CORTE MARZIALE

THE COURT MARTIAL OF BILLY MITCHELL

USA - 1955
CORTE MARZIALE
Billy Mitchell, generale dell'aviazione americana, valoroso ex combattente della prima guerra mondiale, è convinto che in un futuro grande conflitto l'arma aerea avrà un'importanza decisiva. Questa sua convinzione contrasta con le vedute e le direttive dell'alto comando americano, che tiene in poco conto l'aviazione. Volendo dare una dimostrazione pratica della fondatezza delle sue opinioni, Mitchell riesce ad affondare con bombe lanciate da un aereo la corazzata "Ostfriesland", presa ai tedeschi, che era ritenuta inaffondabile. Malgrado il pieno successo dell'esperimento, gli alti comandi continuano a considerare utopistiche le idee di Mitchelle e la sua insistenza nel propugnarle gli frutta soltanto una grave punizione disciplinare: egli viene retrocesso a colonnello e trasferito in una lontana base militare. Ma una sciagura aviatoria, nella quale perisce un suo carissimo amico, il comandante Lansdowne, induce Mitchell a denunciare alla pubblica opinione gli alti comandi della marina e dell'esercito, che in una conferenza stampa egli accusa d'incompetenza e di criminale negligenza, addossando loro la responsabilità delle frequenti disgrazie. Messo agli arresti, viene deferito alla Corte Marziale: tra i testimoni citati dalla difesa c'è la vedova del comandante Lansdowne, la quale mette in imbarazzo i giudici rivelando alcuni particolariche avvalorano le accuse di Mitchell. Questi viene condannato alla sospensione dal servizio e alla perdita del grado; ma il processo non è stato inutile, perché è servito a richiamare l'attenzione del pubblico e delle autorità sulla necessità di dedicare ogni cura allo sviluppo dell'aviazione.
  • Altri titoli:
    ONE MAN MUTINY
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: CINEMASCOPE WARNERCOLOR
  • Produzione: WARNER BROS.
  • Distribuzione: WARNER BROS. - PANARECORD (CLASSICI DEL CINEMA AMERICANO)

CRITICA

"Si tratta della riabilitazione di un grande soldato: il lavoro interessa soprattutto per il tono di autocritica che gli americani usano spesso nel giudicare e riconoscere i propri errori." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 39, 1956)
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