Codice: Genesi

The Book of Eli

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Codice: Genesi
Il mondo è stato distrutto da un evento apocalittico e la razza umana è in grave pericolo. Solo un uomo, grazie ad un profetico libro, è in grado di salvare tutti gli esseri umani, ma per farlo deve proteggere a tutti i costi il sacro testo...
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: RED ONE CAMERA
  • Produzione: DENZEL WASHINGTON, JOEL SILVER, ANDREW A. KOSOVE, BRODERICK JOHNSON E YOLANDA T. COCHRAN PER ALCON ENTERTAINMENT, SILVER PICTURES, DARK CASTLE ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION - DVD E BLU-RAY: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2010)
  • Data uscita 26 Febbraio 2010

TRAILER

RECENSIONE

Codice Genesi è quello che avrebbe dovuto essere The Road - lo sfortunato film tratto dal capolavoro di Cormac McCarthy, mai uscito da noi (ma a Berlino l'ha comprato Videa-CDE) - secondo la deontologia hollywoodiana: un'apocalisse spettacolare, imperniata su personaggi netti, populista, ricca d'azione e ammantata di sciocco spiritualismo. E se lo schema narrativo dell'uno e dell'altro è quasi sovrapponibile, al posto di Abramo e Isacco (Viggo Mortensen e il piccolo Kodi Smit-McPhee) i protagonisti stavolta sono Caino e Abele (Gary Oldman e Denzel Washington). L'immagine seppiata ci proietta subito - secondo una ormai diffusa convenzione stilistica - in un mondo oltre la sua stessa fine, popolato da carcasse metalliche e cadaveri ammucchiati, polvere e sporcizia, desertificato e fetido. Tra le sue rovine si muove Eli (facile l'accostamento all'Elia biblico), l'uomo nero Washington, occhiali da sole e zainetto in spalla, un pò Cristo, un pò samurai e un pò Bud Spencer (rivedersi l'ignavo energumeno di Altrimenti ci arrabbiamo), giusto coi buoni, implacabile con i provocatori (di cui il film dei fratelli Hughes offre un monotono campionario), indifferente al resto.
Che sia l'uomo della Provvidenza, il messo del Signore, lo si capisce subito dal modo in cui la macchina da presa lo venera, inquadrandolo dal basso verso l'alto, vorticandogli attorno, fissandolo nella ieraticità di potenti primi piani, immergendoli in totali dove l'uomo, la strada e il cielo coabitano secondo proporzioni geometriche. Di contro, il Caino della situazione Gary Oldman, Carnagie (che storpia non a caso il cognome Carnegie, ovvero l'imprenditore scozzese di fine '800 che ispirò il personaggio di Paperon de' Paperoni) distinto dall'altro nel fisico - è deturpato e a un certo punto pure zoppo - e nelle maniere, reuccio di angusti spazi (il suo trono è il soprascala di un sordido saloon) e profeta di misere frontiere: la sua missione? Espandersi, allargare l'orizzonte temporale del suo potere. Il pretesto narrativo per metterli l'uno contro l'altro è un libro, l'ultima copia esistente della Bibbia, che Eli custodisce gelosamente con sè per portarla ad Ovest (la salvezza nell'ottica rozzamente teocon del film non può che essere l'Occidente), e Carnegie-Paperoni vorrebbe sottrargli per sfruttarne il potere e piegare la coscienza dei deboli.
Il dualismo fede-religione (quest'ultima intesa come istituzione) è solo di facciata, imperniato su quello non meno superficiale tra saper vedere e poter vedere, rivelato dal colpo di scena finale. A conferma di come i problemi posti sul piatto servano solo a spacciare un banale snack-movie in qualcosa di più sopraffino. Intento che se da un lato solleva più di un dubbio sull'onestà ideologica (e l'integrità teologica) dell'operazione, dall'altro (grazie anche all'appeal delle star protagoniste) costringe lo spettatore a restare sveglio. Al prezzo però di addormentare il cervello.
Gianluca Arnone

CRITICA

"Delude invece 'Codice Genesi' di Albert e Allen Hughes, uno dei tanti film a tema spirituale in arrivo nelle sale in questi mesi. (...) Ma al di là del testo sacro della Genesi (è questo il prezioso tesoro) e di un colpo di scena finale, il film è un modesto road movie post apocalittico." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 26 febbraio 2010)

"Non ci si può più fidare di nessuno. Nemmeno di Denzel Washington, che certe boiate le ha (quasi) sempre evitate. Peccato. Questo 'Codice Genesi' è un fumettaccio futuribile, sospeso tra fantascienza e avventura, una storia inutilmente violenta, con clamoroso imbroglio incorporato, che va ben oltre l'inverosimile e tocca irresistibili picchi di umorismo involontario nei suoi blabla pseudoreligiosi. (...) Tirando le somme, di tensione ce n'è più a 'Porta a porta', nonostante il centinaio di defunti, che il protagonista ammazza con le più svariate armi: spadone, revolver, mitraglietta e bombe a mano. Azioni da superman già normalmente, ma che diventano incredibili a truffa (della sceneggiatura) svelata. P.S. Chissà se l'instancabile maratoneta Denzel Washington, una volta trovata l'acqua, si sarà finalmente lavato." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26 febbraio 2010)

"Di gran moda a Hollywood il genere post-apocalittico in un Secondo Millennio aperto dall'11 settembre, proseguito fra focolai bellici e terroristici giustificati con il pretesto 'religioso'. (...) Con la sua presenza carismatica Denzel è l'elemento di forza di un film d'azione, fumoso nelle ambizioni filosofiche e tuttavia godibile per chi ama il genere." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 26 febbraio 2010)

"Prendete la barbarie post-apocalittica di 'Mad Max', metteteci il Mel Gibson di oggi, quello ultra-cristiano di 'La Passione', e obamizzatelo così da trasformarlo in Denzel Washington (attore molto religioso, in 'Uno sguardo dal cielo' era un angelo). E' 'Codice Genesi - The Book of Eli', film dei fratelli Hughes, Albert e Allen, che esce oggi distribuito da 01. Negli Stati Uniti ha sorpreso per gli incassi del primi giorni, mettendo persino in difficoltà 'Avatar', al quale è facile contrapporlo anche sul piano dei valori: se il film di Cameron è un inno darwinista e panteista all'esistenza di altre forme di vita, che dimostrano la natura agonizzante della razza umana in mano all'egemonia americana, 'Codice genesi' è un viaggio dentro e fuori il libro sacro della Bibbia, portato da Denzel Washington in maniera cruenta ma cristologicamente corretta, con la spada. In effetti, se 'Avatar' è una serrata critica alla dottrina espansionistica di Bush, una critica genetica, perché è messa in crisi tutta la storia di sopraffazione degli Stati Uniti, dai precolombiani agli indiani nativi, 'Codice Genesi' è invece un inno teo-con, il film in cui un conservatore cristiano può felicemente crogiolarsi, in attesa del riscatto futuro dell'umanità dalla decadenza." (Luca Mastrantonio, 'Il Riformista', 26 febbraio 2010)
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