COPYCAT - OMICIDI IN SERIE

COPYCAT

USA - 1996
COPYCAT - OMICIDI IN SERIE
A San Francisco un killer, imprevedibile ed inafferrabile, sta disseminando cadaveri. La Polizia ha messo in azione un'insolita coppia di investigatori: ne fanno parte due donne. La più giovane - che è psicologa presso il Dipartimento - M. J. Monahan, ambiziosa ed efficiente, è assistita per i vari adempimenti di servizio dal collega detective Ruben Goetz; l'altra è un'espertissima psicologa criminale, Helen Hudson, la quale, tuttavia, soffrendo di agorafobìa, studia e lavora chiusa in casa, ancora preda di incubi ed angosce, nel terrore che un assassino, in passato suo persecutore, possa ritornare con rinnovate minacce di morte. Le due donne sono intelligenti e determinate, perché i crimini in corso sembrano rispondere ad una certa logica e ad un programma e la Hudson è un vero archivio vivente, conoscendo i metodi operativi dei più grandi delinquenti psicopatici. Malgrado che i primi approcci siano stati difficili, le due donne finiscono presto per collaborare, giusto quando Helen scopre, nell'ennesimo delitto dell'ignoto killer, un indizio base che unisce tutti i suoi reati. Essa, sempre chiusa in casa, si dedica al caso, con l'aiuto del suo devoto assistente Andy e affidandosi al computer, per prevedere le mosse ed i comportamenti dell'ignoto folle, pensando soprattutto al tizio che un tempo aveva fatto di tutto per stanarla da casa ed ucciderla. M.J. Monahan l'aiuta con tenacia e con la sua professionalità. Intanto il criminale nella sua boriosa follia ha voluto imitare il progetto di un "grande" del passato, ma per superarne le gesta deve arrivare fino ad Helen nel suo domicilio. Il che avviene: l'assassino è Daryll Lee Cullum, colui che ha trasformato Helen Hudson in un groviglio di paure ed angosce, ma che non è comunque riuscito a lederne intelligenza e coraggio. Questi paga con la vita la sfilza di orrori compiuti.
  • Durata: 123'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Produzione: ARNON MILCHAN - MARK TARLOV
  • Distribuzione: WARNER BROS - WARNER HOME VIDEO (GLI SCUDI)

NOTE

REVISIONE MINISTERO MARZO 1996

CRITICA

Ancora i "serial killers" sui quali Hollywood ormai ci tiene dei veri e propri corsi aggiornati facendosi ispirare probabilmente dalle cronache nere americane sempre pronte a suggerire varianti d'ogni tipo. La novità, oggi, non è tanto nel carattere del serial killer in questione, un patito dei vecchi film dell'orrore, tanto che si fa chiamare come il celebre Mostro di Desseldorf, intento a uccidere sulla scia di altri delitti enunciati dai giornali, ma nel fatto che, a sostegno di una delle sue vittime, una donna, naturalmente, di professione psicologa, ci sia un'altra donna, e con una professione da uomo, una rigida poliziotta di San Francisco dal carattere del tutto opposto a quello della prima. (Il Tempo, Gian Luigi Rondi, 21/4/96) Copycat è un buon thriller di confezione scandito da una bella compilation musicale e il meglio sta nella profondità metaforica dell'operazione che smonta il meccanismo criminale seriale, osservato come spia del malessere e delle aberrazioni emulative della società. Un po' pretestuosa appare la componente patologica della personalità di Helen. E il contrasto tra il suo mondo e quello di M.J. (donna d'azione e spericolata l'una, cerebrale e terrorizzata l'altra) è più convincente sul piano dell'efficace sinergia delle competenze specifiche e della complementarietà operativa, che su quello delle differenti tipologie femminili e della rivalità amorosa tra le due. Sempre seducente la grinta spigolosa di Sigourney; mentre Holly Hunter, la muta di Lezioni di piano, non è molto credibile nel ruolo della poliziotta. (Il Mattino, Alberto Castellano, 23/4/96) Siamo dalle parti di Seven e delle sue cerimonie macabre, delle uccisioni "come forma d'arte" applicata, dei cadaveri: come statuarie rappresentazioni della morte, del serial killer che, come un virus letale, sempre si rigenera con qualche nuova, micidiale mutazione. Ma l'atmosfera apocalittica e metafisica del film con Brad Pitt diventa in quello diretto da Jon Amiel (già regista di Sommersby) più informale e "informatica". Il thriller è ben costruito, ben fotografato da Laszlo Kowasc, ben interpretato dalla Weaver e dalla Hunter, l'una isterica e tossica, l'altra fredda e calcolatrice, che - ad un certo punto e per breve tempo - trovano pure il tempo di flirtare con lo stesso uomo (non è il serial killer) con ammirevole signorilità reciproca, vere signore dello schermo che disdegnano la lussuria e ostentano usanze blasé. (Il Messaggero, Fabio Bo, 17/4/96)
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