Chi si ferma è perduto

Chi si ferma è perduto
Antonio Guardalavecchia e Peppino Colabona sono vecchi amici e lavorano a Napoli nello stesso ufficio in un'azienda di trasporti. I due, per la loro anzianità di servizio, potrebbero aspirare alla promozione, ma il Capo Ufficio Santoro, dispotico e brutalmente aggressivo, sbarra loro la strada. Le rispettive mogli, che ambiscono a migliorare la loro condizione, sono poco orgogliose dei loro mariti. Quando, improvvisamente, il cav. Santoro muore, i due si scatenano per ottenerne la successione. Anzitutto sono costretti a far scomparire le loro note negative e lo fanno scassinando nottetempo la cassaforte. Poi devono vincere la lotta tra loro per conquistare le simpatie dell'ispettore. Guardalavecchia predispone le cose in modo di trovarsi in treno col suo superiore e, senza che lui sospetti nulla, rendersi utile. Senonché sullo stesso treno viaggia un'altro Rossi, anche lui Ispettore, ma scolastico, che si reca a Napoli per ragioni di ufficio. In base a questo "equivoco" le cose si complicano. Inoltre sopraggiunge anche il titolare della Ditta con la sorella nubile alla quale Guardalavecchia cerca di fare la corte per ottenere il sospirato posto. Ma tutti i nodi vengono al pettine...
  • Durata: 102'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: CINEPRODUZIONI EMO BISTOLFI
  • Distribuzione: TITANUS - REGIONALE

CRITICA

"Il film, sfruttando i soliti luoghi comuni attinenti al genere farsesco e alle caratteristiche dei due protagonisti, riesce piuttosto prolisso e assai modesto." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 49, 1961)

"(Il film) appartiene (...) al filone facile, preveduto e volgaruccio (...). Qualche invenzione verbale, un'eccellente interpretazione della coppia De Filippo-Totò, non sono certo sufficienti per invitare ad un onesto divertimento lo spettatore di gusto". (Pietro Bianchi, "Il Giorno", 16 dicembre 1960)
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