City Hall

USA - 1996
A New York, durante una sparatoria tra un poliziotto, Eddie Santos, e uno spacciatore in libertà vigilata, Tino, nipote del boss mafioso Paul Zapatti, muore accidentalmente un bambino di colore. Una brutta storia che può far incrinare l'impalcatura politica faticosamente costruita dal sindaco del partito democratico John Pappas. Per questo fatto il suo vice, il giovane Kevin Calhoun, è alle prese da un lato con l'avvocatessa Marybeth Cogan, che difende i diritti della vedova Santos, e dall'altro con Frank Anselmo, leader democratico interessato ad un prolungamento della metropolitana collegato ad un colossale progetto commerciale, voluto da uomini d'affari in combutta con Zapatti, amico di Frank, al cui interessamento risale l'anomalo rilascio della libertà vigilata a Tino. Seguendo una pista, Calhoun conosce Larry Schwartz, incaricato del tribunale: costui rivela che egli ha solo vidimato il documento, in realtà rilasciato dall'insospettabile giudice Walter Stern. Schwartz, che ha chiesto invano protezione ad Anselmo, viene ucciso mentre telefona a Kevin. La commissione di vigilamza della polizia frattanto tenta di montare, con una cospicua somma fatta trovare nello chalet di campagna, un caso di corruzione su Santos cui Marybeth si oppone fermamente, spalleggiata da Kevin. I due incontrano in segreto Vinnie Zapatti, altro nipote e testimone della sparatoria, che promette l'indomani di rilasciare importanti rivelazioni sul caso in cambio di una somma per espatriare, ma viene ucciso. Messo alle strette, il giudice confessa il suo sbaglio, ma anche che è stato spinto all'illecita decisione, per fare un favore a Zapatti tramite Anselmo, che si uccide. Deluso, Kevin Calhoun va via da New York.
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: EDWARD R. PRESSMAN, KEN LIPPER PER CASTLE ROCK ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: MEDUSA FILM - MEDUSA VIDEO (PEPITE)

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MARZO 1996

CRITICA

"Di Al Pacino, in questo che per un terzo potrebbe essere un film di Rosi tipo 'Cadaveri eccellenti' e per gli altri due terzi è il solito action movie di malavita metropolitana, si può dire che il protagonista è più grande dell'occasione che gli viene offerta. Del discorso sulla bara del bimbo ucciso, il grande attore fa un pezzo di bravura che ricorda l'orazione di Marc'Antonio sul cadavere di Cesare. Se Pacino si candidasse davvero a sindaco di New York, con quella faccia, quella parlantina e quella "menschkeit" indiscutibile, nonostante tutto chi gli negherebbe il voto?" (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 23 marzo 1996)

"Il tema del film è interessante. Meno lo svolgimento che, dopo le iniziali scene d'azione, si disperde in conversazioni che dicono troppo, e insieme, niente. Eppure, in virtù della bravura di Al Pacino, quel sindaco immerso nel chiaroscuro ha una qualche concretezza. Inesistenti, al di là degli sforzi degli attori, il vicesindaco e la ragazza. Bene individuata la figura disegnata da Danny Aiello: il sindacalista Frank Anselmo così abituato ai compromessi da offrire una mano alla gente del quartiere in cerca di aiuto e l'altra ai mafiosi. Equilibrismo che, al cinema, non sempre rende: in City Hall il prode Anselmo non si salva da una brutta fine." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 22 marzo 1996)

"Scritto da quattro sceneggiatori, tra i quali Bo Goldman e Nicholas Pileggi, City Hall a tratti rientra nella tradizione del cinema liberal e ottimista classico americano, a tratti ha la forza del cinema di denuncia alla Rosi e l'incisiva epicità di certi personaggi di Coppola, ma prevale lo stile del thriller politico con sottofondo etico. E il limite del film sta in questi cambi di prospettiva e in questa incertezza di registro. Godetevi comunque i due pezzi di alta scuola recitativa di Al Pacino: il toccante discorso sulla bara del bambino ucciso e la confessione-lezione sull'ineluttabile corruzione che fa al giovane Kevin." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 3 aprile 1996)
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