Codice Criminale

Trespass Against Us

GRAN BRETAGNA - 2016
3/5
Codice Criminale
Da generazioni i Cutler vivono al di fuori di ogni legge tra rapine, corse d'auto e inseguimenti con la polizia. Ma Chad, fuorilegge dal fascino magnetico e figlio del capobanda Colby, decide di cambiare vita per amore di sua moglie e dei suoi figli, a cui vuole offrire un futuro diverso. Questa decisione lo porterà a uno scontro con la rabbia del padre autoritario e con un sistema che non sembra permettere alcuna redenzione.
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: AATON PENELOPE/ARRICAM LT, 35 MM
  • Produzione: ALASTAIR SIDDONS, ANDREA CALDERWOOD, GAIL EGAN PER POTBOILER PRODUCTIONS
  • Distribuzione: VIDEA (2017)
  • Data uscita 28 Giugno 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
“Give us this day our daily bread, and forgive us our trespasses as we forgive those who trespass against us”.

Trespass Against Us: non è un passaggio casuale del Padre Nostro, non lo è neanche il titolo (originale) dell’opera prima di Adam Smith, solamente omonimo del filosofo scozzese, regista televisivo (e del concert film Don’t Think dei Chemical Brothers, che qui firmano la colonna sonora) che esordisce sul grande schermo con un buon film, frutto di un’intuizione dello sceneggiatore e produttore Alastair Siddons, ispiratosi alla vera storia di una famiglia/banda accusata di molteplici crimini in una contea britannica.

“Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Lo schema di Codice criminale è chiaro sin dall’inizio: criminali da generazioni, i Cutler vivono nella campagna del Gloucestershire, dormono in roulotte o camion in uno spiazzo vicino al bosco, non riconoscono la legge e vivono di rapine, in continuo conflitto con la polizia locale.

Abilissimo al volante, Chad (Michael Fassbender) vorrebbe affrancarsi definitivamente da quella vita per poter garantire un’esistenza e un futuro diversi alla moglie e ai due figli, ma il primogenito Tyson, quasi sette anni, alla scuola preferisce gli insegnamenti del nonno, il capobanda Colby (Brendan Gleeson). Che, naturalmente, non accetterà mai la decisione del figlio, mettendosi di traverso ad ogni possibile distacco. “Cani e gatti spesso giocano insieme, ma alla fine a graffiarsi è il cane”, ricorda l’uomo alla moglie di Chad, più che mai convinta di allontanare i bambini da tutto questo.

È naturalmente l’interazione tra queste tre generazioni quello che realmente interessa ad Adam Smith, che proprio nel tramandare il debito, il peccato, e nel difficile, se non impossibile, percorso che porta alla redenzione, tiene in bilico l’intera struttura emotiva e narrativa del film.


 

Senza però disdegnare ottimi momenti di tensione action (le corse in auto, le rapine notturne, gli inseguimenti della polizia), sempre aiutato in questo dall’ottima adesione al progetto di attori superlativi come Fassbender e, soprattutto, Brendan Gleeson, patriarca burattinaio irremovibile e mosso da un’idea tutta sua di sacrificio e unione familiare.

Unione che non può prescindere dall’inevitabile nomadismo che Chad invece questa volta è deciso a interrompere. Per dare ai figli quello che lui non ha mai avuto: un’istruzione e una vita “normale”. Ma, si sa, le tradizioni di sangue sono difficili da estinguere.

CRITICA

"Curioso l'ambiente post proletario del film del debuttante Adam Smith (...) che pur avendo un bel patrimonio psico patologico ispirato a una storia vera, alla fine insegue l'action con sgommate. Family life anomala (vedi 'Capitan Fantastic') con bisticci edipici in roulotte per i figli ma anche una dose di quella passione di vita che dovrebbe sovrintendere alla narrazione. Il padre brutale pre galileiano Brendan Gleeson, con gli occhi torvi verso il subaffitto d'una esistenza trash ignorante da suburra, è la traccia di un film che c'è solo a metà ma promette per il futuro di un autore non banale. Il difetto sta nel punto di forza, Michael Fassbender di cui tutto si può dire, non che non trovi lavoro: bravo, bello, manicure perfetta, intimissimi a posto, ma nessuno al mondo può credere sia analfabeta, si vede lontano un miglio che ha letto Thomas Mann e forse anche Hermann Broch." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 giugno 2017)

"(...) la drammaturgia si concentra essenzialmente sul duello tra il vecchio capoclan oscurantista e il suo riluttante erede. Legami di sangue e violenza, peso della tradizione, miti ed emarginazione sono calati in un contesto sociale abbastanza insolito da stimolare l'interesse dello spettatore. Originale anche l'approccio di Smith e dello sceneggiatore Alastair Siddons (che in origine progettavano di fare un documentario): una specie di compromesso tra il cinema poliziesco e il naturalismo sociale alla Ken Loach o alla Mike Leigh. (...) 'Codice criminale' è imperfetto, soprattutto nel finale 'poetico' e moraleggiante, che irrompe inaspettatamente nel clima nero e pessimistico del resto del film. Però bisogna riconoscere al regista esordiente quel che gli compete. (...) Smith ha un buon senso dell'inquadratura, una regia energica e un controllo sicuro del montaggio, che gli consente di dirigere eccellenti sequenze d'inseguimento tra auto. Il che, in questo caso, non è affatto scontato né accessorio. Poiché il vero interesse risiede nei due personaggi principali, vale la pena di notare come l'interpretazione di Fassbender suggerisca, con autentico talento, un aspetto che sembra l'opposto della lotta per l'emancipazione e l'onestà che il suo Chad sostiene per tutto il film. Il tormentato bandito, infatti, non appare mai tanto felice come quando compie le sue imprese illegali, dandola polvere alla polizia e abbandonandosi a un'ebbrezza che gli fa, finalmente, dimenticare il suo cattivo karma." (Roberto Nepoti , 'La Repubblica', 29 giugno 2017)

"E' un buon film «Codice criminale» (...), anche se non ha la qualità necessaria per svincolarsi da migliori modelli precedenti. Il titolo italiano è fuorviante perché non si tratta dell'ennesimo thriller, bensì di un epico apologo sulla speranza di riscatto da un contesto di brutale illegalità. (...) Un po' sulla scia dei poemi gitani di Kusturica e Gatlif nonché debitore del cinema adrenalinico di Ritchie, il neoregista Smith (...) regge benissimo il ritmo e tratteggia con efficacia i profili di questa comunità ripugnante e insieme patetica nella sua deviata utopia libertaria. Troppo banale, però, lo scontro melodrammatico che assegna a due attori straordinari come Fassbender e Gleeson i consunti ruoli di innovatore bello, bravo e intelligente e patriarca tirannico, barbarico e ignorante." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 29 giugno 2017)

"Il titolo originale usa un'espressione biblica 'Trespass Against Us' (recarci offesa) per indicare la posizione difensiva di un gruppo le cui contraddizioni interne si dissolvono a fronte a qualsiasi ingerenza esterna; e il film non fa nulla per edulcorare il quadro di un mondo brado chiuso in sé. Tuttavia - pur dando spazio all'azione con azzardate corse automobilistiche attraverso i campi e inseguimenti notturni nei boschi - l'esordiente Adam Smith non perde mai di vista l'intimistica centralità di una relazione padre/figlio fondata su una trasmissione di valori tanto moralmente discutibili quanto sentimentalmente indissolubili. Un complice rapporto di odio-amore reso palpabile da due fantastici interpreti: sulla base di una densa imbastitura di gesti e di sguardi, il Chad di malinconica fragilità di Michael Fassbender e il protervo Colby di Brendan Gleeson si contrappongono rendendo umani personaggi a rischio di risultare solo sgradevoli; e impedendo al film di cadere nella trappola di un troppo compiaciuto estetismo della marginalità." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 29 giugno 2017)

"Regia dell'esordiente Adam Smith, che 'nomen omen' trova qualche spazio per filosofeggiare con la camera in questo crime-drama solido, serrato e, purtroppo, mal chiuso. Buone le prove attoriali, colonna sonora dei Chemical Brothers (...), 'Trespass Against Us' - sapido titolo originale eluso dalla traduzione italiana 'Codice criminale' - alle nostre latitudini insegna come si possa, e debba, fare il genere: adrenaliniche sequenze action, substrato morale per surplus, volti - Fassbender e Gleeson - che rimangono impressi. Per un'uscita estiva c'è quasi da leccarsi gli occhi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 29 giugno 2017)

"Non tutto fila a dovere in questo 'Codice criminale' (...). La parte action è quella certamente più accattivante con, in particolare, una scena di inseguimento notturno, dopo un furto in villa, che ti mette davvero ansia, come raramente è capitato di vedere. Eppure, è evidente che il cuore della pellicola diretta da Adan Smith sia proprio da ricercare all'interno di quel nucleo famigliare, nello scontro padre-figlio che contrappone i due maschi alfa dei Cutler, il dominatore genitore Colby (Brendan Gleeson) e il suo erede Chad (Michael Fassbender). (...) Quando il melodramma prende piede, il film perde quota e non aiuta certo un finale troppo «sdolcinato». Però, è interessante il tentativo di costruire una pellicola con personaggi sgangherati, moralmente riprovevoli, in cerca di una redenzione che non arriva mai (la comunità li respinge senza appello). Un ritratto di questo popolo nomade, tra roulotte e automobili rubate, che non fa sconti, con due grandi interpreti che lo nobilitano." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 29 giugno 2017)

"Piacerà per la storia e l'ambientazione (belle e insolite). E per alcune maiuscole prove attoriali. Di Lyndsey Marshal (...). E di Brendan Gleeson, il debordante sconcio e bigotto patriarca (come succede quasi sempre il grosso Brendan dà anche di più di quello che spettatori e regista si aspettano da lui)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 29 giugno 2017)

"(...) Gleeson implacabile (...) Fassbender, ruolo alla Perkins (...). Camera a mano inquietissima per non dare tregua all'angoscia di affrontare il padre, mentre tutto, come succede nei classici dai tempi di 'Una pallottola per Roy', si muove dentro una traccia che sembra segnata. Originale ricostruzione di comunità criminale in atmosfera biblica come nel titolo originale." ('Nazione-Carlino-Giorno', 29 giugno 2017)

"Opera prima di Adam Smith che nel ruolo dei protagonisti vanta Michael Fassbender e Brendan Gleeson, 'Codice criminale' esplora il tema delle relazioni tra padre e figlio, ma anche quelli del bisogno di riscatto e catarsi, dell'impossibile fuga dal proprio destino. Ma una via d'uscita c'è." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 30 giugno 2017)

"L'esordio nel lungometraggio del noto regista musicale Smith (...) vince più nella descrizione del contesto (c'è una lingua vera e propria da scoprire, in originale, attraverso termini come 'gorgie', 'gel on', 'cushty') che non nel dramma familiare (il personaggio di Fassbender risulta a volte più confuso che complesso). Eccellenti gli inseguimenti stradali con Chad pilota imprendibile per viuzze, tunnel e aperta campagna (chiara metafora: i Cutler non seguono un percorso tracciato sulla mappa). Questa pellicola a suo modo assai affascinante sembra la versione più action e superficiale della saga sull'etnia Yéniches del francese Jean-Charles Hue, trionfatore con Miglior Film al Festival di Torino 2014 per il bellissimo 'Mange tes morts'. Energiche e mai noiose le prove attoriali di Fassbender e Gleeson, perfetti nei ruoli del figlio carismatico e padre autoritario." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 1 luglio 2017)
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