Così lontano così vicino

In weiter Ferne, so nah!

GERMANIA - 1993
Così lontano così vicino
Ne "Il cielo sopra Berlino", l'angelo Damiel s'innamorava della trapezzista Marion e diveniva mortale. Il suo amico Cassiel restava solo, invisibile e un po' rattristato, seduto su di un'ala dell' "Angelo della vittoria". Sei anni dopo. Il muro di Berlino è caduto: in un soffio molte cose hanno cambiato posto, molte si sono spezzate e ricomposte in nuove forme. Da dietro la spalla di Gorbaciov, Cassiel spia nei suoi pensieri. La sua ragazza-angelo Raphaela sente che la fiducia che li univa sta svanendo, che Cassiel non vuole più essere un angelo e che sta solo aspettando l'opportunità di raggiungere l'altra parte. Un giorno, la piccola Raissa perde l'equilibrio e cade da un balcone. Cassiel le resta accanto, la afferra e la salva dalla morte. In quel momento gli accade qualcosa che non gli era mai successa: diventa umano, con tutto ciò che questo implica. Cassiel vaga per le strade di Berlino, è un uomo all'inizio della giovinezza, pieno di saggezza, sa qualsiasi cosa in ogni campo dello scibile, ma assolutamente privo di esperienza di vita quotidiana. C'è qualcosa che getta un'ombra sulla sua vita terrena. Emit Flesti, che rappresenta lo scorrere del tempo concesso alla sua vita, rivela a Raphaela che Cassiel non vivrà a lungo, dato che non era né previsto né legittimo che divenisse uomo. Ora Cassiel cerca compagnia e prova a fare conoscenza con le persone che ha incontrato quando era angelo...
  • Altri titoli:
    Faraway so close!
  • Durata: 147'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: FANTASY
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: WIM WENDERS E ULRICH FELSBERG PER TOBIS FILMKUNST, BIOSKOP FILM, ROAD MOVIES FILMPRODUCKTION
  • Distribuzione: PENTA DISTRIBUZIONE - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO (PEPITE) - DVD

NOTE

- GRAN PREMIO DELLA GIURIA AL FESTIVAL DI CANNES (1993).

- REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1993.

CRITICA

"Forse i poeti non sono i migliori interpreti della storia. Forse la caduta del Muro è un evento così gravido di cambiamenti, sconvolgimenti, disastri che non si può pensare di trattarla nella dimensione di un film. O forse, semplicemente, non si può pretendere che un grande cineasta ci azzecchi sempre. Fatto sta che, anche riveduto nella sua nuova versione più corta di venti minuti buoni rispetto alle due ore e tre quarti dell'originale presentato a Cannes, 'Così lontano, così vicino' di Wim Wenders - il seguito, sei anni e moltissimi eventi dopo, di 'Il cielo sopra Berlino' - continua a rappresentare uno smacco, non peggio ma non meglio di quell'altro smacco che è stato 'Fino alla fine del mondo'. In realtà sulla situazione della nuova Germania, e in particolare sulla Berlino del dopo Muro, Dusan Makaveiev è riuscito con pochi mezzi, molto humour e molta intelligenza a fare quel piccolo poema picaresco e umanissimo che è 'I gorilla fanno il bagno a mezzogiorno' (quando lo vedremo sugli schermi italiani?). Il torto maggiore del film di Wenders è invece la serietà, l'ambizione poetica e filosofica, lo spirito sentenzioso e biblico." (Irene Bignardi, 'La Repubblica', 28/12/93)

"Un saggio filosofico, un'epopea tardo-romantica, un thriller che, con l'uomo coinvolto in imprese più grandi di lui, sembra citare perfino Hitchcock, ed anche, nello stesso tempo, un film molto ineguale dal punto di vista narrativo perché sovraccarico di significati, di intenzioni e di storie che spesso si confondono fra loro, ma abbastanza suggestivo, comunque, dal punto di vista delle immagini e, quindi dello stile. Uno stile che, all'inizio, quando l'ottica è ancora quella degli angeli, si basa, come nell'altro film, sul bianco e nero, tenendosi in equilibrio tra la visionarietà più sospesa e un aspro realismo di cronaca e che, in seguito, quando Cassel diventa Karl Engel, ritrovando il colore, riesce ad alternare il lirismo all'avventura, ora alla maniera di certi film americani cari a Wenders, ora invece con delle ricerche di linguaggio - nei modi, nei ritmi, nella composizione stessa delle immagini - che riproducono certe conquiste del Giovane Cinema Tedesco anni Settanta, pur non arrivando, questa volta alle stesse illuminazioni e alla stessa intensità espressiva: per un'ispirazione meno asciutta e un'inclinazione all'effetto retorico presente perfino in un rombante commento musicale. Scabra e nello stesso tempo trasparente, invece, la mimica di Otto Sander di nuovo nelle vesti di Cassel. Al suo fianco, un po' troppo "immaginetta", Nastassja Kinski, un angelo al femminile." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 24/12/93)

"Man mano che il cinema si 'autorializza', come dimostra il presente Natale, scompare la figura del cineasta mitico. La scomparsa del mito vivente, iniziò con gli anni Ottanta, con la morte di alcuni, il silenzio di altri e la difficoltà di assumere le necessarie dimensioni da parte dei possibili nuovi. Ma anche perché gli autori nel frattempo si erano moltiplicati. Non si può amare follemente tanti in una sola volta. Wenders pareva essere l'unico a resistere nell'Olimpo, dopo un'ascesa che era iniziata con 'Nel corso del tempo', per raggiungere l'apice nel 1987 con 'Il cielo sopra Berlino', seguendo un percorso non agevole, ma sempre in ascesa. 'Il cielo sopra Berlino' era la terza 'sinfonia' dedicata a una 'grande città', dopo quella caotica composta nel 1927 da Walter Ruttmann durante la Repubblica dei Weimar e quella glaciale realizzata da Rossellini, nel 1947, con 'Germania anno zero'. Nell'87 a Berlino c'era ancora il Muro; ma l'emblema della divisione pareva ormai troppo fragile per resistere al desiderio di incontro che animava gli uomini delle due parti. Per Wenders, Berlino cessava perciò di essere una vera e propria città: era divenuta un 'Treffpunkt', un 'sito' dove si concentrava la divisione del mondo. E proprio perché vi si concentrava pareva più facile vanificare la divisione. Una segreta sotterranea speranza covava nei personaggi del film, una speranza che veniva captata dai due 'angeli' che registravano il loro 'brusio', al punto di soffrire la propria 'leggerezza', la propria stessa eternità e di desiderare la 'pesantezza' degli uomini, la 'mortalità' degli uomini. Era la metafora poetica del film che si risolveva con la 'caduta' di uno degli angeli, per così dire ribelli, innamoratosi della trapezista di un piccolo circo ambulante. 'Il cielo sopra Berlino' finiva con la scritta 'continua', che lasciava presagire un seguito. promessa di una nuova 'sinfonia', oppure semplice omaggio al 'finale aperto', così diffuso in questi ultimi anni? Wenders nega la prima ipotesi. Dice che nell'87 non immaginava di riprendere la storia dei due angeli Damiel e Cassiel. Nel frattempo, però c'è stata la caduta del Muro e, con la caduta del Muro, la mortificazione di quelle speranze che avevano vivificato il film precedente. Di qui l'esigenza di questa quarta 'sinfonia', né caotica come la prima, né glacialmente oggettiva come la seconda, né poetica come la terza, ma drammaticamente, esasperatamente concettuale, dove le parole sovrastano le immagini, forse perché gli uomini stanno facendo un'indigestione di immagini, come Wenders ha cercato di dimostrare in 'Fino alla fine del mondo', realizzato tra i due film berlinesi. Cassiel, l'angelo rimasto tale, non per amore, ma perché gli uomini non lo ascoltano più. Gorbacev, che in 'Il cielo sopra Berlino' era l'angelo segreto, innominato di tutta l'operazione, qui compare di persona con Cassiel alle spalle, per citare Dostoevskij. Il porno e la criminalità hanno cacciato l'amore, che rimane comunque l'ultima speranza del mondo. Temo che, crollando il Muro sia stato compromesso anche il mito di Wenders. Il cineasta-idolo sta vivendo la crisi di tutti gli intellettuali che hanno sperato per anni di poter cambiare il mondo ed ora non riescono nemmeno a interpretarlo." (Callisto Cosulich, 'Paese Sera', 24/12/93)
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