Cinderella Man - Una ragione per lottare

Cinderella Man

USA - 2005
Cinderella Man - Una ragione per lottare
Ispirato alla storia vera del pugile Jim Braddock che, dopo essersi ritirato dalla boxe in seguito ad una serie di sconfitte, non riesce a trovare un lavoro e pian piano deve vendere tutto ciò che possiede per sfamare la propria famiglia. Costretto ad usufruire del sussidio di disoccupazione e disperato per la condizione in cui versa tutta l'America nel pieno della Grande Depressione, Jim decide di tentare il tutto per tutto tornando sul ring. Spinto dall'amore per i suoi figli e per sua moglie Mae è deciso a costruire per loro un domani migliore, batte sul tappeto del Madison Square Garden una delle stelle nascenti del pugilato e comincia a inanellare una serie di vittorie, divenendo in breve tempo un eroe per quanti sognano il riscatto. Sulla scia del successo, Jim arriva all'incontro decisivo, quello contro il campione del mondo dei pesi massimi, Max Baer, famoso per avere ucciso in combattimento due aspiranti al titolo. Jim sale sul ring con pochissime possibilità di vincere mentre i media e l'opinione pubblica gli si stringono intorno sperando di vedere realizzato il miracolo.
  • Durata: 144'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, SENTIMENTALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: BRIAN GAZER, RON HOWARD E PENNY MARSHALL PER IMAGINE ENTERTAINMENT, MIRAMAX FILMS, PARKWAY PRODUCTIONS, UNIVERSAL PICTURES
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA
  • Data uscita 9 Settembre 2005

TRAILER

RECENSIONE

di Fabrizio Del Dongo
Solo chi cade può risorgere: un monito e insieme una speranza che da sempre alimentano il sogno americano. Non si sottrae Ron Howard, che con Cinderella Man eleva la vera storia del pugile Jim Braddock a metafora del successo ottenuto a costo di grandi sacrifici e fedeltà ai propri ideali. Metafora doppia, se si considera che la Cenerentola del ring ebbe il suo momento di gloria durante gli anni bui della Depressione, quando per chiunque era difficile mettere insieme il pranzo con la cena. Anche l'America di oggi ha poco da stare allegra sul fronte dell'economia e quindi, devono aver pensato i produttori, non potrà che far bene mostrare ancora una volta che dalla crisi, finanziaria o personale che sia, si può in ogni momento uscire.  E in effetti  a vedere il forzuto Braddock che digiuno da giorni sale sul quadrato e stende il vicecampione del mondo, viene da pensare che non vi sia nulla di più facile che superare sconfitte e frustrazioni. Peccato che sul tutto aleggi una nuvola di falso che finisce per vanificare qualsiasi nobile intento. L'epoca della Depressione è mal ricostruita, gli ambienti neanche lontanamente realistici,  gli abiti di Renée Zellweger così puliti belli e perfetti che si è presi dalla curiosità di sapere quale stilista li abbia firmati.  Si potrà obbiettare che i registi hanno il diritto di prendersi delle libertà, ma allora perché tanto crudo realismo nelle immagini - queste sì straordinarie - degli incontri di pugilato? Howard ci aveva abituato a film migliori,  anche se a giudicare dagli applausi con i quali è stato accolto Cinderella Man non faticherà di sicuro a scalare le vette degli incassi. In tanta piattezza brilla tuttavia la stella di Russell Crowe, attore versatile che dimostra di poter aderire con convinzione, sensibilità e umiltà a qualsiasi personaggio. La sua è un'ennesima prova di classe, che purtroppo non basta a far dimenticare la melensaggine della Zellweger, tutta mossette e bocca a cuore. Un'occasione sprecata perché la vicenda di Braddock, campione del mondo amato e sostenuto dai tanti operai senza lavoro né speranze che lo avevano eletto a paladino, avrebbe potuto essere raccontata evitando gli stereotipi. A meno che non fosse proprio questo l'intento, cioè mostrare una vicenda esemplare depurata di ogni durezza. Non sia mai che l'american dream si trasformi in nightmare.

NOTE

- IL FILM INIZIALMENTE DOVEVA ESSERE DIRETTO DA LASSE HALLSTROM.

- FUORI CONCORSO ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2005).

- NOMINATION OSCAR 2006: MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (PAUL GIAMATTI), MIGLIOR MONTAGGIO E MIGLIOR TRUCCO (DAVID LEROY ANDERSON, LANCE ANDERSON).

CRITICA

"Campione coraggioso, irriducibile, diventato un simbolo della lotta americana per uscire dalla crisi, Braddock è interpretato davvero bene da un Crowe dimagrito e affinato, con la faccia tonda divenuta triangolare. 'Cinderella Man' è una prova molto interessante di epopea della miseria: l'unico personaggio insopportabile è il solito, la moglie del pugile sempre lagnosa e iettatrice, stavolta Renée Zellweger."(Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 6 settembre 2005)

"'Cinderella Man', cioè Cenerentolo, è un nomignolo insolito per un campione del mondo dei pesi massimi. Il film, che ne racconta la vita, diretto da Ron Howard, è interpretato da Russel Crowe, è stato presentato fuori concorso alla Mostra. Che poteva risparmiarselo, come se l'era risparmiato il Festival di Cannes. E' invece al Festival di Berlino che Howard e Crowe avevano presentato 'A Beautiful Mind', vita di John Nash, premio Nobel per la scienza e miscela di genio e follia. Il film era prolisso, ma incuriosiva più di 'Cinderella man', che per due e mezzo miscela lo stesso personaggio furia sul ring e bontà fuori dal ring." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 settembre 2005)

"Ron Howard costruisce il film in funzione degli incontri, prima e dopo il film si rinchiude monotono e senza slanci, ma quando Jim sale sul quadrato, la macchina da presa vola in un corpo a corpo ispirato, irresistibile e contagioso. Riprese dall'alto, dal basso, dal vivo e nel bianco e nero dell'epoca, campo e controcampo fuori e dentro la moviola, scontro reale e metaforico tra stili diversi." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 6 settembre 2005)

"'Cinderella Man' non è, appunto, un indiscutibile capolavoro bensì solo un gran film popolare. Vale a dire un racconto strappato alla cronaca fotogramma per fotogramma, sceneggiato e recitato con classica precisione, mimetico, nitido e trascinante nella sua progressione, di una presa emotiva primaria eppure acutissimo nell'individuare i gangli storici della questione. (...) L'intrepido Howard, un regista che non mira agli empirei dell'arte e s'ispira piuttosto all'antica lezione populista dei Capra e degli Hawks, tiene sempre in pugno l'apologo ottimistico, ricostruisce alla perfezione fondali e colori, non fa sconti sulla violenza del ring, scolpisce le figure di contorno (tra cui quella della moglie, purtroppo affidata all'insopportabile Renée Zellweger) e crea una suspense tanto più irresistibile quanto più prevedibile (che in questo caso significa letteralmente invocata dallo spettatore)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 6 settembre 2005)
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