Conspiracy - La Cospirazione

Misconduct

USA - 2016
Conspiracy - La Cospirazione
Ben Cahill, giovane e ambizioso avvocato, prende in carico un caso molto importante contro il potente e spietato Arthur Denning, dirigente di una grande azienda farmaceutica. Ben presto, però, l'avvocato si trova coinvolto in una spirale di ricatti e corruzione.
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT (1:2.35)
  • Produzione: MIKE AND MARTY PRODUCTIONS
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Data uscita 15 Giugno 2016

CRITICA

"II titolo originale recita 'Misconduct', ovvero «cattivo comportamento», qui da noi l'abbiamo ribattezzato 'Conspiracy', che va bene lo stesso: sono aspetti rispecchiati entrambi in un film che, attingendo spunti da svariati legal thriller hollywoodiani, si attesta fra i peggiori della corposa lista. Beh, magari stiamo enfatizzando: a dire il vero Shintaro Shimosawa, americano di Chicago a dispetto del nome esotico, dimostra di cavarsela bene alla sua prima prova di regia, alternando classici giochi di piano/contropiano a sinuosi movimenti di camera che provvedono a imbastire una sorta di sotto-trama visiva. E tuttavia resta che il copione firmato dalla coppia Simon Boyes e Adam Mason, sceneggiatori finora di modesti horror, dopo una partenza promettente scivola in una spirale di melodrammatica insensatezza. (...) Sebbene attore più versato sul registro brillante, Josh Duhamel riveste dignitosamente i panni del protagonista, ma certo gli manca il carisma delle vecchie volpi Anthony Hopkins e Al Pacino che con allegro cinismo hanno accettato di imbarcarsi nella dubbia avventura. Per i due straordinari istrioni impersonare rispettivamente il multimiliardario corrotto e l'ambiguo principe del foro suo acerrimo nemico deve essere stato un gioco da ragazzi." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 16 giugno 2016)

"Piacerà più del previsto. Il previsto era di trovarci di fronte a un veicolo al servizio della stagionatissima bravura di Hoffman e Hopkins (entrambi classe 1937). Bene, è qualcosa di più. Dustin e Sir Anthony fanno il loro job con la consueta professionalità, ma l'impatto del thriller non dipende che in parte da loro. Chi tira le fila è un regista, Shintaro Shomosawa, al primo lungometraggio (...). Be', il debuttante dimostra che prima di debuttare s'è mandato a memoria tutto l'Hitchcock degli anni migliori (...). E oltre al magno Alfred, i Sidney Lumet, i William Friedkin, i grandi artigiani che con il copione giusto, facevano infallibilmente le meraviglie. Bene, il grosso script Shintaro l'ha avuto per far centro al primo colpo in cinema. Gliel'hanno gentilmente fornito Simon Boyes e Adam Mason, un duo capace di trarre significati non banali anche da una storia che si presenta come puro thriller. Pur non essendo, il giovane Ben, un personaggio inizialmente simpatico, non si può fare a meno di non solidarizzare e identificarci con lui quando lo si vede nuotare controcorrente in un mare dove tutto è sopraffazione. Non abbiamo solo l'ovvia polemica contro le multinazionali. Ogni luogo del film (i consigli d'amministrazione, le aule di giustizia, persino le lenzuola) è il posto dove il forte schiaccia il debole. A meno che non diventi debole mentre schiaccia." (Giorgio Carbone, 'Libero', 16 giugno 2016)

"E' difficile immaginare un 'legal thriller' più inetto e intorcinato di 'Conspiracy': dove, a un certo punto, rinunci perfino a seguire il filo degli eventi e a capire le motivazioni dei personaggi. (...) Indifferente alla pochezza della sceneggiatura, il produttore (...) Shintaro Shimosawa debutta nella regia con grandi ambizioni, sforzandosi di usare la cinepresa in modo 'artistico'. Lo si può vedere per due motivi: o per candidarlo ai 'razzie awards' (gli Oscar per la boiata dell'anno), o per non perdersi il peggio delle carriere di Hopkins e Pacino." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 16 giugno 2016)

"Un legal thriller più contorto, incomprensibile, mal diretto di questo è difficile trovarne. Rinunciate a seguire i vari colpi di scena perché probabilmente anche gli stessi attori hanno mollato il colpo. Quanto a Hopkins e Pacino, dire che recitano con il freno a mano tirato è far loro un complimento." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 30 giugno 2016)
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