Coriolanus

USA - 2010
Coriolanus
Roma, IV secolo a.C. I cittadini sono in rivolta: i ricchi si accaparrano il grano, i poveri soffrono la fame e la ribellione è nell'aria. Uno dei motivi principali del malcontento generale è Caio Marzio, generale arrogante che non fa mistero del suo disprezzo per la plebe. La situazione si fa critica quando i Volsci cominciano a radunarsi nei pressi di Roma guidati dal comandante Tullo Aufidio, acerrimo nemico di Caio Marzio. Si scatena una guerra che ha termine nella battaglia decisiva presso la città di Corioli che, grazie al valore del generale Caio Marzio, vede l'esercito romano uscirne vittorioso. Il suo coraggio gli fa guadagnare l'epiteto di 'Coriolanus' - colui che liberò i Corioli. Coriolano è ormai abbastanza popolare per entrare in politica, spinto dalla madre Volumnia e dal suo vecchio mentore Menenio, che è pronto a sostenerlo nell'ascesa al potere. Ma prima Coriolano ha bisogno di essere eletto. Provocato dai suoi avversari politici, Coriolano insulta la plebe durante un'apparizione pubblica e mette fine alle sue ambizioni politiche. Il popolo si ribella e viene placato soltanto dalla notizia dell'esilio del loro ex eroe di guerra dalla città. Coriolano lascia Roma deciso a vendicarsi, ma per conquistare la città ha bisogno del sostegno militare del suo storico nemico, Tullo Aufidio.
  • Durata: 122'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, STORICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: CINEMASCOPE, 35 MM
  • Tratto da: tragedia "Coriolano" di William Shakespeare
  • Produzione: RALPH FIENNES, JOHN LOGAN, GABRIELLE TANA, JULIA TAYLOR-STANLEY, COLIN VAINES, KEVAN VAN THOMPSON PER ARTEMIS FILMS, ATLANTIC SWISS PRODUCTIONS, HERMETOF PICTURES, MAGNOLIA MAE FILMS

NOTE

- IN CONCORSO AL 61. FESTIVAL DI BERLINO (2011).

CRITICA

"Che il personaggio di Coriolano fosse diventato per lui una vera e propria ossessione è lo stesso Ralph Fiennes a dichiararlo. Nel 2000 lo ha interpretato su un palco londinese e da allora non ha mai abbandonato l'idea di portarlo sul grande schermo. (...) La drammatica attualità di personaggi e situazioni è evidente sin dalle prime immagini. (...) Ma le riflessioni sul potere di un uomo reso grande dalla guerra e distrutto dalla politica raschiano di rimanere schiacciate dall'eccessiva ambizione di Fiennes nel mettere in scena la complessità di un mondo tormentato da violenza, Povertà, conflitti sociali sempre più aspri." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 15 febbraio 2011)

"Era uno dei film più attesi alla Berlinale 2011, 'Coriolanus'. L'esordio alla regia di Ralph Fiennes, un cast solido e ammiccante - da Vanessa Redgrave a Gerard Butler -, una delle opere più ambigue e dolenti di Shakespeare, tanti gli indizi per sperare in un buon lavoro, tanti anche, però, per temere il disastro. Tanto che più che uno Shakespeare cinematografico, per l'opera prima dell'attore britannico potremmo coniare il neologismo 'Trashspeare'. (...) 'Coriolanus' sembra una festa in cui la musica è troppo alta e gli invitati ballano con movimenti sgraziati ed eccessivi, fracassando tutto quello che hanno attorno. Persino le scene di battaglia risultano sgradevoli e Fiennes alla regia si permette, in un'impostazione scolastica, libertà creative imbarazzanti. Se a tutto questo si aggiunge che l'ambiguità sull'analisi del potere, sulla gestione della massa e sul sottotesto omosessuale (...) è (mal)trattata con rozzezza e superficialità, la frittata è fatta. Detto questo, è vero che la gestione del potere con i suoi tumultuosi e spesso poco limpidi affluenti, è una delle ossessioni di questo Festival di Berlino." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 15 febbraio 2011)

"Difficile districarsi tra la Storia e il testo in cinque atti scritto nel 1607, 'tradotto' per lo schermo da John Logan. Difficile anche per il regista-attore-produttore che sceglie l'immagine sporca e traballante della macchina a mano, intercalata da primissimi piani a sottolineare una performance testata (anche nel senso del cranio rasato) sul Marlon Brando-Kurtz. L'attore che si dirige da sé è pericolosamente attratto come una falena dalla macchina da presa, è Ralph Fiennes, già 'cattivo' Lord Valdemort in 'Harry Potter', declama Shakespeare in un set da periferia urbana (immondizia compresa) e da campo di battaglia alla 'The Hurt Locker' con un effetto al limite dell'avanguardia e del disastro. Sangue, slogan urlati, masse popolari scatenate, e i video in stile Al Qaeda con il prigioniero sparato alla tempia da un inespressivo, stereotipato guerrigliero, pensando anche alla Cecenia. (...) Affogato in fotogrammi di contorno e attori secondari eccedenti, il film è una immensa macchina farraginosa che a volte, però, sembra correre in Formula 1 quando Ralph Fiennes si estranea dal suo film e infonde vita ai duetti con Vanessa-Volumnia." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 15 febbraio 2011)

"Esordio ambizioso nella regia per l'interprete di 'Schindler's List' e 'Il paziente inglese', questo 'Coriolano' aggiornato nelle vie di Belgrado, tra news tv con sottopancia e milizie neonaziste, è un'altalena di idee folgoranti e cadute di banalità rette da una sola cosa che non appartiene al film: un testo infallibile, cioè azione e personaggi potenti, tagliato all'osso dal John Logan di 'Gladiator' di Ridley Scott e di 'The Aviator' di Scorsese. Tra le cadute di un'operazione shakesperiana che si affianca al 'Titus' metastorico di Julie Taymor o al 'Riccardo III' anni 30 di Loncraine, la guerriglia da blockbuster e la pseudo nazione balcanica col popolo in sommossa per il pane, tra i picchi qualsiasi apparizione di Vanessa Redgrave nel ruolo della madre." (Silvio Danese, 'Nazione, Carlino, Giorno', 15 febbraio 2011)

"Questo 'Coriolanus' che segna l'esordio di Ralph Fiennes nella regia è un bel film. La storia del generale voltagabbana che prima sconfigge i Volsci, poi si allea con loro, e infine tradisce tutti quanti e viene ammazzato ha echi profondi nell'attualità: quindi, l'ambientazione moderna ha un suo perché. (...) Del resto Fiennes non è il primo a intuire nel 'Coriolano' una tematica attuale, che è poi quella del fascino dei dittatori, l'insopprimibile desiderio di 'uomini forti': nel '55 Laurence Olivier lo allestì a teatro, e nel finale - quando Coriolano viene ucciso - si lasciava cadere da un soppalco rimanendo appeso a una corda per i piedi. Una trovata scenica che molti lessero - giustamente - come un'allusione alla fine di Benito Mussolini. È proprio vero, Shakespeare scrive sempre di noi." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 15 febbraio 2011)

"Shakespeare regge qualunque insulto, qualunque omaggio, qualsiasi cosa stia in mezzo. Baz Luhrmann in 'Romeo + Juliet' aveva fatto recitare i versi agli speaker del telegiornale. Vanessa Redgrave dimostra che possono essere credibilmente sussurrati da una madre che sogna la gloria militare per il figlio, mentre la consorte lo vorrebbe a casa. Ralph Fiennes ripropone il 'Coriolano' tra i generali e i politici di una guerra balcanica. Con qualche taglio e un eccesso di sottintesi erotici." (Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio', 17 febbraio 2011)
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