Control

USA, GRAN BRETAGNA, AUSTRALIA - 2007
Control
Ian Curtis, il cantante e capo carismatico della rock band post-punk Joy Division, è ricordato come uno dei musicisti che negli anni Settanta hanno cambiato il modo di concepire e fare musica. Tra il 1977 e il 1980 la sua vita cambia radicalmente. La band sta finalmente emergendo nel panorama musicale britannico e gli impegni si fanno più pressanti. Improvvisi e violenti attacchi di epilessia lo assalgono fuori e sul palcoscenico sempre più frequentemente. Il rapporto con la moglie Debbie entra in una crisi profonda a causa dell'amore di Ian per la belga Annik Honoré. Il 18 maggio 1980, proprio mentre la band sta per partire per la prima tournée negli Stati Uniti, per consacrare la propria fama a livello internazionale, Ian, appena 23enne, non reggendo il peso di tutto ciò, si toglie la vita ottenendo così un posto nella leggenda musicale.
  • Durata: 109'
  • Colore: B/N
  • Genere: BIOGRAFICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.66)
  • Tratto da: libro "Touching from a Distance: Ian Curtis & Joy Division" di Deborah Curtis
  • Produzione: NORTHSEE LTD., MOMENTUM PICTURES, BECKER FILMS
  • Distribuzione: METACINEMA, DVD: 01 DISTRIBUTION (2008)
  • Data uscita 24 Ottobre 2008

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
"This is the way, step inside". Impossibile non sentire un brivido. Le parole che aprono l'ultimo album dei Joy Division conservano ancora oggi il loro fascino sinistro. Scritte dall'anima nera della band inglese, Ian Curtis, è un invito a prendere parte alla fine di un viaggio: il suo. Il 18 maggio 1980 Curtis fu trovato impiccato nella cucina della propria casa di Macclesfield. Aveva 23 anni. Nessun dubbio: suicidio. È a quel momento, così prevedibile nella sua logica e allo stesso tempo dannatamente impenetrabile, che Control, finto biopic sul tragico eroe della musica dark, ci riporta. 6 anni nella vita di Ian, dal '74 a quel fatidico giorno di maggio, che dalle memorie della moglie di Curtis (qui restituita da un'intensa Samantha Morton) sfilano con progressione ineluttabile fino al gesto che vanifica tutti gli altri. Vediamo il Curtis inquieto della vita di provincia, il Curtis impulsivo che sposa la prima ragazza che abbia mostrato interesse per lui, il Curtis leggendario che contorce il suo corpo come uno sciamano sul palco, il Curtis a terra piegato dalle convulsioni di un male (l'epilessia) che lo sprofonderà irrimediabilmente. Impressiona e disturba la somiglianza di Sam Riley con il cantante, ma l'elemento nuovo e forte del lavoro di Corbijn – fotografo che ha realmente conosciuto la band e immortalato altri grandi della musica rock - è un altro. Lontano dal climax di altri film musicali, Control punta sul rifiuto di ogni ipotesi di racconto e di approccio emozionale, per un accumulo di episodi chiave, performance live e campi congelati in un livido bianco e nero che sono sincopi dell'angoscioso canto di un'anima nel suo lento e inesorabile crollo. Corbijn non ci chiede di capire, perché "non esiste segreto più grande della sofferenza", né forse di sentire, perché è impossibile commuoversi dinanzi a uno spettro che canta. Ci chiede di assistere, come solo si può fare di fronte a una vita che lascia, atterriti testimoni di un mistero che vuole solo compiersi, e tace.

NOTE

- FILM D'APERTURA ALLA 39MA "QUINZAINE DES REALISATEURS" (CANNES, 2007), DOVE HA RICEVUTO UNA MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA DELLA CAMERA D'OR.

CRITICA

"La breve vita di Ian Curtis, leader dei Joy Division morto suicida a 23 anni. Dirige il fotografo di gruppi e rockstar Anton Corbijn; e ne ricava un film bello e doloroso." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 ottobre 2008)

"L'olandese Corbijn, all'esordio al lungometraggio ma fotografo del rock da sempre (U2, Depeche Mode, Nirvana e Coldplay gli devono molto), si addentra in questa storia con la delicata forza che ha il suo bianco e nero, coraggioso, malinconico e potente. La macchina da presa mette a fuoco una vita scappata via troppo velocemente, lo fa con pudore sfacciato entrando dentro Curtis e "costringendo" a un mimetismo totale un sontuoso Sam Riley. Corbijn va ben oltre il mito, si scrolla di dosso quello del cantante ma anche il proprio. Torna alla fine degli anni 70, all'era post-punk, si riscopre ragazzo squattrinato, quando non era ancora il Korda della musica, quando emigrò dall'Olanda all'Inghilterra proprio per aver sentito l'album Unknown Pleasures di quei Joy Division (le divisioni della gioia, le detenute dei lager condannate a soddisfare sessualmente i soldati tedeschi) che fotograferà alla stazione della metropolitana in uno scatto leggendario. Come questo piccolo grande film che dopo premi a pioggia e un eccellente esordio a Cannes 2007 arriva in Italia con colpevole ritardo (e una curiosa ma interessante distribuzione di MetaCinema: solo 8 copie, ma 4 sono in multisale). E' l'autobiografia di una generazione, quella pop dark, che come Ian Curtis, ci ha dato più di quello che abbiamo apprezzato e capito. Una generazione di fenomeni, direbbero gli Stadio, di perdenti di successo." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 24 ottobre 2008)

"Perfettamente immerso nell'atmosfera dell'epoca, 'Control' merita di essere visto come un prezioso documento di costume e per una rara qualità d'immagine in bianco e nero che non va a scapito del racconto." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 24 ottobre 2008)
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