Complicità e sospetti - Breaking and Entering

Breaking and Entering

USA - 2006
Complicità e sospetti - Breaking and Entering
Nel quartiere di King's Cross, un rampante architetto londinese, in seguito all'incontro con un ladruncolo di origine musulmana, rivaluta tutta la sua vita...
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, SUPER 35 (1:2.35)
  • Produzione: MIRAMAX FILMS, MIRAGE ENTERPRISES
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA (2007)
  • Data uscita 9 Febbraio 2007

RECENSIONE

di Marco Spagnoli
Dopo l'epica de Il paziente inglese e Ritorno a Cold Mountain e il thriller Il talento di Mr. Ripley, il regista Anthony Minghella torna al presente con Complicità e sospetti.
Protagonista è Will (Jude Law) un architetto che, mentre lavora al progetto ambizioso di rimodernare King's Cross a Londra, dall'altro si trova ad affrontare le macerie della sua vita privata. Sua moglie (Robin Wright Penn) si è completamente dedicata alla malattia della figlia nevrotica. La loro vita viene ulteriormente scossa quando una gang di immigrati dall'est decide di prendere di mira il loro nuovo studio. Ad entrare nella vita di Will è un giovane profugo da Sarajevo che gli ha sottratto il computer portatile. Dopo un maldestro pedinamento, l'uomo conosce la madre del ragazzo (Juliette Binoche). Da qui il senso della pellicola e del titolo originale Breaking and Entering che fa riferimento all'effrazione non solo di finestre, ma di sentimenti e di equilibri psicologici. La passione che esplode tra la profuga e l'architetto va di pari passo con una complessa disamina del rapporto tra la madre e suo figlio, e tra Will e sua moglie. Elegante e intenso, Complicità e sospetti soffre, però, di una costruzione artificiale e di un andamento schematico. Jude Law è meno fascinoso del solito, mentre Juliette Binoche non convince. Notevole, su tutte, la pur breve partecipazione di Vera Farmiga già vista in The Departed.

CRITICA

"Anthony Minghella realizza il suo film migliore giocando con intelligenza sui sentimenti. Nel classico triangolo, un architetto (Jude Law), la sua compagna (Robin Wright Penn) e una sarta bosniaca (Juliette Binoche), danno vita a una storia lieve, spiritosa e commovente. (...) Minghella ha la misura per affrontare l'argomento immigrazione, senza pietismi o condanne, entrando nel cuore di ognuno attraverso l'infelicità della giovane coppia. Una Londra periferica e angusta è la collocazione della storia, lontana dalle carinerie di 'Notting Hill', ma non meno coinvolgente e la Binoche è meno glaciale del solito." (Adriano Di Carlo, 'Il Giornale', 9 febbraio 2007)

"Sedotto pubblico e Oscar col 'Paziente inglese' e mr. Ripley, Anthony Minghella fa con questo film uno scivolone storico rompendo tutto, sceneggiatura, credibilità, cast. (...) È il regista che deve chiedere scusa per un film dalle due anime, una bergmaniana e una alla Loach, entrambe sbagliate: parte male e continua peggio. Raro ascoltare battute tanto ridicole, attori così distratti: specie i bravi, quando sbagliano, lo fanno alla grande e la Binoche, pur facendo muovere il mento, è la caricatura di se stessa. Retorica, buonismo, sociologia spicciola, plusvalori esistenziali (ragazzina disturbata con capriole): nulla è al posto giusto e son 2 ore piene." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 febbraio 2007)

"'Complicità e sospetti' è uno di quei film che magari non convincono fino in fondo ma lasciano qualcosa dentro. (...) Pur trattate con finezza e affidate a ottimi interpreti, non sempre le contingenze individuali si legano al quadro sociologico, né la conclusione ottimista sembra intonata alle premessi; ma ciò che il regista fa intravedere, con indiscutibile maestria, di una metropoli in fermento giustifica la visita al film." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 16 febbraio 2007)

"'Complicità e sospetti' di Anthony Minghella esplora il lato oscuro dell'animo umano. Il regista mette a fuoco temi caldi come l'assenza di responsabilità, la paura di amare e la convivenza fra ricchi e poveri, ma lo fa concentrandosi sulla pura forma. Ed è così che rende chiaro ciò che vuole mostrare: la solitudine. Così amara e così onnipresente nella nostra società. Un film elegante e intenso, dove però deludono le interpretazioni dei protagonisti, ai quali forse Minghella ha chiesto troppo." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 16 febbraio 2007)
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