C'mon C'mon

USA - 2021
3,5/5
C'mon C'mon
Johnny è un giornalista radiofonico molto preso da un progetto di lavoro che lo porta in giro per l'America a intervistare i bambini sul futuro incerto del nostro mondo. Sua sorella Viv gli chiede di badare a suo figlio di 8 anni Jesse, mentre lei si occupa del padre del bambino, che ha problemi mentali. Johnny si trova a legare con il nipote in una maniera che mai avrebbe previsto, portandolo con sé in un viaggio da Los Angeles a New York e New Orleans.
  • Durata: 108'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: CHELSEA BARNARD, LILA YACOUB, ANDREA LONACRE-WHITE PER A24
  • Distribuzione: NOTORIOUS PICTURES (2022)
  • Data uscita 7 Aprile 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

“Non so come sarà il futuro. Spesso però le cose accadono diversamente da come te l’eri immaginate. E allora devi fare il tifo: C’mon C’mon, C’mon C’mon…”.

Dopo Beginners (film ispirato a suo padre) e 20th Century Women (film ispirato a sua madre), Mike Mills dirige C’mon C’mon e si concentra sul delicatissimo rapporto che intercorre tra genitori e figli, tra adulti e bambini.

Sceglie un poetico bianco e nero per spostarsi in quattro grandi città americane, Detroit, Los Angeles, New York e New Orleans, seguendo Johnny (Joaquin Phoenix), giornalista radiofonico che insieme ad una collega sta portando avanti un progetto che prevede di raccogliere i contributi di vari bambini americani in merito alle incertezze sul futuro.

Mike Mills sul set di C’mon C’mon

In maniera del tutto inaspettata, però, Johnny dovrà prendersi cura del nipotino Jesse (Woody Norman), nove anni, dato che la sorella Viv (Gaby Hoffmann) deve occuparsi del padre del bambino, affetto da disturbi mentali.

Le voci dei bambini, i suoni del mondo: all’ennesima, straordinaria performance, Joaquin Phoenix (che non ha bisogno di incarnare necessariamente maschere borderline, vedi Joker, per creare quell’istantanea empatia tra personaggio e spettatore), sembra ritrovare quel malinconico mood che ne caratterizzava le mosse in Her di Spike Jonze.

Quel disincantato (per certi versi), spaventoso futuro prossimo distopico lascia invece qui spazio ad un presente che tenta di riflettere sul domani di una generazione con la quale gli adulti troppo spesso non sanno relazionarsi: il film scritto e diretto Mike Mills – passato al Festival di Telluride, ora alla Festa di Roma e dal 2022 nelle sale italiane con Notorious Pictures – ragiona allora proprio su questo, ma senza la presunzione di voler necessariamente indicare una via prestabilita.

Il rapporto tra Johnny e il piccolo Jesse vive naturalmente di alti e bassi, da una parte c’è il senso di responsabilità di un uomo che – nonostante gli impegni lavorativi – si è preso il compito di vegliare su di lui, dall’altra l’esplosività di un ragazzino dalla parlantina ininterrotta e dalla fantasia smodata.

Ma il viaggio che compiranno insieme (alla fine l’uomo lo porterà con sé a New York e New Orleans) contribuirà a far sì che si crei un legame vero: attraverso letture varie (dal Mago di Oz a Star Child di Claire A. Nivola), attraverso la nuova conoscenza del mondo – che per Jesse passa dallo sguardo su città mai visitate prima e, soprattutto, dal catturare i suoni ambientali con le apparecchiature dello zio) – attraverso la presa di coscienza che non esiste, non può esistere, un modo preconfezionato per essere (o sentirsi) un buon genitore.

Joaquin Phoenix in C’mon C’mon

Johnny cerca spesso conforto al telefono con la sorella (“Benvenuto nella mia vita!”), ogni sera registra con il suo microfono quello che è accaduto durante la giornata e al tempo stesso incomincia a sentirsi parte di qualcosa che fino a quel momento aveva l’impressione di sfiorare appena, tutte le volte che si ritrova al cospetto dei vari ragazzini per raccogliere i loro pensieri.

Perché una cosa è ascoltare, registrare, e poi venire via. Un’altra è vivere (con) la persona che ti crescerà accanto.

“Tu magari un domani non ricorderai molto di tutto questo, io farò in modo di ricordartelo”.

NOTE

- SELEZIONE UFFICIALE ALLA XVI FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2021).

CRITICA

"'C' mon c' mon' , come dire dai, avanti, vieni, è la storia impressionista, quasi una favola malinconica sulla nascita di un'amicizia tra Johnny, giornalista radiofonico di New York che registra i pensieri dei ragazzi del futuro, e il nipote Jesse, 8 anni, adorabile ex aequo insopportabile, figlio della sorella impegnata col marito bisognoso di cure psichiatriche. Resta così (...) Joaquin Phoenix, che da Los Angeles porta il bambino in giro nel grande Paese (...). È per entrambi un viaggio iniziatico fatto di stop and go, slanci di affetto e ripulsione, due età che si mescolano e si interrogano lungo i panorami umani di una stupenda America bianca e nera ripresa da Robbie Ryan. La costruzione del rapporto non è facile, lo zio ha i suoi problemi e il nipotino ha qualche ossessione, ha una speciale sensibilità che lo porta a tristi fantasie. Mike Mills, regista sceneggiatore indie, mescola bene le voci preoccupate degli intervistati alla precoce sofferenza del ragazzo (...) sotto il segno di condivise nevrosi e rassegnazioni. In un colpo solo il racconto mescola parentele e affinità elettive, un adulto e un bambino che si dividono ruoli e pulsioni, dentro una voglia di tenerezza collettiva che incerotta lo stupore quotidiano della vita, una partecipazione minimalista alle prove di un nuovo affetto che richiede alla fine una doppia diagnosi edipica." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 07 aprile 2022)

"Girato in argenteo bianco e nero e popolato di bambini non attori catturati dall'obbiettivo mentre fantasiosamente improvvisano risposte a domande più grosse di loro («Che cosa ti rende felice?», «Quando pensi al futuro come lo vedi?»), 'C' mon c' mon' sprizza un'intenzione da documentario, resa possibile anche dalla presenza centrale di Joaquin Phoenix, il cui mix di calore e imprevedibilità porta un'empatia naturale a qualsiasi film. Jesse (Woody Norman) è un bambino taciturno e sensibile, già ferito dalle inspiegabili crisi del papà. Le prime fasi del rapporto con lo zio - che Jesse manipola in modo da farsi portare a New York - non sono facilissime. John (Phoenix) è uno scapolo barbuto, spettinato e senza figli e -sembra con problemi suoi di cui non sappiamo molto. La connection immediata, reale, che stabilisce con i bimbi che intervista, non si traduce nel più complicato quotidiano con il nipote. Il loro passo a due tra le strade di Manhattan evoca classici del genere «uomo più bambino»,, dal neorealismo di 'Ladri di biciclette' a 'Kramer contro Kramer' (...). In superficie, 'C' mon c' mon' sembra rilassare un po' quel controllo, ma nella realtà Mills non lascia mai che le cose prendano il volo, si «sporchino» di inatteso. E, mentre, con il procedere del film, la relazione tre Jesse e John si fa migliore e più profonda, lo script crea un teorema per cui anche quella con Viv (la madre) si cura a distanza. Il tutto in mood un po' lezioso e prevedibile, senza mai scavare abbastanza." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 07 aprile 2022)
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