Come ammazzare il capo 2

Horrible Bosses 2

USA - 2014
Come ammazzare il capo 2
Stanchi di dover rendere conto ai propri capi, Nick, Dale e Kurt decidono di mettersi in proprio con una nuova attività. Sulla loro strada, però, si metterà un astuto investitore che prenderà il controllo della nuova società. Disperati e senza assistenza legale, per riuscire a riprendersi il maltolto i tre aspiranti imprenditori organizzeranno un maldestro piano per rapire il figlio dell'investitore...
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ALEXA XT, CODEX ARRIRAW
  • Produzione: BRETT RATNER, JAY STERN, CHRIS BENDER, JOHN RICKARD, JOHN MORRIS PER BENDERSPINK, RATPAC ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA (2015)
  • Data uscita 8 Gennaio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi

Nel 2011 abbiamo lasciato Nick, Dale e Kurt incapaci di portare a termine l’ obiettivo di eliminare i rispettivi, odiati datori di lavoro. Stufi di eseguire ordini di altri, i tre decidono di  mettersi in proprio. Progettano una curiosa invenzione che sembra ottenere successo, quando però  il cinico investitore Bert interviene a mandare all’aria i piani. Succede che Rex, figlio di Bert e in rotta con lui, li convince a organizzare un piano per rapirlo e chiedere un cospicuo riscatto di 5 milioni di dollari.  Il tentativo, orchestrato da tre sprovveduti, non può che generare disastri a non finire, tra equivoci, goffaggini, ingenuità dilaganti.
Il bello (o il brutto) di questo Come ammazzare il capo 2, sequel del precedente Come ammazzare il capo…e vivere felici, è che le sgangherate fasi di questa impresa impossibile dovrebbero costruire un umorismo, che si aspetta con ansia ma non arriva mai. Dopo i primi minuti, la gag della presentazione in tv della doccia “inventata” dal trio ha già chiarito su quale terreno correrà l’intero copione.  Quello di piegare la realtà alla regola di una comicità triviale e sboccata condita di battute, figure, espressioni esplicitamente sessuali: anzi inzeppata al punto da toglierne il senso di fastidio, da ingenerare risate di reazione ma al tempo stesso da rendere difficile una lettura critica e (quasi) di denuncia di certe storture della società americana attuale.  Non a caso il rifugio preferito è in tante citazioni da cinema nel cinema e nella messa alla berlina del ‘sogno americano’.
Ne deriva un prodotto incapace di tenere sotto controllo misura e stile, di miscelare comicità e grottesco, di far capire a quale pubblico voglia rivolgersi. Se prendiamo per buono il diluvio di volgarità, sembra una storia che gli adolescenti guardano di nascosto per non farsi scoprire dai grandi. E i grandi? Al cast di attori, tutto confermato dal primo capitolo, (si segnala Jennifer Aniston), si aggiungono le new entry Chris Pine e Christoph Waltz, appena visto in Big Eyes di Burton.

NOTE

- JOHN MORRIS FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

CRITICA

"Se la svolta buonista dei cinepanettoni avesse procurato una crisi d'astinenza negli spettatori assuefatti ai sapori forti, ecco una farsa made in Usa perfetta per ristabilire il tasso di volgarità, doppisensi e gioiosa imbecillità (dei personaggi prima che del film) ormai associato alle feste. Anche se tutto è shakerato con tocco lieve, volatile, addirittura incorporeo, come vogliono le regole della cinegoliardia post-'Simpson' e 'South Park'. Ormai infatti è più facile cogliere qualche scheggia di 'realtà' nei cartoons che nel cinema dal vero, e attori e autori ne approfittano per premere sul pedale della più totale inverosimiglianza, infantilizzando ogni cosa per abolire ogni possibile senso di trasgressione (e di colpa) rendendo il tutto indolore e anche un po' insapore. È un modo efficace per sublimare le tensioni e gli istinti più bassi che corrono sottopelle in questi anni di crisi, ostentando uno humour noir che in realtà il film depotenzia e tiene sotto controllo abbondando in quelle che una volta si chiamavano sconcezze più che in violenze. E senza mai spingersi davvero in là se non a parole (e in un paio di scene con Jennifer Aniston). Il titolo italiano, 'Come ammazzare il capo 2', più esplicito dell'originale ('Horrible Bosses 2'), trasferisce in chiave di rivalsa aziendale la misoginia del vecchio e glorioso 'Come uccidere vostra moglie', con Jack Lemmon e Virna Lisi. Ma l'impresa criminosa è molto meno importante della struttura corale in cui volendo si può vedere una metafora della Hollywood di oggi. Protagonisti sono infatti tre attori di matrice televisiva. Mentre nei ruoli di contorno, come per una nemesi non troppo scherzosa, incontriamo divi del cinema come Jamie Foxx, Christoph Waltz o Kevin Spacey, peraltro felicemente rinato come super-star Netflix. Ironicamente, ai primi tocca il ruolo degli idioti che non ne fanno una giusta ma sono protetti da una buona stella. Mentre i secondi, più blasonati, sono veri duri anche se non sempre hanno altrettanta fortuna. (...) Il tono sempre infantile e inoffensivo soffoca sul nascere il vero divertimento. Ma il tormentone delle voci alterate al telefono, l'inseguimento in auto, la seduta dei sex addicted con Jennifer Aniston, qualche schietta risata la strappano." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 gennaio 2015)

"Il seguito di 'Come ammazzare il capo... e vivere felici' ripropone, senza varianti, i termini del film precedente. Tre amici (...) vorrebbero vendicarsi di un investitore che li ha fregati; poiché non sono killer, ma imbecilli, commettono una serie di passi falsi proposti a metà tra la parodia del crime-movie e la farsa. Da un'indagine statistica risulta che i multiplex americani sono frequentati soprattutto da gruppi di spettatori maschi, alla ricerca di film poco impegnativi da consumare con gli amici. Così si spiegherebbe la proliferazione di 'buddy movie' a buon mercato, dall'umorismo regressivo rimasto fissato allo stadio anale. Fitto di ammiccamenti al prototipo, 'Come ammazzare il capo 2' non risparmia una sola occasione di battutaccia; oltre a lanciarsi in dialoghi semi-improvvisati che smorzano il ritmo e sacrificano il potenziale di alcuni personaggi secondari. Christoph Waltz appare visibilmente imbarazzato per dove si è cacciato; più volgare che mai Jennifer Aniston. Siamo appena all'inizio dell' anno, ma sembra di avere a che fare con un saldo di fine stagione." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 8 gennaio 2015)

"Visto il successo nel 2011 del numero uno, inevitabile arriva ora il numero 2 (...). In una chiave di farsa che troppo spesso regredisce in farsaccia, la commedia regala qualche riuscito momento comico grazie soprattutto ai comprimari: oltre a Waltz e Pine, il simpatico truffatore Jamie Foxx, «l'orribile» ex-boss Kevin Spacey e la sessuomane Jennifer Aniston." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 8 gennaio 2015)

"Nick, Dale e Kurt tornano tre anni dopo (e come potevano non tornare?). (...) anche stavolta, cercano di vendicarsi. Ma come vendicatori fanno ancora puntualmente ridere. Piacerà a chi ha gradito il primo episodio. La storia è più elaborata (quindi più faticosa). Ma la squadra di attori funziona a meraviglia. La Aniston sembra quasi convinta del ruolo sexy. E Christoph Waltz nei panni della super carogna non teme alcun rivale." (Giorgio Carbone, 'Libero', 8 gennaio 2015)

"Rispetto al primo episodio, qui si ride molto meno, puntando più sull'action e sulla buona alchimia dei protagonisti. Sciupando un cast di richiamo che avrebbe meritato una sceneggiatura meno banale e volgare." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 8 gennaio 2015)
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