispensabili. Ce la racconta, rifacendosi molto liberamente a un libro di Sergio Arau e Yareli Arizmendi, 'A Day Without a Mexican', Francesco Patierno arrivato qui al suo terzo film. (...) Vizi e virtù, ma soprattutto vizi, messi ancora una volta alla berlina. (...) Patierno la lascia in sospeso, ma il quadro che ne trae è già di per sé probante, specie perché nel personaggio alla Sordi dell'industriale si impone Diego Abatantuono come campione il più evidente del politicamente scorretto. Gli danno la replica con efficacia Valerio Mastandrea, un poliziotto di origini romane (ma non romanesche) e Valentina Lodovini, una ragazza che invece, per conto proprio, con gli extracomunitari era arrivata a stringere legami fin troppo stretti." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 3 settembre 2011)

"Proiettato in anteprima 'Cose dell'altro mondo', presentato nella sezione 'Controcampo Italiano' e da oggi nelle sale distribuito da Medusa, che tratta l'immigrazione con i toni grotteschi della commedia con il protagonista Golfetto, un industriale e mattatore di una tv privata (interpretato da un istrionico Diego Abatantuono), che si diverte a mettere in scena un teatrino razzista in cui si augura che gli immigrati scompaiono. (...) Risate e applausi. Bene, bravi, bis. Ora però provate anche a immaginare un'Italia in cui scompaia il Nord-Est 'razzistello', motore della nostra economia. L'happy end ce lo scordiamo." (Pedro Armocida, 'Il Giornale', 3 settembre 2011)

"II cinema italiano è così maturo che per insultare i politici di centrodestra e la gente veneta ha bisogno dell'aiuto dall'estero. Deve ricopiare 'Un giorno senza messicani' del bravo Sergio Arau. (...) 'Cose dell'altro mondo' di Francesco Patierno, proiettato ieri a Venezia e da oggi nei cinema, è la stessa cosa, con la differenza che è ambientato in Veneto. Ah, non solo abbiamo bisogno di replicare le trovate altrui, ma le paghiamo anche profumatamente, tanto per dimostrare che non è necessario accendere il cervello per farsi foraggiare dal ministero dei Beni culturali. La pellicola in questione si piglia la bellezza di un milione e 300 mila euro. (...) Gli attori sono bravi e simpatici, 'Cose dell'altro mondo' sarebbe anche divertente (in sala il pubblico ridacchia, specie grazie alle uscite di Abatantuono), se non fosse infarcito dei peggiori stereotipi e dunque offensivo e abbastanza irritante. (...) Finale zuppa di buoni sentimenti zuccherosi." (Francesco Borgonovo, 'Libero', 3 settembre 2011)

"Prima ancora del debutto ha già fatto parlare molto di sé, visto che affronta con una robusta vena comica tematiche delicate come l'immigrazione e il razzismo, cimentandosi nella non facile impresa di smuovere le coscienze 'a colpi di risate'. (...) Al netto delle immancabili polemiche, spesso pretestuose, che ne hanno accompagnato la lavorazione, 'Cose dell'altro mondo' si annuncia come uno dei migliori film italiani delle ultime stagioni, divertente senza mai essere banale e impreziosito da tre protagonisti d'eccezione come Diego Abatantuono,Valerio Mastandrea e Valentina Lodovini." (Marco De Rosa, 'Il Giornale', 31 agosto 2011)
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