Come inguaiammo il cinema italiano - La vera storia di Franco e Ciccio

ITALIA - 2004
Come inguaiammo il cinema italiano - La vera storia di Franco e Ciccio
Film documentario, con immagini d'epoca e numerose testimonianze, sulla carriera del celebre duo comico nato per le strade di Palermo all'inizio del dopoguerra e cresciuto tra gag, spettacoli musicali e macchiette indimenticabili del cinema e della tv degli anni '70 e '80.
  • Durata: 98'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)
  • Produzione: GIUSEPPE BISSO, ANDREA OCCHIPINTI PER LUCKY RED, CINICO CINEMA, ISTITUTO LUCE CON LA COLLABORAZIONE DI RAI CINEMA
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Data uscita 24 Settembre 2004

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Quanti modi per inguaiare il cinema! I "mitici" Ciprì e Maresco ne hanno collezionati una bella serie. Questa volta, in Come inguaiammo il cinema italiano. La vera storia di Franco e Ciccio (6 minuti di applausi al termine della proiezione in Sala Grande) concentrano i loro sforzi e dedicano puntigliosa, ironica attenzione, agli altrettanto mitici Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, dagli esordi alla morte, attraversando trionfi e castighi. A metà tra fiction e documentario, con un sopraffino lavoro di montaggio e il contributo di illustri critici, artisti e autori, ecco questa strana e vituperata coppia "kings of the B's" - l'allampanato Ciccio e il disarticolato Franco -, esibirsi nelle tante 'spazzature' cinematografiche ed in alcuni lavori d'autore (Comencini, Fellini, Petri, Taviani), compresi tra il 1960 e il 1984, per non parlare della spietata offerta televisiva degli anni '90 (al limite della decenza). Non è solo un pretesto per conoscere qualcosa in più di un cinema italiano pudicamente nascosto nel cassetto o nella cineteca dei pochi appassionati. No, la coppia dei 'terribili' registi ha una qualità ancora una volta sorprendente e questa volta non irriverente, estrema: frullare realtà e finzione senza che l'una prenda il sopravvento sull'altra, ma nel gioco scoperto della loro separazione, espediente che diventa cinema. Per questo Tullio Kezich fa realmente autocritica o Goffredo Fofi, enfant terrible, va all'attacco delle convenzioni e Bernardo Bertolucci scherza sull'Ultimo tango a Zagarolo, confessando di non averlo mai voluto vedere per paura di trovarlo migliore del suo parigino. Tra finti recensori e veri sceneggiatori, nella Palermo che vediamo crescere per diventare una delle nostre 'più brutte città' solcata da Gregorio Napoli, critico illustre in veste di presentatore, ecco Pippo Baudo e Mario Merola raccontare aneddoti e le sorelle di Franco Franchi tentare di far chiarezza su quanti erano in famiglia. Ci sono alcune belle dichiarazioni rilasciate dai due attori, ricordando la fame sofferta agli inizi, i motivi delle loro numerose separazioni e incomprensioni, i dolori mai digeriti di accuse risultate nel tempo infondate e la sprezzante valanga di commenti ricevuti nei quattro decenni di pur generosa "carriera" (con punte, negli anni '60, di oltre dodici film l'anno!). Una serie di materiali inediti, estratti di spettacoli teatrali e qualche amichevole partecipazione di colleghi, riusciranno a riconciliarci con il "rimosso" artistico di Franco e Ciccio?

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004)

- LE SEQUENZE SONO TRATTE DAI SEGUENTI FILM: APPUNTAMENTO A ISCHIA; L'ONORATA SOCIETA'; GIUDIZIO UNIVERSALE; I DUE DELLA LEGIONE; I DUE MAFIOSI; L'AMORE PRIMITIVO; I DUE EVASI DI SING SING; SEDOTTI E BIDONATI; I DUE PERICOLI PUBBLICI; DUE MAFIOSI CONTRO GOLDGINGER; 002 OPERAZIONE LUNA; DUE MARINES E UN GENERALE; COME SVALIGIAMMO LA BANCA D'ITALIA; LE SPIE VENGONO DAL SEMIFREDDO; COME RUBAMMO LA BOMBA ATOMICA; CAPRICCIO ALL'ITALIANA (EPISODIO: CHE COSA SONO LE NUVOLE); I ZANZARONI (EPISODIO: QUELLI CHE RESTANO); MA CHI T'HA DATO LA PATENTE?; I DUE MAGHI DEL PALLONE; LA VIOLENZA: QUINTO POTERE; AMARCORD; ULTIMO TANGO A ZAGAROLO; TODO MODO; CREMA, CIOCCOLATA E... PAPRIKA; KAOS (EPISODIO: LA GIARA).

CRITICA

"Ciprì e Maresco vogliono anche annettersi Franco e Ciccio, farne dei compagni di strada se non dei precursori (entrambi apprezzavano 'Cinico Tv', e Ingrassia doveva fare 'Cagliostro'), in parte riscrivere la storia del nostro cinema. Basta con la dittatura di titoli e generi ufficiali, sembrano dire gli autori (e alcuni degli intervistati). C'era più vita, più storia, più inventiva nei filmetti di Franco e Ciccio che nelle opere di tanti autori consacrati. Così di Pasolini, che li amava moltissimo e li usò in 'Che cosa sono le nuvole', si parla solo attraverso Ninetto Davoli; al 'Pinocchio' di Comencini sono dedicati pochi secondi, etc.; in compenso Bernardo Bertolucci ammette, ironicamente, di non aver mai visto il celebre 'Ultimo tango a Zagarolo' di Ciccio Ingrassia, nel timore di scoprire che era superiore al suo, e via così tra il serio e il faceto. Magari 95 minuti son pochi, la storia di Franco e Ciccio, anche in una chiave d'autore come quella scelta da Ciprì e Maresco, andrebbe raccontata in tv, a puntate. Speriamo in un'edizione aumentata. Anche se questi, oggi, sono solo sogni." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 settembre 2004)

"Fuori concorso si aspettavano le provocazioni di Daniele Ciprì e Franco Maresco, gli inventori di 'Cinico tv' dedicatisi alla doverosa riesumazione della carriera anti-autoriale di Franco e Ciccio. 'Come inguaiammo il cinema italiano' è sembrato invece un documentario non troppo appassionato dell'argomento, un risarcimento diligente, lineare e vagamente compunto che s'impenna solo qua e là, grazie ai materiali inediti e alle amichevoli testimonianze." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 9 settembre 2004)

"Forse Franco e Ciccio erano troppo amati dal popolo per non essere disprezzati da un ceto intellettuale snob, così servile verso le classi dominanti. È quello che fanno capire gli interventi di alcuni illustri colleghi, da Kezich a Fofi, intervistati da Franco Maresco e Daniele Ciprì in questo omaggio non documentaristico e non solo biografico, fatto di cento spezzoni e di cento incontri con parenti, conoscenti e cineasti (anche Bernardo Bertolucci che, per scaramanzia, non ha mai visto 'Ultimo tango a Zagarolo', temendo una parodia ancora più geniale del suo capolavoro). 'Come inguaiammo il cinema italiano', dura 100 minuti, uscirà nelle sale (Rai + Lucky Red) e ha il solo difetto di cercare di far ridere di più il pubblico quando in scena non ci sono i due nostri due eroi indimenticabili." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 9 settembre 2004)

"Documentario con tutti i crismi ma personalizzato dalla vivace impronta di stile dei due ragazzacci dell'estetica del mostruoso, il film non manca della filologia necessaria: l'attenzione al regista che più ha valorizzato Franchi e Ingrassia, Lucio Fulci, le note sugli incontri 'alti' e la sottolineatura del divaricarsi tra il desiderio selettivo di Ciccio e l'onnivora generosità di Franco. Né manca l'ombra di contiguità mafiosa che avvelenò gli ultimi anni di vita di Franco. Ma il tocco più delizioso lo danno i figli, presenti al Lido, dalle cui parole emerge cristallino il senso di dignità e di rispetto e anche di amore per il proprio lavoro lasciato loro in preziosa eredità dai padri." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 9 settembre 2004)




FRANCO E CICCIO
"Franco e Ciccio, gli antenati. Prego? Sissignori: come diceva Fellini 'c'è più Italia in Franchi e Ingrassia che in tutta la commedia all'italiana', solo che il nostro paese tende a rimuovere il suo passato plebeo. Ed ecco Ciprì e Maresco, coppia cinica postmoderna, omaggiare la coppia comica premoderna con un film multistrato. Omaggio, reinvenzione, annessione, indagine critico-biografica, scavo nelle radici comiche e familiari con aneddoti e interviste semiserie a complici, critici, compagni di strada, testimoni, parenti. Si ride alle lacrime, si piange come in ogni love story, si rimpiangono le occasioni perdute, si spera in altre puntate (che forse vedremo in tv). Perché un film è poco per chi ne fece quasi 150. Ma è moltissimo per chi ha a cuore la memoria di facce, fatti, storie di un'altra Italia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 settembre 2004)

"Franco e Ciccio, gli antenati. Prego? Sissignori: come diceva Fellini 'c'è più Italia in Franchi e Ingrassia che in tutta la commedia all'italiana', solo che il nostro paese tende a rimuovere il suo passato plebeo. Ed ecco Ciprì e Maresco, coppia cinica postmoderna, omaggiare la coppia comica premoderna con un film multistrato. Omaggio, reinvenzione, annessione, indagine critico-biografica, scavo nelle radici comiche e familiari con aneddoti e interviste semiserie a complici, critici, compagni di strada, testimoni, parenti. Si ride alle lacrime, si piange come in ogni love story, si rimpiangono le occasioni perdute, si spera in altre puntate (che forse vedremo in tv). Perché un film è poco per chi ne fece quasi 150. Ma è moltissimo per chi ha a cuore la memoria di facce, fatti, storie di un'altra Italia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 settembre 2004)
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