Che fare quando il mondo è in fiamme?

What You Gonna Do When the World's on Fire?

ITALIA, USA, FRANCIA - 2018
3/5
Che fare quando il mondo è in fiamme?
Che fare quando ul mondo è in fiamme? è una riflessione sul razzismo in America e insieme il ritratto intimo di una comunità che nell'estate del 2017, dopo che una serie di brutali uccisioni di giovani africani da parte della polizia ha scosso tutti gli Stati Uniti. Judy cerca di mantenere a galla la propria famiglia allargata, mentre gestisce un bar minacciato dalla gentrificazione. Ronaldo e Titus, due giovanissimi fratelli, crescono in un quartiere afflitto dalla violenza, mentre il padre è in prigione. Kevin, Big Chief della tradizione indiana del Mardi Gras, lotta per mantenere vivo il patrimonio culturale della sua gente attraverso i rituali del canto e del cucito. Infine, il gruppo rivoluzionario delle Black Panthers indaga sul linciaggio di due ragazzi nel Mississippi, mentre organizza una protesta contro la brutalità della polizia.
  • Durata: 123'
  • Colore: B/N
  • Genere: DOCUMENTARIO, SOCIALE
  • Produzione: OKTA FILM, PULPA FILM, CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: CINETECA DI BOLOGNA, VALMYN
  • Data uscita 9 Maggio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Mirko Granata
Il grande pregio e il limite, forse, del cinema di Roberto Minervini è il suo essere “in diretta”, perché parla del mondo e di ciò che lo scuote praticamente in tempo reale e perché sembra sempre in divenire, cangiante e sfuggente, come un fiume che cambia mentre scorre. E il nuovo What You Gonna Do When the World's on Fire? è ancora più radicale in questa sua caratteristica.

Ambientato a Baton Rouge, in un quartiere a grandissima maggioranza abitato da afro-americani, il film racconta la condizione dei neri oggi attraverso tre storie: due ragazzini che vivono nella zona più pericolosa del quartiere; una barista che deve conciliare la sua vita e la militanza politica; il rinato partito delle Pantere Nere che vuole sconfiggere il rinato Ku Klux Klan che sta tornando a fare vittime.

Documentario che si dispiega secondo una sottile drammaturgia, il film di Minervini come sempre studia un ambiente a lui estraneo, vi entra in simbiosi e lo racconta dal di dentro, stavolta ponendo lo sguardo sui rigurgiti razzisti e le condizioni sociali di una fetta di popolazione enorme e dimenticata.


Girato in bianco e nero, What You Gonna Do When the World's on Fire? è un saggio sull’America profonda e contemporanea, colta qui nel suo bisogno di ribellione verso lo status quo, nel tentativo di risalire la china di una questione politica e civile che per molti è disperata, e lo fa guardando a tre modi diversi di affrontare la questione, passando dalla paura per il mondo “on fire” alla lotta per spegnere quel fuoco e acquisire voce e giustizia. Ma Minervini sembra anche mettere in scena la difficoltà del suo cinema, il lavoro a tratti estenuante su quegli ambienti e quelle persone, come se il film fosse anche la testimonianza “critica” su un metodo di realizzazione.

Per questo sembra ancora più in diretta, immediato, a tratti affannato, perché Minervini vuole testimoniare la sua ostinata ricerca, la sua necessità di entrare in sintonia con gli esseri umani anche quando non gli riesce a pieno (o comunque un po’ meno dei suoi precedenti film), come se l’opera potesse anche riflettere sulle distanze culturali con i soggetti che si raccontano. Lo fa attaccandosi ai primi piani dei protagonisti, incollandosi alle loro parole e ai loro gesti, cercando di afferrare la profondità dei loro gesti e delle loro idee: non ci riesce a sempre e a volte pare girare a vuoto, ma anche nel guardare in viso la propria difficoltà e impossibilità dimostra la sua onestà e la sua capacità di subordinare le necessità del cinema a quelle dell’uomo.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI ARRI - INTERNATIONAL SUPPORT PROGRAM / FONDO AUDIOVISIVO FRIULI VENEZIA GIULIA, FONDO BILATERALE PER LO SVILUPPO DI COPRODUZIONI DI OPERE CINEMATOGRAFICHE ITALO-FRANCESI, MIBACT - DIREZIONE GENERALE CINEMA, CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE, CON LA PARTECIPAZIONE DI AIDE AUX CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE - INSTITUT FRANÇAIS..

- IN CONCORSO, ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018).

CRITICA

"(...) non convince pienamente il secondo italiano, 'What you gonna do when the world's on fire?' di Roberto Minervini ('Stop the Pounding Heart'), che in Louisiana e Mississippi inquadra l'America oggi dei neri: forbice sociale e discriminazione razziale, gentrificazione e droga, non è facile resistere, ma si deve, come fanno le nuove Black Panther. Girato in un raffinato bianco e nero, lascia alcuni dubbi: sullo status - non è roba da poco, ne va dell'etica dello sguardo - di documentario o finzione e sulla prevalenza dello stile sul tema, dell'immagine sulla realtà." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 3 settembre 2018)

"Il cinema? «Serve per imparare, non per insegnare». Roberto Minervini non ha dubbi: «La macchina da presa va puntata sulle cose che non si conoscono, anche quando la polizia sparava e io mi buttavo a terra per paura. Per questo, sento la responsabilità di far conoscere un'altra America all'Europa dei bianchi, l'America nera che a volte viene condannata al sottosuolo». E l'allusione alle memorie dostoevskiane è perfetta per spiegare il percorso di questo 'What You Gonna Do When the World's on Fire?' ('Che fare quando il mondo è in fiamme?'), secondo film italiano in concorso alla Mostra. (...) Un materiale immenso (più di 150 ore di girato) «che avrebbe potuto diventare un film in dieci puntate» e che è stato sintetizzato in poco più di due ore per mostrare quello che pensano i neri della lo- ro situazione. Per questo i momenti più emozionanti sono proprio quelli in cui la macchina da presa riesce a mimetizzarsi fino a «sparire» (...) Minervini continua nel suo impegno a mostrare un'America marginale e dimenticata, tra la voglia di difendere le radici della propria storia (la tradizione del Mardi Gras) e l'inesorabile sconfitta di fronte al potere, vuoi economico (...) vuoi repressivo (...). A volte rischia di accumulare fin troppe storie e materiali ma in questo modo sa anche proporre allo spettatore tanti aspetti contraddittori della questione razziale, che continua a far sanguinare l'America." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 3 settembre 2018)

"Che cosa fai se dell'incendio doloso che ti hanno promesso di mostrarti non scorgi né una labile fiammella né tracce del piromane? Roberto Minervini arriva in Concorso con un documentario dal titolo apocalittico, tratto da un vecchio gospel (letteralmente: cosa farai quando il mondo prenderà fuoco?), per affrontare la discriminazione razziale del sud degli Stati Uniti in modo approssimativo ed estetizzante (il bianco e nero che usa sa di vezzo). Vari personaggi affrontano la recrudescenza della diseguaglianza sociale post-obamiana (siamo nel 2017 dell'inizio era Trump) perdendosi in ricordi personali che deviano dal tema (...) o provando a far proselitismo per ingrossare le file delle nuove Black Panther (...). Si affronta vagamente la disperazione del dopo uragano Katrina e l'uccisione da parte della polizia di Alton Sterling, giovane nero il cui destino rimane per noi resta un mistero. Che cosa documenta, quindi, il quinto lungometraggio dell'autore di 'Stop the Pounding Heart' e 'Louisiana'? Un malessere che non riesce a diventare incendio politico. 'Sulla mia pelle' di Alessio Cremonini sul caso Cucchi meritava il Concorso. Questo film assolutamente no. Non basta un titolo furbetto nel suo sensazionalismo per rendere giustizia a un argomento cosi serio e tuttora scottante come il razzismo nella Storia ancora tutta da scrivere di quella polveriera che chiamiamo Stati Uniti d'America." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 settembre 2018)

"Minervini invece è un regista italiano cresciuto artisticamente negli Stati Uniti e da sempre racconta i suoi angoli sperduti, dal bellissimo 'Stop the Pounding Heart' a 'Louisiana'. Qui siamo a Tremé, glorioso quartiere nero di New Orleans minacciato dalla gentrification. (...) Rispetto agli altri documentari di Minervini, questo è il più militante, il più vicino al punto di vista delle persone che racconta. La fotografia in bianco e nero spiazza lo spettatore riportandolo a un immaginario anni 50, da segregazione razziale. E il titolo rimanda in maniera chiara a 'La prossima volta il fuoco', celebre pamphlet di James Baldwin. La forma però qui è dubitativa, e non è un caso. Nelle storie raccontate si avverte uno smarrimento collettivo ma anche una disperata voglia di comunità, anche minima, che sullo schermo diventa una vicinanza di corpi cui partecipa lo sguardo del regista." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 3 settembre 2018)

"In armonia con l'inafferrabile definizione dei nostri tempi, che si dica società liquida o modernità «trans» o «post» qualcosa, anche il cinema si muove svicolando quando cerchi di afferrarlo. Non è un documentario il viaggio dentro l'America razzista di Baton Rouge (Louisiana) e Jackson di Gianni Minervini 'What You Gonna Do When the World's on Fire?' ('Che fare quando il mondo è in fiamme?', secondo italiano in concorso). Per estrarre lo stato delle cose nella Grande Nazione dove la polizia nel 2016 ha fatto fuori 39 «negri» disarmati, il divario di reddito tra bianchi e neri è aumentato del 40 per cento dal '67 e le Black Panther vanno in giro ancora armate per pressare e dissuadere la polizia da omicidi facili, Minervini entra in tre «situation» adottando riprese di non-fiction, con i protagonisti invitati probabilmente anche a ripetere i ciak e con un'idea precisa di set di ripresa. (...) Dura come la realtà, ma a volte, come nel precedente 'Louisiana', la totale fiducia nei tempi del reale deconcentra e il film perde in efficacia (lo distribuisce la Cineteca di Bologna, lo vedremo su Raitre)." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 3 settembre 2018)

"Il titolo Che fare quando il mondo è in fiamme? viene da uno spiritual che insegna come fuggire le fiamme infernali. Minervini, l'antropologo regista che dalle Marche si è spostato negli Usa, continua un calvario di cinema nobile e potente che lo porta nel profondo Sud di New Orleans, epicentro di sommosse provocate dalle violenze razziste, estate 2017. (...) Seguendo lo slogan niente giustizia niente pace, il regista trasloca nel documento le fiamme di quella rabbia mai sopita, oggi più viva che mai. Non c'è distanza geografica che tenga, tutti seguiamo quel corteo di perle e piume, in attesa di un Godot col giubbotto da pompiere." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 maggio 2019)

"Pur essendo in sé un fatto positivo, la crescente attenzione dei vari festival internazionali ha creato sul documentario un'aspettativa che rischia di scardinarlo dal suo tradizionale asse di forza: cogliere la realtà nel suo farsi, senza tentazioni di messa in scena. L'appunto non vale se non in minima parte per Roberto Minervini, cineasta marchigiano di stanza in Usa, il cui 'Cosa fare quando il mondo è in fiamme?' è girato, sì, con una ricercatezza estetica che ne attutisce un poco la carica di denuncia; ma parliamo pur sempre di un'opera densa e interessante che affronta con inedita chiarezza il nodo tossico del terrore di essere perseguibili solo perché si è quel che si è, neri di pelle in questo caso (anche se il discorso vale per qualsiasi tipo di "diverso" ). (...) L'interrogativo del titolo provoca più ansia che speranza, e i militanti sono sparuti, ma almeno ci ricordano che Black Panther non si riferisce esclusivamente al supereroe della Marvel." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 9 maggio 2019)
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