Colpo di fulmine - Il mago della truffa

I Love You Phillip Morris

USA, FRANCIA - 2009
2/5
Colpo di fulmine - Il mago della truffa
Dopo un incidente, Steven Russell, si trasforma da ordinario e tranquillo uomo di famiglia in un eccellente falsario e mago dell'inganno. Dopo essere stato catturato e condannato, viene imprigionato nel carcere di massima sicurezza di Houston, in Texas, dove conosce e si innamora del suo compagno di cella, Phillip Morris. Determinato a condurre una vita perfetta insieme a lui, Morris metterà in atto una serie di imprese impossibili e ingegnose...
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, NOIR
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: omonimo libro di Steve McVicker
  • Produzione: EUROPACORP., MAD CHANCE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: LUCKY RED (2010) - DVD: LUCKY RED (2010)
  • Data uscita 2 Aprile 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

La figura del bugiardo patentato, brillante e truffatore, capace di muoversi con disinvoltura tra i gangli del sistema per fregarlo, non è certo una novità nel cinema americano. Negli ultimi anni abbiamo avuto autorevoli esempi in Scott (Il genio della truffa), Spielberg (Prova a prendermi) e Soderbergh (The Informant!).
Così manca un pò di sorpesa a questa variazione sul tema realizzata dall’accoppiata John Requa e Glenn Ficarra (già sceneggiatori dell’acidissimo Babbo bastardo di Terry Zwigoff): il loro Colpo di fulmine – presentato prima al Sundance, poi a Cannes (Quinzaine), col titolo I Love You Phillip Morris – arriva troppo tardi, e con meno originalità e compattezza dei suoi predecessori.
Si dirà, questo è un film “diverso”, vuoi per l’omosessualità dichiarata del protagonista, vuoi perché la stessa diventa un dettaglio non banale nell’economia dell’opera, tanto che i toni e i caratteri tipici della commedia gay – cliché inclusi – finiscono per contare più del gioco al rimpiattino di un insospettabile truffatore. Quest’ultimo, invece di sottrarsi (allo spettatore prima ancora che ai truffati) come ci si aspetterebbe, si radicalizza, esibendo un corpo-testo iperbolico, punteggiato di tic, smorfie e mimica che non appartengono a lui ma al suo attore: insomma Carrey-personaggio divora il personaggio-di-Carrey, nascondendolo dietro la propria maschera. Allo stesso modo in cui lo Steven Russell del film (e forse della vita, chi sa: “basato su una storia vera”) si adegua al sistema che deruba adattandolo a sè.
In questa girandola di specchi, camaleonti e sospetti – che non rinuncia comunque alla stoccata triviale quando deve strappare una risata (vedi nuvole falliche) – a rischiare di perdersi è il pubblico, che cerca Russell e impatta su Carrey, segue la pista delle truffe e finisce in una parentesi di commedia amorosa; disorientato da un equivoco narrativo che prova ogni genere (dal melò alla commedia, dal prison-movie al drammone ospedaliero) sabotandoli tutti; messo a disagio pure dalla parodia “omo” di Ewan McGregor, ovviamente involontaria e imbarazzata. Non sarà un disastro, ma trascurabile quantomeno. Compreso il colpo di scena finale, troppo ridondante e forzato. Un effetto di rinculo dopo tanto sparare a salve.

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO: LUC BESSON.

- PRESENTATO ALLA 41. QUINZAINE DES RÉALISATEURS, CANNES 2009.

CRITICA

"Il registro, sicuramente volontario, è comico-demenziale. Carrey e McGregor mettono in scena lo stereotipo gay alla Vizietto, con nemmeno un grammo di grazia e signorilità di Tognazzi e Serrault. I love you... è un'affannata corsa verso la conclusione drammatica dell'Aids che trascina con sé sogni e speranza d'amore. I cuori degli attori fingono di palpitare, i cuori degli spettatori non palpitano proprio. Jim Carrey, planato dagli States direttamente in Croisette, gigioneggia nel presentare il film, come nel recitare. Una faccia di gomma che si deforma in smorfie da tenere a bada (Milos Forman e Peter Weir ci erano riusciti). Tratto da una storia vera, pubblicata su libro dal giornalista Steve McVicker dello Houston Chronicle." (Davide Turrini, 'Liberazione', 20 maggio 2009)

"Non è difficile vedere cosa ha conquistato Carrey in questo personaggio stranamente geniale, profondamente triste, iperattivo e fondamentalmente scollegato dalla realtà. E la sua caratteristica comicità fisica aggiunge una dimensione insolita a quest'oggetto di amour fou comico contaminato da melodramma cui ha partecipato molto anche dietro alle quinte (le co-star sono un'idea sua). Un autore più forte e più avventuroso di Ficarra e Requa (esordienti alla regia) ne avrebbe fatto un film più interessante. Certo, Carrey avrebbe dovuto rischiare." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 20 maggio 2009)

"Ci sono botti e botti. Quello stradale superabile, quello amoroso che ti frega. E stai (al) fresco per sempre. (...) Ecco una storia reale estratta dai mondi dell'impossibile e portata nelle magie del cinema. Da 'Colpo di fulmine dei debuttanti' John Requa e Glenn Ficarra si esce col viso bagnato, perché tra risate e commozioni, le lacrime non mancano. Complice l'attore più flexi del mondo, Jim Carrey, che diventa un Steven Russell tra sorrisi a mille denti e disperazioni tolstoiane. Lo accompagna il cherubino Ewan McGregor (Phillip Morris). (Anna Maria Pasetti, 'Il fatto quotidiano', 1 aprile 2010)

"Ci sono film così fuori sincrono, sbandati, sballati, praticamente fusi, da risultare eccezionali: quelli in cui non piace nulla, neanche la faccia della cassiera e della maschera. 'Colpo di fulmine' (era un capolavoro di Hawks, sottotitolo 'Il mago della truffa', mancano le idee) fa parte di questa schiera. Non è un film maledetto: non sarà cult, non sarà riabilitato col tempo, né è in anticipo sul gusto, è solo un tentativo di mescolare generi, ma da qualunque parte lo tiri è clamorosamente fallito. (...) Il duo registico Ficarra e Requa (non è lo pseudonimo di Picone) scrivono e dirigono una storia vera (diciamo quasi...) ispirata a un libro di Steve McVicker (...), svuotando il salvadanaio di Luc Besson. La figura del simpatico imbroglione è ospite fissa nel cinema, da Resnais a Spielberg, senza contare Totò e Peppino: tutto l'arco espressivo registico si è occupato di fuoriusciti della società. Qui abbiamo un prototipo 'all inclusive', anche gay, nonostante la promozione non accenni mai al tema, privandosi così dell'unico pubblico che forse abboccherebbe. Per vedere gli slanci del dinoccolatissimo Jim Carrey (a volte non basta, non ha un attimo di verità e profondità) e del finemente conquistato Ewan McGregor (è la cosa migliore) che si amano dentro e fuori, nel Texas e fuori, in regime romantico e fuori, in una storia che non funziona come action, né come love story, né come commedia, né tanto meno come film carcerario. Perché manca la figura del vero Steven: quello vero intanto sta godendosi 144 anni di pena. Sono 10 film sbagliati al prezzo di uno, 10 finali (si sfrutta il duettino sull'aria del 'Figaro' mozartiano) in disperata ricerca di fuga, cercando di evadere da un racconto poco avvincente ma in compenso molto ripetitivo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 aprile 2010)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy