Coffee & Cigarettes

USA - 2003
Coffee & Cigarettes
STRANO CONOSCERSI (Roberto Benigni incontra Steven al caffè) - GEMELLI (Due gemelli, ragazzo e ragazza, parlano in un caffé insieme al cameriere ) - DA QUALCHE PARTE IN CALIFORNIA (Tom Waits incontra il cantante Iggy Pop) - QUESTE TI UCCIDERANNO (Vinnie e il fratello parlano di sigarette) - RENEE (una ragazza sola al caffè e il cameriere che cerca di farsi avanti) - NESSUN PROBLEMA (Alex e Isaac si vedono dopo molto tempo ma non sanno di cosa parlare) - CUGINE (Cate e Shelley si rivedono in albergo. Cate é una famosa attrice, Shelley la invidia) - JACK MOSTRA A MEG LA SUA BOBINA DI TESLA (Jack e Meg parlano di risonanze acustiche) - CUGINI? (Alfred Molina incontra Steve Coogan e gli comunica di avere scoperto che loro due sono cugini) - DELIRIO (Due cugini parlano al caffè quando arriva Bill Murray in qualità di cameriere) - CHAMPAGNE (Taylor e Bill, anziani, parlano durante l'intervallo di lavoro. Bill si addormenta, forse é morto).
  • Altri titoli:
    Coffee and Cigarettes
  • Durata: 95'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Produzione: JOANA VICENTE, JASON KLIOT, STACEY SMITH, GRETCHEN MCGOWAN PER SMOKESCREEN INC. E ASMIK ACE
  • Distribuzione: BIM (2004)
  • Data uscita 12 Marzo 2004

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 60MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2003).

- DI TANTO IN TANTO, IN UN PROGETTO SEMPRE APERTO, JIM JARMUSCH HA GIRATO UNA SERIE DI CORTI, CHIAMATA "COFFEE AND CIGARETTES". TRE DI QUESTI SONO STATI PROIETTATI IN PUBBLICO: "COFFEE AND CIGARETTES" DEL 1986, CON ROBERTO BENIGNI E STEVEN WRIGHT, "COFFEE AND CIGARETTES - MEMPHIS VERSION" DEL 1989 CON STEVE BUSCEMI E "COFFE AND CIGARETTES - SOMEWHERE IN CALIFORNIA" DEL 1993 CON TOM WAITS E IGGY POP. DOPO L'USCITA DEL TERZO, SEBBENE FOSSERO STATI PENSATI PER FUNZIONARE DA SOLI, JARMUSCH NE HA REALIZZATI COMPLESSIVAMENTE 11 PER MOSTRARLI TUTTI INSIEME.

CRITICA

"Fa ridere - e parecchio - 'Coffee & cigarettes' di Jim Jarmusch, ospite fuori concorso alla Mostra. Girato in bianco e nero, è una raccolta di cortometraggi affidati, come un 'private joke' (ma godibile a tutti), a un esercito di facce famigliari: da Iggy Pop e Tom Waits a Roberto Benigni, a Cate Blanchett a Bill Murray e Steve Buscemi, a Gza Rza del supergruppo rap Wu-Tang-Clan. Si discute di tutto e di nulla nel modo più politicamente scorretto, tra scorrettissimi sorsi di caffè e tirate di sigaretta". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 settembre 2003)

"Una bislacca, divertente serie di corti, iniziati nell'87 con i 6 minuti del giovane Benigni, che l'americano sempre indipendente Jim Jarmusch raccoglie, a cinepresa fissa, per raccontare una particolare umanità seduta al bar, tra caffè e sigarette, chiacchiere e tazzine. Ecco, amici o nemici, umili e vanagloriosi, famosi e anonimi, parlare di smettere di fumare, di Gianni e Pinotto, del dentista, di Elvis assassinato, del tè e dei ghiaccioli, di filosofia e politica. O semplicemente guardarsi negli occhi e trasmettersi magari infelicità e solitudine, tanto che l'ultimo episodio sembra di Beckett. Non sempre, ma talvolta geniale, 'Coffee & Cigarettes' è una tragicommedia che si avvale del contributo carismatico di artisti amici, da Bill Murray a Tom Waits, dalla doppia Cate Blanchett a Iggy Pop ai gemelli Lee, emblemi di una cultura dialettica molto american way, da cowboy, tutto servito in molto seducente bianco e nero." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 marzo 2004)

"Raccontini come spaccati di esistenze colte in momenti impercettibili, uomini e donne ora soli, ora in compagnia, ora parenti (forse), ora amici di più o meno lunga data. Il copione si snoda come una sorta di operetta morale, e Jim Jarmush guarda quelle situazioni collocate in ambiente pubblico ma assai intime con occhio discreto e delicato, scegliendo una fotografia in B&N che offre ad ogni singolo appuntamento una vitalità lucida e insieme disperata. Tutti i protagonisti vivono una sostanziale infelicità e insieme sono alla ricerca di un cambio di rotta, di un nuovo equilibrio, soprattutto di una rinnovata capacità di comunicare. Introspezione sugli stati d'animo, dialoghi spesso ridotti all'essenziale, qualche parolaccia come sfogo per
'sentirsi' presenti in quel momento: un cinema crepuscolare, specchio di un'America minore, probabilmente sazia di se stessa ma bisognosa di sentimenti autentici." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 137, 2004)

"Fra i grandi registi di cui non si parla abbastanza, Jim Jarmusch occupa un posto a parte ed è inutile dire che è un posto d'onore. Dai tempi dell'incantevole 'Stranger Than Paradise' (1984), il campione del cinema indipendente newyorkese ha infatti girato meno di dieci film, alternando gioielli come 'Ghost Dog' e 'Dead Man' a prove meno riuscite. Ma senza mai rinnegare i principi di fondo del suo cinema orgogliosamente marginale. Mentre altri davano la scalata a Hollywood, insomma, Jarmusch continuava a sposare basso costo e grandi ambizioni. Con la profondità del cinéphile che reinventa la tradizione e la leggerezza di chi si è conquistato il diritto di girare solo dove, quando e con chi vuole, senza subire in alcun modo le pressioni del mercato. Antologia di variazioni sul tema del titolo, 'Coffee & Cigarettes' si direbbe un lavoro minore, invece è quasi una dichiarazione di poetica. La prova che per fare cinema bastano un locale, un paio di attori e uno spunto su cui improvvisare, perché con Jarmusch gli interpreti sono sempre coautori. Basta che da qualche parte compaiano caffè e sigarette, perfetto viatico di questa metafisica della chiacchiera in 11 episodi. (...) Viene il dubbio che il vero soggetto di queste miniature così colte e insieme ironicamente triviali, sia la vicinanza. Amici o rivali, fratelli e sorelle, padri e figli o perfetti estranei, i protagonisti di questi 11 match intorno a una tovaglia a quadretti sembrano mettere alla prova questa condizione sempre più fragile e transitoria. E che citino Mahler o Gianni e Pinotto, il fisico cèco Tesla o il cineasta Spike Jonze, ciò che dicono conta meno di come lo dicono e a parlare sono anzitutto i corpi, le facce, le posizioni. Come succedeva una volta, quando il cinema era ancora cinema." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 marzo 2004)
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