Chiara Ferragni - Unposted

ITALIA - 2019
3/5
Chiara Ferragni - Unposted
C'è qualcosa che ancora non sappiamo su Chiara Ferragni? Questo film è un'immersione a 360° nella sua sfera pubblica e interiore: per osservare la posizione che ha conquistato nei mercati della moda e del lusso attraverso i social media, per decodificare ciò che rimane incomprensibile per il pubblico dei social e per indagare come le strategie di marketing e i metodi di intrattenimento siano cambiati nell'ultimo decennio. Ferragni è la più potente influencer della moda nel mondo secondo Forbes. È un'icona contemporanea di self made woman attenta ai diritti delle donne e ai diritti alla diversità. Rappresenta una storia di successo femminile, che continua a sedurre e conquistare milioni di fan ogni giorno, in tutto il mondo. Ma chi è la donna dietro l'immagine pubblica? Quali sono i segreti dietro alle sue imprese multimilionarie?
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Produzione: FRANCESCO MELZI D'ERIL PER MEMO FILMS
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 17 Settembre 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Chiara Ferragni non esiste. Chiara Ferragni è sempre altrove, un’altra più in là: una Chiara aspirazionale, “la Chiara che vorrei”. Unposted, il documentario per la regia di Elisa Amoruso agli Sconfini di Venezia 76, è un oggetto misterioso: Netflix avrebbe voluto un resoconto intimo, il backstage personale – non se n’è fatto nulla; questo è un ibrido, ovvero la Chiara “privata” spiega e “rivela” quella pubblica.

Ma chi è Chiara? Studio sull’antico Duepuntozero, praticantato su Flickr, affinamento tra Twitter e Facebook, boom – fino ai 17 milioni di follower attuali – su Instagram: vien da chiedersi, è nato prima il social o la Ferragni? Nelle griglie anodine e “democratiche” dei media della condivisione, ha ribaltato il tavolo: ha, ehm, creato in prima persona singolare e condivisa e continua a farlo. L’ha preparata la mamma, che ha fatto della vita della sua piccola – e dell’altra figlia – un diario filmato: Chiara è cresciuta a pane e (auto)rappresentazione, e oggi – anzi, da tempo – ha confutato il marito Fedez (e J-Ax) di Vorrei ma non posto.

Se, con Lorenzo Serafini, “il fashion influencer ha accorciato la distanza tra la moda e il mondo”, la Ferragni ha anche ridotto, ipse dixit, quella tra essere e apparire: con lei, apparire elude qualsiasi altra cosa, meglio, essere è apparire. La Amoruso deve convenirne e ne conviene: la regia, in fondo, è delegata, la paletta entertainment, il soft power della nostra.

Nemmeno è agiografico, è a immagine e somiglianza di questa deità partita da Cremona per girare il mondo rimanendo uguale: doppia CEO, “mamma supercool”, senza “paura di non assecondare gli altri”, a scuola “senza capire quale fosse il mio talento”, poi, “nessuno mi ha creato se non me stessa”, alla faccia dell’ex socio Riccardo Pozzoli. Chiara Ferragni è digitale, anzi, non nativa digitale, ma nativa Chiara Ferragni: era già tutto lì, quando in un pomeriggio si scattò 500 foto con il padre a chiedersi, “che te ne fari mai?”. Ingenuo lui, ingenui noi, la pioniera tracciava la pista, il destino era nelle sue mani, il destino era quella sua prima macchina digitale: i Ferragni l’avevano presa con i punti dell’Esselunga.

“Ogni ricordo è più importante condividerlo / che viverlo”, rappava Fedez, e no, non è così: ogni condivisione è più importante viverla / che ricordarla. L’eterno presente, Chiara – confessa in conferenza – per post non ci mette più di cinque minuti: veloce, spedita, davvero, scattante.

Piccina, con le gomme in bocca, chiedeva: “Mamma, mi filmi?”, poi arrivò il blog The Blonde Salada, e a 22 anni aveva già 10-12 persone a lavorare per lei. Imprenditrice digitale; donna a cui “non serve un uomo per fare tutto questo”; moglie, che al matrimonio “spero di piangere in modo carino”; sognatrice, “spesso di cadere nel vuoto”. La Chiara che vorrei cha detto anche molto a noi, di come la vorremmo: l’hating, confessa tra le lacrime, fa tanto male, eppure, Chiara ci ha insegnato ad amare. Pardon, ad amarla.

Forse è un androide il “cartellone pubblicitario vivente”, anzi, no: prometteva Blade Runner, “i replicanti non hanno scaglie. Foto di famiglia... I replicanti non avevano certo famiglia”. Unposted, anche questo.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 76. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2019) NELLA SEZIONE 'SCONFINI'.
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy