Cloro

ITALIA - 2015
2/5
Cloro
La 17enne Jenny sogna di diventare campionessa di nuoto sincronizzato, ma la sua vita spensierata di adolescente a Ostia viene scossa dall'improvvisa morte della madre. Insieme al padre Alfio - depresso e disoccupato - e al fratellino Fabrizio, la ragazza è infatti costretta a trasferirsi in un paesino di poche anime nel cuore della Maiella, ospiti nella vecchia baita di montagna dello zio Todino, dove Jenny è ben presto costretta a farsi carico della famiglia. Trova lavoro come cameriera all'hotel Splendor e dovendosi occupare anche di suo fratello, Jenny vede il proprio sogno allontanarsi ogni giorno di più. A darle gioia sono i momenti rubati di notte in cui si allena di nascosto nella piscina dell'hotel e la relazione nata con Ivan, il custode dell'albergo. Il volgere degli eventi la farà tornare a Ostia, ma una volta giunta davanti alla sua vecchia piscina, osservando le compagne allenarsi, inizierà a domandarsi se appartiene ancora a quel mondo...
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: DAMIANO TICCONI E GINEVRA ELKANN PER ANG FILM E ASMARA FILMS
  • Distribuzione: GOOD FILMS
  • Data uscita 12 Marzo 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Jenny, 17 anni, è cresciuta in piscina, dove ha scoperto una forte passione per il nuoto sincronizzato.  Il suo sogno è  diventare una campionessa in quella disciplina molto particolare e  partecipare insieme ad altre amiche agli imminenti campionati italiani. Succede però che, in seguito alla morte improvvisa della madre,  Jenny è costretta a trasferirsi in un paesino nel cuore della Maiella, luogo di origine del padre.  L’uomo, Alfio, è in forte stato depressivo, ha perso il lavoro e la casa, ripresa dalla banca. Oltre a lui, Jenny deve pensare anche   al fratellino Fabrizio. Lo zio Tondino li ospita in una vecchia baita di montagna, nei pressi del grande Hotel Splendor. Qui Jenny riesce a trovare lavoro come donna delle pulizie. Scopre poi che nell’albergo c’è una piscina, decide di rischiare e la notte riprende ad allenarsi. L’improvvisa, irruenta storia d’amore con Ivan, custode dell’albergo, la nevrosi del padre, accolto in un convento, l’irrequietezza di Fabrizio rendono la vita di Jenny incerta e instabile. E la decisione di tornare al mare forse non sarà così semplice.
Tornato in Italia dopo studi alla New York University, Sanfelice esordisce con Cloro, film selezionato al Sundance e in concorso all’ultimo Festival di Berlino, sezione Generation Plus 14.  Un’opera prima fatta di forti premesse e di evanescenti sviluppi fino ad un indeciso, incerto finale. Sanfelice aderisce bene a quella poetica post moderna che rinuncia ad immagini d’insieme e sceglie sguardi tagliati, obliqui, rovesciati. Nella scia dei Dardenne, la mdp segue spesso l’azione alle spalle dei protagonisti, provando ad allargare lo spazio dei movimenti e delle intenzioni. Il luogo centrale della neve  e del freddo si alterna con visioni di spicchi di mare producendo quella correlazione tra sensazioni di vuoto e perdita di equilibrio che significano per Jenny la fine dell’adolescenza.  Film di formazione, scandito con pertinenza dagli occhi perplessi e smarriti di Jenny, una Sara Serraiocco che conferma le belle impressioni suscitate nel precedente Salvo. Accanto a lei, lavorano ottimi caratteristi come Ivan Franek, Giorgio Colangeli, Pier a Degli Esposti.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: MIBACT-DGC, RAI CINEMA, BANCA DEL FUCINO, REGIONE LAZIO.

- IN CONCORSO AL 65 FESTIVAL DI BERLINO (2015) NELLA SEZIONE 'GENERATION 14PLUS'.

- LAMBERTO SANFELICE È STATO CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2015 COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE.

CRITICA

"Storia di sfumature e atmosfere, sulle spalle della assai intonata Sara Serraiocco cui spetta vivere il passaggio epocale dell'adolescenza. Insoliti panorami, ma il rapporto familiare rimanda a 'Sister' di Ursula Meier, con qualche punto e virgola all'italiana: Chiesa e Famiglia, dimenticate quando appare in piscina Ivan Franek. Anche se è davvero tutta colpa della società, il regista, con uno script sotto tono, la butta, nell'evoluzione psicosomatica quotidiana e nella conquista di una solitudine non di breve scadenza." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 marzo 2015)

"L'esordio per Lamberto Sanfelice, quarantenne romano, è stato di quelli fortunati; (...) Un po' romanzo di formazione, un po' fiaba nera di cui prende gli archetipi che fanno paura a tutti i ragazzini come la perdita dei genitori, 'Cloro' sembra ispirarsi alla lezione dei primi Dardenne, macchina da presa appiccicata ai corpi, sempre un po' sporchi, sgualciti, specie quello della giovane protagonista, Jennifer (Sara Serraiocco vista come cieca in 'Salvo') anche se dei fratelli belgi il regista non ha l'implacabilità spiazzante. E un po' a quei film indie americani immersi in un paesaggio che sembra narrare anch'esso una lotta come quella vissuta dai personaggi. (...) energia è quello che manca nel film di Sanfelice, i cui personaggi finiscono con apparire come delle figurine che seguono un itinerario predeterminato. Tutto deve rispondere a qualcosa, tutto è già scritto e gli scarti del corpo, quello della giovane protagonista, che cerca imbizzarrito le risposte al suo dolore, suonano sempre vuoti. C'è poco corpo in 'Cloro', nonostante le intenzioni dichiarate da una narratività che invece, appunto, si affida soprattutto alla scrittura. Chiudendo i corpi nelle gabbie del prevedibile, nei guizzi troppo ordinati di figurazioni esistenziali la cui temperatura è fatta da immagini quasi da repertorio (...) senza libertà e soprattutto senza un guizzo viscerale." (Cristina Piccino, 'Il manifesto', 12 marzo 2015)

"(...) opera prima non disprezzabile, ma ancor più perfettibile. Sara Serraiocco ('Salvo') ce la mette tutta, la fotografia di Michele Paradisi ha fascino, la regia trova inquadrature adesive ed esaltanti, ma la sceneggiatura? Stantia, senza reale evoluzione dei caratteri e (romanzo di) formazione, piena dei tòpoi ritriti del cinema nostro attuale, dal nuoto sincronizzato allo slavo reduce di guerra rintanato sui monti. Dove li avevamo già stravisti? Yawn..." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 12 marzo 2015)

"(...) una storia amara sullo sradicamento e sulla solitudine, dallo svolgimento compatto, percorso da un filo di tristezza e di angoscia. (...) Riflessione sulle conseguenze delle svolte del destino, sulla precoce, ma ineludibile, assunzione di responsabilità e sulla incancellabile permanenza degli affetti primari, «Cloro» è un asciutto racconto di formazione, di educazione alla vita, della crescita come donna di Jenny: del suo passaggio dalla giovinezza (la piscina) all'età adulta (il mare delle immagini finali). Un racconto, in cui si susseguono, in inquadrature con precise notazioni realistiche, immagini suggestive del maestoso paesaggio montuoso e altre illuminanti, quelle interiori dei personaggi, soprattutto di Jenny: la cinepresa, come nei film dei belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne («Rosetta», in particolare), si incolla a loro, ne coglie le minime reazioni emotive, ne vivifica i silenzi, ne ferma gli sguardi, ne registra gli scarni dialoghi, ne illustra il dramma, scaturito dagli effetti di un tormentato contesto socioeconomico." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 15 marzo 2015)
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