Ciao maschio

Lafayette abita in uno scantinato di New York e trascorre le sue giornate fungendo da datore luci in un teatro off di sole ragazze femministe, nonchè servendo quale elettrotecnico nel Museo delle Cere di Flaxman. Un giorno, passeggiando lungo le rive del fiume Hudson con anziani amici secondo le sue abitudini, Luigi trova una scimmietta nell'enorme carcassa di Macho Kong e l'affida al giovanotto. Lafayette, che nel frattempo ha accettato la convivenza di Angelica, stabilisce un rapporto umano con la scimmietta che fa riconoscere quale figlio proprio e della compagna con il nome di Cornelius. Quando Angelica gli annuncia di essere incinta, Lafayette rifiuta la paternità e la ragazza si allontana. Luigi, frustrato sessualmente, si impicca. Un giorno il giovanotto, tornato a casa, trova Cornelius sbranato dai topi. Recatosi immediatamente al Museo delle Cere, litiga con Flaxman e provoca un incendio nel quale entrambi periscono. Angelica in riva al mare giuoca con la figlia che ha avuto da Lafayette.
  • Durata: 199'
  • Colore: C
  • Genere: GROTTESCO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA - COLORE
  • Tratto da: idea di Marco Ferreri
  • Produzione: 18 DICEMBRE PROSPECTACLE
  • Distribuzione: FIDA
  • Vietato 18

NOTE

- TRA GLI INTERPRETI:SCIMPANZE' BELLA (CORNELIUS).

CRITICA

"(...) Quali sensazioni ci trasmette tutto questo? L'angoscia, non c'è che dire. Dosata e ritmata lungo un racconto che non è racconto (e che rifiuta le tradizionali strutture drammatiche), costruita ed evocata a balzi, a strappi, con lacerazioni improvvise, con contrasti ora violenti ora teneri (quel curioso sapore di presepe, ad esempio, dopo la scoperta della scimmietta vicino alla carcassa di King Kong e, di converso, la morte atroce di quella stessa scimmietta quando la divorano i topi). Un'angoscia che gronda dai grattacieli lontani e nemici ma non dissimili da rovine, che vela ed oscura gli sguardi di tutti, che pesa sui colori dai più torvi ai più vivi, che si impone, plumbea e feroce, anche attraverso le musiche, come sempre di echi lugubri, sordi. A far marcia funebre (...)". (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo")
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