Cosa voglio di più

SVIZZERA, ITALIA - 2010
4/5
Cosa voglio di più
L'esistenza di Anna scorre secondo binari ben allineati: ha un lavoro che non la entusiasma ma è sicuro, un buon rapporto con i suoi genitori e una relazione stabile con il suo compagno Alessio, con cui ha in mente di avere prima o poi un figlio. Tuttavia, l'incontro con Domenico, un uomo sposato e padre di due bambini con cui intraprende una relazione passionale, metterà a soqquadro tutte le sue certezze e le farà scoprire l'amore da un nuovo punto di vista...
  • Altri titoli:
    Cosavogliodipiù
  • Durata: 126'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Produzione: LIONELLO CERRI PER LUMIÈRE & CO, VEGA FILM, RSI. RADIOTELEVISIONE SVIZZERA CON IL SOSTEGNO DI MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI ITALIA DGC, EURIMAGES
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA (2010)
  • Data uscita 30 Aprile 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Carlo Chatrian
A guardare la locandina il messaggio è chiaro: il corpo, benché protetto da un taglio obliquo e da un soffuso chiaroscuro, campeggia assoluto. Due amanti si sfiorano, si scoprono. A doverlo raccontare in due parole Cosa voglio di più è proprio questo: l'incontro di due corpi diversi e irresistibilmente attratti, nonostante remore sociali, morali ed economiche.
C'è tuttavia qualcosa di più. Qualcosa che l'istantanea non restituisce. Non è il corpo il centro del nuovo film di Soldini, ma tutto ciò che gli ruota intorno e che in un modo o nell'altro vi si oppone. Il matrimonio, ad esempio, unione affettiva importante ma anche gabbia normalizzatrice, bene identificata dalle pareti anguste del focolare domestico. E poi il lavoro, ciò che permette di arrivare alla fine del mese. Soldini si sofferma a descrivere tutto quanto riempie la vita di una persona (l'unione affettiva, la costruzione di una casa, il progetto di mettere in piedi una famiglia) per poi mostrare che nel caso di Anna, impiegata modello e sposa felice, tutto questo non basta.
L'insorgere di un desiderio primordiale e irrazionale è nel film il mezzo attraverso cui parlare di altro, di qualcosa di più essenziale dell'unione tra due corpi. O, meglio, di un disagio esistenziale che trova la sua espressione nell'unione di due corpi. Se Anna (una splendida Rohrwacher) finisce tra le braccia di Domenico (Favino, sempre convincente), padre di due bimbe e lavoratore precario, è perché in lei si esprime la volontà di spezzare una catena tanto precisa quanto illusoria: lavoro, matrimonio, figli. Alla precisione di una scrittura che non banalizza le svolte narrative, si affianca la scelta stilistica felice di tradurre questa dinamica in un corpo a corpo con i personaggi. Nella messa in scena di Soldini manca letteralmente l'aria, anche perché il denaro ha invaso tutti gli ambiti: dal lavoro alla casa, fino al luogo in cui consumare il proprio desiderio. Capita così che l'assenza di orizzonti in cui vivono i personaggi vada oltre il senso del film ed esprima una condizione subita dell'italiano oggi.

NOTE

- GIRATO A MILANO E TUNISI. LE RIPRESE SONO DURATE 10 SETTIMANE.

- FUORI CONCORSO AL 60. FESTIVAL DI BERLINO (2010) SEZIONE 'BERLINALE SPECIAL'.

- ALBA ROHRWACHER E' STATA CANDIDATA AL NASTRO D'ARGENTO 2010 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA.

CRITICA

"'Giorni e nuvole' Silvio Soldini ci diceva della fine di un amore provocata dalla fine di un lavoro. Adesso ci dice dell'insorgere di un amore con un furioso contorno di sesso, affidandosi ad echi egualmente drammatici, lontani ormai dalla serenità dei suoi film d'una volta. (...) Attorno, con il concorso di un testo cui anche questa volta ha posto mano, con altri, Doriana Leondeff, ha evocato figure disegnate sempre a tutto tondo, la moglie di lui, la mamma, una zia e una sorella di lei che ha appena avuto un bambino, e li ha coinvolti tutti insieme in una rappresentazione all'insegna del movimento, ricorrendo spesso, con forti tensioni, a piani sequenza incalzati da una macchina a mano sostenuta da ritmi fatti scaturire, specie all'inizio, da un montaggio quasi frenetico. Il risultato, nonostante qualche fisionomia un po' sfocata e delle situazioni che, qua e là, potrebbero essere meglio incise, è quasi sempre convincente. Per merito anche di tre interpreti ai centro di una grande vitalità espressiva. Anna è Alba Rohrwacher, appassionata ma tesa, con i nervi sempre a fior di pelle, a Domenico presta un volto segnato ma intenso Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, presente quasi in ogni film di Soldini, è il ritratto più sincero ed autentico dell'uomo tranqullo. Nelle cifre realistiche del più onesto buon senso." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 30 aprile 2010)

"In uno stile quasi documentario, con Alba Rohrwacher brava e bella, il regista Soldini racconta i vani tentativi d'evasione della piccola borghesia lavoratrice, il vano desiderio di esistenze più vive ed emozionanti in un benessere sempre affannato in cui la fatica fisica del lavoro è sostituita dall'ansia di non farcela, mentre le gru sul panorama urbano mostrano quanto spietatamente la città vada estendendosi. Il bel film su un adulterio contemporaneo diventa anche una accusa sommessa contro l'infelicità quotidiana che ci siamo fabbricati." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 30 aprile 2010)

"Non è (più?) il Silvio Soldini di 'Pane e tulipani', ma resta comunque un autore coi fiocchi. (...) Bravissimi i tre protagonisti, anche se è improbabile che Piefrancesco Favino s'innamori a prima vista di Alba Robrwacher." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 30 aprile 2010)

"Siccome la protagonista si chiama Anna si potrebbe pensare alle parole di Mogol su note di Battisti. Invece siamo da tutt'altra parte. Per il suo ottavo lungometraggio di finzione Silvio Soldini, che pratica costantemente anche il documentario - come si nota della vivacità del suo sguardo - sceglie l'hinterland milanese, quello curato, sicuro, lontano dalle desolate periferie che in genere il nostro cinema preferisce mostrare. E' la cornice ideale per rendere vera una passione amorosa illecita, rubata, sofferta ma intensamente vissuta. Comune, nella realtà, molto più di quanto non si creda, anche in quella zona sociale che non ha classe di riferimento; che non ha la disponibilità di denaro della borghesia cittadina ma ne sposa comportamenti, standard di vita e persino modelli emozionali. (...) Il sesso fuori della coppia riconosciuta, colto nella sua carica assoluta, anche distruttiva, sicuramente destabilizzante, è occasione rara nel cinema italiano dove lo si è quasi sempre relegato nelle lenzuola preziose dell'adulterio tragico o in quelle comico. 'Cosa voglio di più' si iscrive quindi perfettamente nel quadro dei precedenti film di Soldini per sensibilità e pulizia d'immagine, ma fa acquisire al regista una dimensione più matura del racconto. Anche se descrizioni d'interni, personaggi secondari, tratti scenografici forse si sarebbero giovati di un'attenzione maggiore o solo di un budget più rilevante. Naturalmente in un film come questo contano gli interpreti, la loro complicità e generosità." (Andrea Martini, 'Giorno, Carlino, Nazione', 15 febbraio 2010)

"Tra desiderio e sensi di colpa, voglie di fuga e responsabilità improrogabili, difficoltà economiche impegni quotidiani, la pellicola ambientata in una Milano di periferia ha il merito di restituire verità non prive di una certa crudezza a una di quelle storie che il cinema spesso tratta con scarso realismo." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 16 febbraio 2010)

"Con una sceneggiatura approfondita fino ai 'ritagli di dettagli' (di Doriana Leondeff, Angelo Carboni), inappropriata nel finale, ben centrata sul corpo degli attori, Soldini ci accompagna a riscrivere esperienze di relazione amorosa note, sempre rischiose da rivisitare, tra sms e pause pranzo, motel, ripensamenti e crisi di astinenza... Impiegati, sposati, lei senza figli, lui sì, Anna e Domenico, con i rispettivi coniugi, cercano di star fuori dall'elenco degli amanti senza domani del cinema italiano, da Antonioni a Bertolucci. Si sporcano le mani. Viene in mente semmai Dino Risi. Prova d'altura per Favino e Rohrwacher." (Silvio Danese, 'Giorno, Carlino, Nazione', 30 aprile 2010)

"Amori paralleli nella domenica della buona gente . Silvio Soldini prova a scommetterci e ne esce 'Cosa voglio di più' , cine-minimalismo sulla passione senza gli yacht, ma dalla carica esplosiva pari alle scintille tra Anna-Alba Rohrwacher e Domenico-Pierfrancesco Favino, sposati altrove e amanti fra loro. Che viscerali e perfetti, mettono a nudo anime e corpi intrisi di imbarazzi, paure e goffaggini ereditate dall'auto-censura da periferia. In questo caso di Milano, dove il regista mancava alle riprese dal'92. Un melò in verticale, stretto nell'esilità della storia più raccontata di sempre eppur sempre nuova e diversa come le esperienze delle singole esistenze. Il realismo è quello di 'Giorni e nuvole' che Soldini reitera, consapevole di rispondere a quel che il pubblico vuole di più, forse. Uno sguardo non urlato, seppur empatico a quegli universi di intimità che possono riguardare chiunque, e per questo parlare a ogni diversità. Una dote rara." (Anna Maria Pasetti, "Il Fatto Quotidiano", 29 aprile 2010)
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