Come l'ombra

ITALIA - 2006
Come l'ombra
Claudia ha trent'anni, lavora in un'agenzia di viaggi e dopo il lavoro frequenta un corso serale di lingua russa dove conosce Boris, un insegnante quarantenne da cui è particolarmente attratta. Con l'arrivo dell'estate il corso finisce e, quando Claudia è in procinto di partire per la Grecia con alcuni amici, Boris le chiede se può ospitare una sua giovane cugina, Olga, in arrivo dall'Ucraina. Claudia esita ma poi acconsente ad accogliere Olga in casa sua e tra le due ragazze si stabilisce un legame di amicizia. Tuttavia, a pochi giorni dalla partenza per la Grecia...
  • Altri titoli:
    As the Shadow
  • Durata: 87'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HD
  • Produzione: FRANCESCO PAMPHILI PER FILM KAIRÒS, DANIELE MAGGIONI, OMBRE FILM
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE (2007), DVD: GENERAL VIDEO, MEDUSA HOME ENTERTAINMENT
  • Data uscita 22 Giugno 2007

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Come è facile sentirsi soli a Milano. Soprattutto se si è donna. Italiana o ucraina, ugualmente straniera. La prima, Claudia (l’ottima Anita Kravos), è autoreclusa in una sospensione relazionale, nella routine atona del quotidiano, lavora in agenzia, fa partire gli altri, lei rimane: è milanese, ma apolide. Olga (Karolina Dafne Porcari), legata a Boris (Paolo Pierobon), il maestro di lingua russa di Claudia, arriva in Italia straniera, ma per attitudine è socievole, compassionevole, aperta. Alla novità, quella dell’umano: è lei a incarnare la possibilità, residua, di cambiare da sé la propria vita. Per Claudia sarà un exemplum, fino alle estreme conseguenze. Opera seconda – dopo lo struggente e sfortunato Forza cani – della milanese Marina Spada, Come l’ombra – prodotto da Francesco Pamphili per Kairós – è film atipico nel panorama italiano, per molteplici ragioni: nasce – programmaticamente – fuori dall’Impero Romano: lo sceneggiatore e produttore esecutivo Daniele Maggioni è direttore della Scuola di Cinema di Milano, dove la Spada insegna; arriva nelle nostre sale sull’onda lunga – dalle Giornate degli Autori veneziane, passando per Mar del Plata e Toronto – del successo festivaliero internazionale; non ha avuto finanziamenti ministeriali; è low-budget senza avere l’estetica usurata e il pietismo poetico del low-budget. Milano è luogo comune, ovvero non-luogo: della milanesità mancano le immagini-dinamite, le icone meneghine, piuttosto, complice la collaborazione con il fotografo – paesaggista urbano – Gabriele Basilico, il capoluogo assurge a paradigma metropolitano, agglomerato glocal di solidi urbani. The place to be, per dirla in inglese, o Il posto: quello di Ermanno Olmi (1961), che – soprattutto nella sequenza in stazione – pare fertile termine di paragone.

NOTE

- PRESENTATO ALLA 3 EDIZIONE DELLE GIORNATE DEGLI AUTORI, VENEZIA 2006.

- PREMIO PER LA MIGLIOR REGIA AL MAR DEL PLATA FILM FESTIVAL 2007.

CRITICA

"Come agitarci senza perdere il controllo. Come realizzare un giallo senza assassini. Come partire da 'L'aria serena dell'Ovest' di Soldini e arrivare a 'L'avventura' di Antonioni. 'Come l'ombra' di Marina Spada. (...) Finale aperto. Sul mitico www.imdb.com un fan indiano del film scrive: 'Boris e Olga sono due spie russe'. Perché no? Vogliamo il sequel chiarificatore. Nell'anno di Scamarcio sono esplosi anche i clandestini del rigore: Moroni, Reggiani, Diritti. Si aggiunge Marina Spada che ha vinto in tanti festival grazie al mistero." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 21 giugno 2007)

"Probabilmente a Tarantino 'Come l'ombra' non piacerebbe: trentenni in esilio da se stessi, vite sfocate, azione ridotta al minimo, sono proprio i caratteri che ha rimproverato al nostro cinema. E invece film come questo sono necessari, tanto quanto lo sono i suoi 'splatter' cerebrali e sanguinolenti. (...) La scelta di rispettare le pause, i vuoti rispetto ai pieni, ricorda in cinema di Antonioni, così come la ricorrenza delle '
soglie' e la Milano deserta, fantasmatica in cui Claudia si aggira.Ogni inquadratura è meditata e consapevole, con un uso ricercato della profondità di campo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 giugno 2007)

"Punta di diamante dei film maker milanese il rabdomantico film di Marina Spada finisce dove iniziava
'L'avventura', con la scomparsa di una donna. Una scomparsa metafisica: la giovane autrice coi suoi silenzi, i dubbi, i metafisici interrogativi che si specchiano nell' estate milanese, è debitrice ad Antonioni di un modo di far cinema che vuole (e riesce) a riprendere ciò che non vediamo nei sentimenti e nei mutevoli affetti. In realtà la storia di una Claudia, invaghita di un insegnante di russo che parte ma le lascia ospite la cugina di cui lei diventerà amica, complice: però un giorno la ragazza svanisce. Nulla è da prendere alla lettera, la Spada racconta il tumulto con una precisione psicologica millimetrica e sa ricavare dal fascino formale della bella immagine qualcosa che entra direttamente nel sentimento di un ammirevole debutto dal retrogusto amaro in cui si fanno notare Anita Kravos e il bravo Paolo Pierobon." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 giugno 2007)

"In una sorta di complicità coatta, la critica, non il pubblico, decreta il trionfo autoriale di un film insopportabile: 'Come l'ombra', presuntuosa, criptica e sciatta incursione nel più vieto minimalismo nostrano, dilatato fino al delirio attraverso una fotografia soltanto tecnicamente brutta, come dire che ciò che è brutto è in realtà bello, se ci si vuole perdere dietro questi teoremi, che hanno il solo scopo di spoetizzare il pubblico, che non ha neppure il diritto di capire. (...) Dialoghi banali, somministrati col bilancino, silenzi, camere da letto, cucine, cibo, vestiti e tutti luoghi comuni della povera Milano, trattata malissimo dalla regista, come dagli extracomunitari, visti ancora una volta come vittime di una cultura urbana senza cuore. Quando si decideranno a realizzare un film su coloro che abusano della pazienza dei milanesi? Certo, è più comodo scaricarsi la coscienza abusando dei luoghi comuni, ma l'amata Marina Spada sa quali salotti frequentare e chi non è d'accordo è naturalmente reazionario, fascista, secondo il ben noto repertorio." (Adriano Di Carlo, 'Il Giornale', 29 giugno 2007)

"Dato per disperso nonostante le buone credenziali critiche, 'Come l'ombra' riappare in un periodo difficile per tutti i film. Figuriamoci per una prova d'autore tanto esclusiva e sofisticata da generare simpatia anche in chi non si sente votato alla redenzione delle masse: se esperimento deve proprio essere, infatti, tanto vale portarlo sino in fondo con dignità e coerenza. Marina Spada, docente alla Scuola Civica del cinema di Milano, ha il fegato di costruire uno psico-thrilling lavorando quasi solo sulle atmosfere di una metropoli che - grazie al decisivo contributo del fotografo Gabriele Basilico - esibisce un'anima anziché fornire un paesaggio. (...) L'aspetto più banale e risaputo del film - cioé il richiamo a una maggiore comprensione degli extracomunitari che affollano ormai come ombre le nostre vite - non inficia le qualità di uno sguardo acuto. E se di Antonioni ce n'è uno solo, è anche vero che il sapere raccontare con la (ri)costruzione dei punti di vista e la morbidezza dei piani sequenza rappresenta oggi un'assoluta rarità nel nostro cinema (e poi dicono che Tarantino insulta)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 14 luglio 2007)
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