Chi non salta bianco è

White Men Can't Jump

USA - 1992
Chi non salta bianco è
Sidney Deane e Billy Hoyle diventano soci: ottimi giocatori di basket ambedue - il primo nero di pelle, il secondo bianco, Sidney gran chiacchierone ma fulmineo, Billy più indolente e sfortunato - girano nei quartieri bassi di Los Angeles, facendo i finti tonti, in realtà primeggiando nel mandare il pallone a canestro durante furibondi incontri sul cemento contro squadrette di quartiere. Sidney è il migliore ed il più giudizioso (la moglie Rhonda sogna di comprare una casa più decente), convinto che i neri giocano soprattutto per il piacere e per la bellezza del gioco, mentre Billy - come il socio gli dice - è un bianco e dunque gioca solo per il primato e per i dollari (la sua amica Gloria Clemente mette da parte i soldi perché sono in debito con due fratelli malavitosi, mentre intanto lei memorizza intere enciclopedie dato che intende presentarsi in televisione e vincere un telequiz). Ecco dunque partite su partite, sfide, insulti e una sfilza di canestri. Malgrado le spacconate il nero è un conservatore, Billy invece dilapida e reinveste subito tutto ciò che incassa (risparmi di Gloria compresi), rivelandosi un vero immaturo. Nella ennesima sfida, perde anche duemila dollari, che Gloria (ormai decisa a lasciarlo) gli dà privandosi di una parte di denaro finalmente vinto in televisione nel rispondere ai quesiti più astrusi. A Billy resta solo la speranza di diventare finalmente adulto e di trovare un lavoro, grazie al suo socio che lo aiuta di gran cuore, anche se nel frattempo i ladri gli hanno vuotato e danneggiato la nuova abitazione.
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: NORMALE
  • Produzione: DON MILLER, DAVID LESTER PER 20TH CENTURY FOX
  • Distribuzione: PENTA FILM (1993)

NOTE

REVISIONE MINISTERO APRILE 1993

CRITICA

"Prolungato nel minutaggio sportivo, compiacente in modo maniacale verso il turpiloquio, il film recupera in verità nelle scene di vita da motel paraconiugale e nei dormitori dei sobborghi di Los Angeles. Esibiscono non soltanto muscoli ma anche simpatia le due star: il nero è Wesley Snipes, della banda di Spike Lee e di New Jack city, il bianco è Woody Harrelson, neo divo in 'Indecent proposal'. Ma la migliore è la portoricana Rosie Perez, che accende nel personaggio di Gloria qualche luce interiore che illumina un poco anche le penombre scontate del film." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 13 settembre 1993)

"Lo sport come metafora della vita? La competizione e l'agonismo in chiave di iniziazione alla maturità? Ecco, ci risiamo. Se in 'Bull Durham' il mondo era imprigionato nel diamante di un campo di baseball, stavolta Ron Shelton ce lo fa origliare - come dal buco di una serratura - attraverso un canestro da basket. Involuto e fiaccante, nevrastenico e narcotizzante, 'Chi non salta bianco è' aggiunge però, alle evoluzioni da emicrania e ai palleggi incontrollati di una trama impazzita come una maionese, la variante à la page delle relazioni (giudiziose) interrazziali. Ed è subito apologo, saggezza infusa in una tisana di ovvietà. (...) Rimbalzando tra enfasi e fatuità, la contorta strategia narrativa di 'Chi non salta bianco' è poggia quasi del tutto sulla sudata logorrea dei dialoghi, la regia controlla la palla con scarsa agilità e manca il canestro con regolarità scoraggiante. In assenza del ritmo giusto, che sappia sincronizzare tra loro necessità metaforiche e spettacolari, il film si risolve alla fin fine in un (troppo) lungo match tra noia e irritazione. Senza vincitori né vinti." (Stefano Martina, 'Il Messaggero', 19 settembre 1993)

"Certo la regìa di Shelton non vale quelle di Lee: è diseguale e pasticciata. Oltretutto il film, impostato sugli incontri di pallacanestro da strada, con uno dei quali comincia, stenta a decollare con la sua storia, quella del bianco e del nero perennemente senza denaro e nei guai. In realtà questa non è neppure una storia. Il film si conclude con Stanley e Billy ancora squattrinati e per di più soli. Ma nella vita, e questo è un film che vuole assomigliarle, compreso l'eccesso di parole (e di parolacce), tutto procede con estrema linearità. Non vi sono intrecci di sorta ma solo giorni (pochi) in cui succede qualcosa, spesso di brutto, e giorni (molti) in cui non succede niente. Gli attori non sono il massimo ma se la cavano. In fondo devono essere solo gente qualunque. Il doppiaggio italiano accresce il caos verbale del film." (Franco Colombo, 'L'Eco di Bergamo', 21 settembre 1993)
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