Cin cin

ITALIA - 1991
Pamela è la moglie dell'affermato cardiochirurgo parigino Noiret, e Cesareo Grimaldi - un ex muratore che si è fatto una fortuna a Parigi con un'impresa edilizia - è il marito italiano piuttosto maturo di una giovane francese, Margherita, di cui è innamorato. Dopo un intervento chirurgico di lieve entità di Noiret su Margherita, i due - senza alcun dubbio già legati e non certo platonicamente - iniziano a convivere, lasciando con patente sfacciataggine i rispettivi coniugi. Il disperatissimo Cesareo chiede e ottiene un incontro con Pamela, per studiare insieme un piano di ricupero del due infedeli. Ne segue un buffo susseguirsi di trovate, tentativi, equivoci, iniziative ora goffe ora inadeguate, che, se mettono sempre più in risalto le diversità dei due - lui primitivo, grezzo, impulsivo e maldestro; lei elegante e compassata, distante e controllatissima - non mancano tuttavia di far nascere fra loro una sempre più palese attrazione. Quando finalmente i due infedeli decidono di far ritorno ai rispettivi coniugi e tutto sembra rientrato nell'ordine, Pamela e Cesareo si concedono trasgressivamente ore programmate da amanti segreti, facendosi beffe, ma sostanzialmente salvando il perbenismo di facciata.

CAST

CRITICA

"I protagonisti sono all'altezza della propria fama, ci si diverte". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 15 giugno 1991)

"Anche la commedia, di classico stampo boulevardier, ha le sue regole, e "Cin cin" le rispetta, con l'handicap di una sceneggiatura di Ronald Harwood che non riesce a mescolare il cocktail di tenerezza, brio, amarezza che Brok, in teatro, aveva reso magicamente sentimentale". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 13 giugno 1991)

"Più che l'analisi della banalità quotidiana dei sentimenti, Cin cin è un guscio prevedibile attorno a un fortunato duetto d'attori". (Irene Bignardi, 'La Repubblica', 12 giugno 1991)

"Il film soffre eccessivamente del passaggio cinematografico soprattutto nella scelta delle ambientazioni e nei ritmi. E' sì un film spumeggiante ma come una bottiglia di champagne dimenticata nel frigo senza tappo". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 14 giugno 1991)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy