Compagni di scuola

ITALIA - 1988
La 35enne Federica riunisce nella villa al mare del suo amante, dopo quindici anni dalla licenza liceale, i suoi ex compagni di scuola. Maria Rita è ancora nubile e fa la psicologa; Gloria è una ragazza madre; Valeria una giornalista impegnata; Gioia si è scoperta sterile e non riesce a darsene pace; Jolanda è una querula zitella; Margherita, la moglie insoddisfatta di un geloso carabiniere; Francesco, l'ex bello del gruppo, è rimasto pieno di fascino, mentre Fabris, peggiorato fisicamente, è calvo e irriconoscibile; Luca, ex marito di Valeria, è diventato un famoso vignettista satirico; Bruno, alias Tony Brando, ha tentato con poco successo la carriera di cantante; Attenni è diventato un videomane; Armando non è cambiato per nulla ed è ancora un impenitente burlone tanto che ha organizzato una beffa ai danni dei vecchi amici con il benestare di Lino, magistrato che si finge paralplegico; Mauro si è trasformato in un cinico politicante; Ottavio in un insopportabile sapientone; Finocchiaro è diventato un macellaio senza peli sulla lingua. Infine c'è Piero, soprannominato "il Patata", estroverso professore di liceo, afflitto da una moglie sguaiata e castamente innamorato della sua allieva Cristina. In questo incontro, dal pomeriggio all'alba successiva, le illusioni, le nevrosi ed i fallimenti di una generazione piena di problemi vengono evidenziati sconsolatamente.

CAST

NOTE

- GIRATO INTEGRALMENTE IN PRESA DIRETTA.

- DAVID 1989 COME MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA AD ATHINA CENCI.

CRITICA

In quello che resta uno dei suoi film migliori, Verdone lascia a casa tutte le macchiette che lo hanno accompagnato fedelmente nelle sue opere; affrontando con coraggio, ma anche con grande perizia e sensibilità, un delicato problema generazionale e risolvendolo in cifre di drammi sospeso fra poesia, psicologia e comicità. Si resta entro gli steccati della commedia ma l'operazione è ugualmente originale. (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo")

Il film più maturo e consapevole di Verdone, anche se il confronto con il "Grande freddo" di Kasdam non regge. Ma la commedia amara viaggia a tutta forza. ("Magazine tv")
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