Chissà se lo farei ancora

Si c'était à refaire

FRANCIA - 1976
Catherine Berger, violentata dal datore di lavoro, è presente alla violenta reazione del fidanzato Henri Lano che finisce in non voluto assassinio. Condannata quale complice, la giovane donna rimane in prigione per 15 anni. Nel frattempo, suicidatosi Henri, ella disperatamente si attacca a quella che pensa poter essere per lei unica ragione di vita: si fa mettere incinta da un inserviente carcerario insieme a Lucienne Lano, madre di Henri; si fa dare Simon prima per un periodo di vacanze e poi per sempre, come riconosciuta madre. Catherine si trova a dover affrontare diverse difficoltà: trovare un buon lavoro; farsi accettare dal figlio; tenere a bada Sarah Gordon, una compagna di cella sbandata che viene a vivere con lei. Con tatto e buon senso risolve i problemi propri e di Simon che la ripaga facendola incontrare con un professore che nel futuro l'accompagnerà.

CAST

CRITICA

"Nulla è ormai segreto nella poetica e nella tecnica di un Lelouch che, pur toccando qui principalmente il tema dell'amore materno (sino ad oggi da lui trascurato), ricalca sentieri già battuti con eccezionale virtuosismo. Iniziando da quest'ultimo, al film veniamo introdotti da un incredibile piano-sequenza (senza stacchi o montaggi) che, tuttavia, ci porta con un folle motociclista attraverso i pericoli del traffico cittadino solo per un bacio alla fidanzata: impresa ammirevole, dal punto cinematografico, ma gratuita nella motivazione. Così, dal principio alla fine, le scelte stilistiche, le trovate espressive, le formule di ripresa, di musica, di interpretazione, sono una antologia lelouchiana interessante e riassuntiva di un linguaggio raffinato. Però, come già appare dalla lettura di un copione che sa di fumetto (basta pensare alle immissioni e agli abbandoni fortuiti dei personaggi!), tanta ricchezza cinematografica viene messa a servizio di trattazioni sentimentali, superficiali, e con abbondanza di sentenziosità banale. Molto probabilmente questa carenza di fondo dipende da una duplice pericolosa scelta: quella di voler incontrare il pubblico sulla base dell'emotività; e quella di volere essere contro corrente a tutti i costi, rifiutando quel rapporto alla realtà che limita la fantasia ma ancora al solido." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 82, 1977)
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