Christine

USA - 2016
4/5
Christine
Florida, metà anni Settanta. La 29enne Christine Chubbuck è una talentuosa giornalista, conduttrice per la locale emittente TV WZRB, che ambisce a raggiungere il successo professionale. Ma riuscire a sfondare in quegli anni rappresenta una vera e propria sfida non solo perché donna, ma anche a causa della svolta sensazionalistica voluta dai dirigenti del canale. La concorrenza per una promozione, l'amore non corrisposto per un collega e una tumultuosa vita familiare la trascineranno in uno stato di depressione che la porterà a compiere un gesto estremo in diretta...
  • Durata: 119'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: THE WONDER CLUB, IN ASSOCIAZIONE CON FRESH JADE LIMITED, BORDERLINE FILMS

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
La lotta contro la depressione, una lotta vana. La brama, tutta americana ma non solo, per the next big thing. Il cortocircuito tra scena e osceno. La dittatura degli ascolti, dello share. La definizione di empatia. Il male oscuro che può essere non il cancro, ma la vita stessa. Sono solo alcune delle suggestioni innescate da Christine, potente e complessa opera terza dell’americano Antonio Campos, che già folgorò con l’esordio Afterschool a Un Certain Regard di Cannes 2008.

Suicidio in diretta: Christine è ispirato a una storia vera e tragica, quella della giornalista americana Christine Chubbuck che non ancora 30enne si suicidò in diretta negli studi televisivi della WTOG, emittente della Florida, il 15 luglio 1974. Un inedito, di cui la Chubbuck era la prima a essere consapevole. Devastante.

A renderla tra difficoltà professionali, relazionali e, ovvio, psicologiche, è l’inglese Rebecca Hall, che conferma insieme alla bellezza - qui occultata o intermittente ad hoc - tutto il suo talento d’attrice: avercene. Lavorando sull’empatia spettatoriale, ovvero assecondando la regia intenzionalmente da sitcom sociopatica di Campos, la Hall si getta corpo, anima e ottundimento su Christine, dando al ritratto un voltaggio farmacologico e sensibile, malato e morale, livido ma vivido.

Lo sceneggiatore Craig Shilowich di depressione ha sofferto, e sa quel che scrive, Campos lo trasforma con dovizia di annotazioni psicologiche, particolari patologici, mantenendo il focus su Christine ma insieme illuminando l’America allora e l’America oggi: dalla condizione femminile alla critica dello showbiz, dalla salute mentale alla proliferazione delle armi, tutto è contemplato senza clamore né torpore, con lucidità d’evocazione e acume d’analisi.

Nel cast spiccano il capo di Christine interpretato da Tracy Letts, il suo collega e amore (?) non corrisposto George incarnato da Michael C. Hall (Dexter), e nonostante alcune lungaggini e cali di – si fa per dire – tensione Christine perfeziona l’osservazione e la decrittazione della sociopatia cara a Campos: un thriller al litio, sordo, fesso e ineluttabile.

NOTE

- PREMIO PER LA MIGLIOR ATTRICE (REBECCA HALL) AL 34. TORINO FILM FESTIVAL (2016).

CRITICA

"Dalla vera vicenda il regista newyorchese Antonio Campos ha tratto ora un film minuzioso (...). Protagonista è Rebecca Hall (...). La sua interpretazione è uno dei punti di forza del film; l'altro è la capacità di interagire con un'epoca in maniera non superficiale. Certo, la storia della Chubbuck, così peculiare ed estrema, può rischiare si ricondurre il tutto a questioni personali (...), ma il film riesce a raccontare anche altro rifacendosi allo spirito di certo cinema degli anni Settanta. 'Christine' potrebbe essere un film di un buon regista di quel decennio: non cerca il vintage né imita pedantemente il cinema dell'epoca, ma si segue il personaggio con tempi dilatati, ne osserva il quotidiano, illumina il contesto lasciando intravedere uno sfondo di cupa paranoia (...)." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 21 novembre 2016)

"(...) Antonio Campos con 'Christine' va dritto sulla strada del biopic prendendo a protagonista l'inglese Rebecca Hall, che qui tira fuori una corda drammatica di sfaccettata vibratilità. (...) Pur non del tutto a fuoco, il copione di Craig Shilowich ha il merito di non pretendere di dare risposte e di lasciar parlare la contraddittoria complessità del ritratto. E la Hall incarna questo disturbante personaggio di donna, fragile e aggressiva, con una profonda adesione emozionale che le conquista la nostra compassione e la nostra empatia." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 22 novembre 2016)

"(...) è proprio lo script uno dei punti di forza di 'Christine', dramma diretto dal talentuoso Antonio Campos sulla reporter americana Chubbuck (...) associa il monito sulla salute mentale alla riflessione sui media, incarnati alla grande da Rebecca Hall: condizione femminile e proliferazione delle armi, depressione e scoop, è un thriller al litio che fa sul serio. E merita un premio." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 novembre 2016)
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