Così è la vita

ITALIA - 1998
A Milano Aldo, un detenuto di mezza tacca, deve essere scortato in tribunale. L'incarico è affidato al poliziotto Giacomo che si ritrova in macchina solo perché il collega Catania aveva qualcosa di più urgente da fare. Giacomo ha lasciato la pistola d'ordinanza nel portaoggetti, cosicché Aldo se ne impossessa e prende il sopravvento. Per strada Giovanni, un inventore di giocattoli che ha appena subito il furto dell'auto, chiede aiuto alla macchina della polizia, viene fatto salire e si ritrova preso come ostaggio. I tre cominciano una fuga senza meta, lungo la strada aiutano una donna a partorire, scampano per miracolo all'esplosione della loro macchina, sono dati per morti, passano la notte in un cimitero, incontrano Clara, ragazza bella e misteriosa, di cui Aldo si innamora. Tornati a Milano, si salutano, ma Aldo non sa dove andare, Giacomo è stato lasciato fuori di casa e Giovanni trova la moglie a letto con Catania. Con l'aiuto di Clara si vendicano, si sentono soddisfatti, ma l'ultima sorpresa la rivela loro proprio Clara: i tre in realtà sono morti nell'incidente della macchina, in Paradiso c'è posto solo per Aldo, ma i tre amici non si separano. O tutti o nessuno.

CAST

NOTE

- N.B. ALDO BAGLIO - GIOVANNI STORTI - GIACOMO PORETTI

- IL TITOLO DEL FILM VIENE DAL ROMANZO SCRITTO DA GIACOMO E CHE LUI TIENE NEL CASSETTO

- MARINA MASSIRONI, PARTNER ABITUALE DEL TRIO, NELL'85 AVEVA FONDATO INSIEME A GIACOMO, IL DUO "HANSEL & STRUDEL"

CRITICA

"Film molto scritto, pensato al millimetro, dove ogni battuta segue uno schema di gioco. Ma non si dovrebbe fare così. Bisogna confondere sempre un po' le acque, dare aria, lasciare segnali impropri, aprire piste false, sprecare qualcosa: qui non si butta via mai nulla, tutto serve, come alla "casalinga modello". 'Però Così è la vita' film secondo di firmato Aldo Giovanni e Giacomo, resta una piacevole conferma. Gestualmente il meccanismo non stride (ottimi gli attori, anche Antonio Catania e Marina Massironi) e la strategia emozionale funziona, e commuove perfino. Chi ha più il coraggio di profanare 'Easy rider', inebriandosi al cimitero di Vieri e Del Piero invece che di Lsd rosa e blu? O di citare Jerry Lewis, come nella scena della mancia anticipata ai camerieri?" (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 17 dicembre 1998)

"Diretto a 8 mani, da non dimenticare quelle di Massimo Venier, e scritto a 16 (con Gino e Michele, Gherarducci, Ferrari), 'Così è la vita' conferma che Aldo, Giovanni e Giacomo hanno un talento esplosivo di comunicazione ed esprimono con un copyright, la sintesi delle follie quotidiane: aspettano Godot che tarda, basterebbe un nulla, un tocco in più di pessimismo e nonsense, per trovarsi nelle lande di Beckett, come accadde a Paolo Rossi. I difetti del secondo film (qualche lentezza, prevedibilità, manierismo, i tre si vogliono bene) sono veniali rispetto alle qualità, anche potenziali, di cui il terzetto si fa portatore sano nel nostro cinema comico: Aldo, Giovanni e Giacomo trasportano immutato il loro copyright dal cabaret al cinema. Ed è sempre amabile il gioco degli stereotipi, che inizia con una sequenza carceraria tipo 'Papillon' e finisce con un foglietto vagante come la piuma di 'Forrest Gump'. Non c'è dubbio che qui si mira un poco più in alto: ma per fortuna tenendo presente che il primo comandamento del pubblico di A.G.G. è la risata, anche grassa, anche folle, anche futile, del gioco di parole: ma sfido chiunque a non uscire da questo film con un dubbio in più sul mestieraccio di vivere. (Maurizio Porro, 'Il Corriere della sera', 19 dicembre 1998)

"Se 'Così è la vita' fosse durato, che so, un'ora e venti, sarebbe stato divertente: i loro tre caratteri in fuga funzionano, certe battute strappano la risata, certi personaggi di contorno sono azzeccati. Ma, dilatato a quasi due ore, più che un film, sembra un abbozzo di sceneggiatura di due o tre film, che non riescono a fondersi, si aprono alla noia e si concludono sul terreno scivolosissimo della 'commedia fantastica'. Tutto tentenna e oscilla tra lo sketch e ambizioni narrative più complesse, tra i caratteri tipici dei tre comici e l'articolazione di personaggi nuovi. soprattutto, tutto si diluisce e annacqua, perdendo completamente di vista la scansione dei tempi cinematografici (purtroppo, anche di quelli comici). Un cedimento tipico del cinema di serie B, quando all'improvviso cerca di reinventarsi e ampliarsi per la serie A". (Emanuela Martini, 'Film Tv', 22 dicembre 1998)

Diciamo che è un film troppo lungo (108 minuti) che inizia mezz'ora dopo e finisce mezz'ora prima. Ha un lungo prologo in cui i tre giocano a fare i galeotti in una prigione dell'Arizona, stile 48 ore. E ha quel finale di cui sopra, francamente attaccato coi cerotti. Il problema è il solito: geniali nelle gag, i tre non hanno respiro narrativo e nessuno dei numerosi sceneggiatori ha saputo darglielo. Vanno avanti per citazioni cinefile, per tormentoni teatral-televisivi e per situazioni (strepitoso Aldo nella scena del ristorante). Ma il film, spesso, gira a vuoto. Aldo, Giovanni & Giacomo come Totò? Nel senso che fanno crepar dal ridere anche all'interno di film modesti? Sì, con il piccolo dettaglio che Totò non era regista di se stesso. La sensazione è che si sia andati di corsa per sfruttare il traino del primo successo. Il film è tirato via ma certo i fans possono accomodarsi, le risate sono garantite. Sperando in un terzo film più meditato. Magari fra due anni, senza stress?". (Alberto Crespi, 'l'Unità', 18 dicembre 1998)

"Aldo, Giovanni & Giacomo hanno incassato troppo con Tre uomini e una gamba per non rifare lo stesso film, intitolato ora Così è la vita. Incasseranno ancora, quindi rifaranno un'altra volta lo stesso film, intitolandolo o Tre gambe e un uomo o La vita è così. La serialità affligge chi ha un repertorio limitato e viene dalla tv. (?) Benché prevedibile, Così è la vita non fa venire voglia di piantarlo a metà. Ma a tre quarti sì. Sarebbe opportuno cedere alla tentazione, perché la trovata finale è meglio perderla. Comunque un film italiano di un'ora e cinquanta, che si lasci vedere per oltre un'ora, è notevole". (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 19 dicembre 1998)

"L'aldilà e il di qua sono per il terzetto (ma anche per chi sta dietro la cinepresa, tra cui il co-regista Massimo Venier e i co-sceneggiatori Gino e Michele) un canovaccio su cui muovere i rispettivi personaggi. Che, appunto, sono divertenti, ben scritti, simpatici, anche un po' amarognoli. Ma, a rischio di venir bacchettata in futuro, al pari di coloro che non hanno capito Totò, dico che il cinema non c'è ancora: c'è un cabaret su celluloide". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 21 dicembre 1998)
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