Complici del silenzio

ITALIA - 2008
1/5
Complici del silenzio
Buenos Aires, 1978. I mondiali di calcio stanno per avere inizio e Maurizio Gallo, giornalista sportivo, si reca in Argentina per seguire la kermesse sportiva. Giunto sul posto, Maurizio entra in contatto con Ana, moglie di un argentino emigrato in Italia, per consegnarle del denaro proveniente dal marito. Tra i due nasce immediatamente un forte sentimento amoroso, anche se il giornalista ben presto scopre che Ana fa parte di una formazione guerrigliera che si oppone alla dittatura di Videla. Senza rendersene conto, Maurizio diventa complice dei guerriglieri e allo stesso tempo strumento dell'esercito e delle squadre della morte per mettersi sulle tracce della donna e dei suoi compagni.
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: SURF FILM, MALKINA, DUQUE FILM
  • Distribuzione: MEDIAPLEX
  • Data uscita 17 Aprile 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Si può raccontare un dramma collettivo coi toni esagitati del feuilletton? La risposta - inequivocabile suo malgrado - è Complici del silenzio di Stefano Incerti, che ripercorre la tragedia dei desaparecidos argentini inciampando sulle traversie sentimentali di un reporter italiano inviato a Buenos Airos per i Mondiali del '78, e una guerrillera in lotta contro la giunta militare al potere. I due protagonisti - Alessio Boni e Florencia Raggi - sono belli, spavaldi e impassibilmente dolenti. Affettati oltre ogni limite. Tra un incontro al buio e un amore a prima vista ci si mette però il destino. Cieco. Come i due amanti che si ritrovano bendati e vessati nell'isolamento di una prigione segreta, a scontare pene d'amor perduto e torture di un regime stolto. Quest'ultimo è il ritratto senza spessore di un potere sadico, maniacalmente dedito al male. Non è l'unico reperto di un immaginario abusato. Il cliché è un ritornello che suona in ogni situazione, per ogni personaggio. Dalla tranche de vie borghese e collusa, alla stanca iconolatria dell'eroe coraggioso e senza macchia. Non bastava poi lo scambio tra il melò e l'inchiesta, Incerti inverte anche l'effetto con la causa: prodigo quando deve sciorinare atrocità e vigliaccate, avaro nella ricerca di trame e moventi dietro le mani degli aguzzini. La violenza - pur scrutata senza remore - diventa un velo che impedisce di vedere oltre. Se l'intento non è ricattatorio, la soluzione è comunque la più facile. In linea con un'operazione che imbocca tutte le scorciatoie senza mai sprofondare con i piedi nel fango. Rabbiosa più che indignata. Capace di urlare, ma non di rompere il silenzio.

NOTE

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2009 PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA (PIVIO & ALDO DE SCALZI SONO CANDIDATI ANCHE PER "SI PUO' FARE").

CRITICA

"Le disavventure di malcapitati nostrani nel Sudamerica fascista - Cile e/o Argentina anni '70 - è oggi un genere cinematografico codificato da autori con tragiche esperienze personali (Mario Bechis), passate rabbie civili mai digerite o voglia di malafiction bisognosa di realismo. Non è il caso di Stefano Incerti de 'Il verificatore' e 'L'uomo di vetro' (recuperateli!), ottimo regista che ha per maestro Francesco Rosi, sa girare scene di sesso e inseguimenti, scolpire l'urlo delle vittime, degli emigranti traditi, persino lo sguardo del maligno. E sa spremere il meglio da un bravo attore troppo telesprecato." (Alessio Guzzano, 'City', 17 aprile 2009)

"Il film di Incerti poteva essere migliore e tuttavia va segnalato il grandissimo interesse della materia che esplora. La stampa internazionale accorsa a celebrare il trionfo di Menotti, Kempes e compagni fu complice del silenzio?." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 17 aprile 2009)

"'Complici del silenzio' sfiora mille possibili piste narrative senza seguirne fino in fondo nessuna. Come una fiction, perdonateci la banalità. Peccato." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 aprile 2009)

"Classica trafila, la presa di coscienza del reporter sportivo ma il film, protetto dal lieto fine, rievoca con passione un calvario antico, offre glossa sull'emigrazione in Sud America ('per abbassare la disoccupazione ed evitare il caos') restando a mezzo tra piccolo e grande schermo con un Alessio Boni decisamente impegnato, espressivo, anche se la love story con la Raggi è solo un espediente." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 aprile 2009)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy