COLPO DI FULMINE

ITALIA - 1985
COLPO DI FULMINE
Carlo - trentenne e complessato - è un fallito nella vita sociale e in quella sentimentale: piantato dalla ragazza e licenziato dall'ufficio di cambio in cui ha combinato unicamente guai, è al limite del collasso, quando è invitato a Venezia dall'amico Massimo, secondo portiere al Danieli, che lo ospita in casa per dargli modo di riprendersi. Qui conosce la seconda moglie dell'amico e la piccola Giulia di undici anni, figlia del primo matrimonio, per la quale Carlo prende una cotta puerile, assolutamente assurda e altrettanto puerilmente ricambiata che, non molto dopo, si conclude al termine di un dispettuccio di Giulia, la quale lo pianta.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: NUMERO UNO CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: CEIAD (1985) - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO.

CRITICA

"Marco Risi afferma di aver pensato a questo film prima che agli altri con cui si è fatto un nome (anche se il cognome non era certo ignoto). Se è così, il tempo trascorso gli è servito, ma non troppo. Il racconto ha una struttura abbastanza definita e la cosa, nel panorama attuale del cinema italiano dei giovani, è già molto. Nasce da una idea senza dubbio insolita; gradevolmente insolita per la delicatezza che la pervade, per la elegante resa cinematografica, la bella fotografia, gli studiati interni, la recitazione degli interpreti: dignitosi tutti, bravi la piccola Gravina, notevolmente padrona di sé e del personaggio; attore di Risi, Jerry Calà è a suo agio in un sinora insospettato ruolo tutto fatto di mezzi toni, di dolce e malinconica introspezione, con fugaci recuperi di un tratto comico, di una espressione ilare, che rendono ancor più credibile il personaggio. Però tutto questo può bastare per una bella storia, non per una storia compiuta. Si può sorvolare sulla discrepanza tra i due tempi, per cui il primo è molto più breve e tutto dedicato alla presentazione del solo Carlo, con il controcanto di Silvia; ma non si può sorvolare sul fatto che i personaggi danno vita a una sorta di antologia di riflessioni intimistiche dell'autore. Personalmente, siamo per lo più d'accordo con le sue idee; dovrebbe applicarsi però al difficile e doloroso lavoro del 'levare' perché la storia abbia quella compattezza che sola può darle la forza di farsi credere. Siamo disposti a vedere in Carlo, che si autodefinisce infantile, qualcosa di più: un essere umano, inusitato ormai in una città caotica e fredda, uno che piange se l'amico parte, uno che ama in modo semplice. Siamo disposti a vedere Giulia, così seria, colta, forbita, elegante, pulita, come un sogno di donna ideale, tra la efficiente Silvia e la spensieratezza casalinga di Anna. Sembra quasi dire che una tal donna oggi non c'è e - nel quadro volutamente retorico di Venezia, per di più autunnale e grigia - può solo pensarsi come speranza." (Danila Petacco, 'Attualità Cinematografiche')
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