Che bella giornata

ITALIA - 2011
La vita di Checco, addetto alla sicurezza di una discoteca della Brianza, ha subito una serie di importanti cambiamenti: la richiesta di misure straordinarie per i luoghi a rischio di attentati lo ha portato a rinforzare le fila della security per il Duomo di Milano e l'incontro con Farah, una studentessa straniera d'architettura, che gli ha fatto conoscere le gioie dell'amore. Tuttavia, le capacità intellettuali di Checco e la vera identità della sua ragazza si riveleranno una vera e propria minaccia per il patrimonio artistico italiano...

CAST

NOTE

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2011 PER LA MIGLIORE CANZONE ORIGINALE ("L'AMORE NON HA RELIGIONE").

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 PER: NASTRO SPECIALE-COMMEDIA, MIGLIOR PRODUTTORE, ATTORE NON PROTAGONISTA (ROCCO PAPALEO) E CANZONE ORIGINALE ("CHE BELLA GIORNATA").

CRITICA

"Un sorriso per rompere tanti luoghi comuni dell'occidentalismo e tornare alla satira libera e pungente, quella che scuote e fa riflettere. 'Che bella giornata', (...) è il secondo film interpretato da Luca Medici, in arte Checco Zalone, menestrello barese reduce dal successo travolgente dell'esordio sul grande schermo con 'Cado dalle nubi' (premiato da ben quattordici milioni di euro incassati). (...) Stavolta a finire triturato dalle note strimpellate da Zalone c'è il fenomeno Facebook, con 'Se mi aggiungerai', una parodia dell'amicizia sui social network (...). Il marchio di fabbrica di 'Che bella giornata' è la pugliesità. (Michele De Feudis, 'Il Secolo d'Italia', 31 dicembre 2010)

"Naif e maldestro più che mai Checco Zalone torna da mattatore (...)con 'Che bella giornata', la nuova commedia che, come la fortunata 'Cado dalle nubi', è stata diretta da Gennaro Nunziante e prodotta da Pietro Valsecchi per Tao-due e Medusa. L'irriverente comico di Capurso, in provincia di Bari, all'anagrafe Luca Medici, esploso su Italia Uno a 'Zelig' con il sapiente mix di ignoranza, candore e anarchia, firma con Nunziante anche il copione di questa nuova storia che lo vede nel ruolo di un immigrato meridionale addetto alla security di una discoteca della provincia milanese. (...)." (Fabrizio Corallo, 'Il Mattino', 4 gennaio 2011)

"Checco Zalone ovvero come essere popolari, spiritosi e non volgari, come parlare di attualità virandola in grottesco e giocare al finto tonto senza perdere ritmo, gag, battute. II comico cade sempre dalle nubi, fa la guardia alla Madonnina a Milano, ironizza sul terrorismo: ben scritto, ben diretto, recitato con sapienza. Si ride moltissimo, mai a sproposito e Rocco Papaleo è valore aggiunto in una delle due scene cult: la cena di cozze e il furto d'Estasi." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 5 gennaio 2011)

"Zalone ha il merito di essere politicamente scorretto - o come dice il suo attore feticcio Ivano Marescotti (...) socialmente scorretto - e, con Nunziante, di avere una cura nella scrittura e nella messa in scena intimale per il genere. (...) In 'Che bella giornata', con la sua leggerezza da 'cozzatone', da candido meschino e ignorante, se la prende con la Chiesa, con l'istruzione (...), pregiudizi razzisti, esercito (...). Cose che non sentiamo neanche nei film più trasgressivi e anticonformisti. (...) Checco Zalone è un genio ruvido, di quelli che rompe gli schemi, anche grammaticali, delle nostre convenzioni e convinzioni. Che si dipinge omofobo, razzista ed egoista solo per mostrarci l'italiano (del dito) medio. La cui unica volgarità è rappresentata dall'avvilente ma veritiero ritratto che fa del nostro presente. Bravo Zalone, bene, tris." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 5 gennaio 2011)

"(Ch)ecco Zalone che cine-calzettone! Rima baciata e senz'altro fortunata per la Befana di casa Medusa, che forte dei tre Babbi in trionfo sul De Sica sudafricano, traina in 600 sale l'opera seconda del menestrello apulio-meneghino portatore di comicità spontanea, e dunque vincente. (...) Si ride di gusto dall'inizio alla fine, le espressioni stralunate unite alle 'geste' goffe ed autoironiche di Checco trovano ritmo perfetto con i dialoghi (spesso reinventati sul set) e le performance degli altri attori, tutti centrati. E la satira politico-sociale su questo nostro povero Paese abbonda senza retorica." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 6 gennaio 2011)

"Qui il razzismo non è più un bersaglio, è uno stato di fatto, lo sfondo implicito di ogni storia o storiella di oggi. E l'ignorantissimo Checco, col suo mix di candore, furbizia, innata protervia, è il reagente che rivela il volto assurdo della normalità. (...) Compiaciuto? Autoassolutorio? (echeggia l'anatema di Moretti: 'Ve lo meritate, Alberto Sordi...'). Nossignori. Checco e il suo regista, Nunziante, non cavalcano orrori e volgarità con la scusa di denunciarli. Semmai li smontano da dentro, per sovraccarico, un po' come Albanese. Giocando di squadra (basta col comico factotum) e azzeccando varie scene memorabili. Fra cui Caparezza costretto a cantare 'Che confusione' e 'Non amarmi'. Alzi la mano chi non ride." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 gennaio 2010)

"Se il successo di 'Cado dalle nubi' fu inaspettato, quello di 'Che bella giornata' è ampiamente annunciato. Checco Zalone si è ritagliato un posto come stupidone ingenuo, con dietro di sé la forza della meridionale cultura/incultura della Puglia natia. Di cui rispecchia il meglio e il peggio: attaccamento alla famiglia e nepotismo, senso dell'ospitalità e mentalità mafiosa. (...) 'Terrone contro il terrore', il nostro scherza senza paura di sembrare scorretto o protervo; tanto si capisce che è un bravo figlio di mamma." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 gennaio 2011)

"Forse gli italiani avevano ancora un debito di risate, dopo le delusioni del cinepanettone. Forse hanno voluto ribadire la stanchezza per una comicità troppo gridata, troppo cinica, troppo volgare, un po' come l'inatteso successo del programma di Fazio e Saviano ha fatto nei confronti dei salotti televisivi delle liti, degli insulti, dei comizi... Non è la prima volta che una presunta gallina dalle uova d'oro ¿ leggi 'Natale in Sudafrica' ¿ perde tutti i suoi poteri (...) e che qualcun altro ne prende il posto nel cuore del pubblico. E' vero che l'incasso dei primi due giorni di 'Che bella giornata' ha del fantastico e che le previsioni lo vedono superare facilmente la soglia dei 20 milioni (per restare prudenti) ma è altrettanto vero che ci sono stati molti elementi imponderabili che hanno 'remato a favore', a cominciare da una campagna stampa che non si è limitata a stigmatizzare la stanchezza del film di De Laurentiis & De Sica ma ha anche tessuto in anticipo le lodi di Zalone, preparando la bocca al pubblico. (...) Certo, da qui a gridare al 'capolavoro' ce ne passa, ma Zalone dà l'impressione di avere saldamente i piedi per terra per capire che può (e deve) ancora migliorare. In fondo è ancora un quasi esordiente." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 8 gennaio 2010)

"Finalmente uno che fa ridere senza attaccare Berlusconi. Ma anche senza la comicità buonista di Aldo, Giovanni e Giacomo, senza gli escrementi dei cinepanettoni e il popò di Belen e con un decimo delle parolacce di De Sica e compagnia cantante. Ma soprattutto senza politica. A Checco Zalone, il nuovo eroe del botteghino, non importa nulla di atteggiarsi a comico chic di sinistra, perché lui della sua ignoranza va fiero; se ne frega delle polemiche sui tagli ai finanziamenti alla cultura (...), non scende in piazza, non fa girotondi, non è terzomondista, non firma manifesti e, se deve proprio buttarsi da una parte, scherza, 'va a destra perché a sinistra ce ne sono troppi'. Non si vergogna a cantare al compleanno di Pier Silvio Berlusconi, suo grande fan, e le canzoni sfottò le fa sì sul premier ma anche contro Nicki Vendola. (...) E nella vita ci vuole autoironia: tutti in coro, fratelli d'Italia in trasferta per la 'gnocca', a cantare 'l'amore non ha religione, / nessun confine, nessuna nazione, / né americano né bolscevica, / l'amore è quando lei ti dà..." (Alessandra Menzani, 'Libero', 8 gennaio 2011)

"Cosa significa il trionfo di Zalone? Innanzitutto (ma non è una novità) che al cinema gli italiani vogliono ridere. In secondo luogo che vince l'uomo 'qualunque' in cui tutti possono identificarsi. E che, nell'anno del successo mostruoso di 'Benvenuti al Sud', il Meridione dimostra un appeal irresistibile. Anche comicamente parlando." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 8 gennaio 2011)

"Il secondo film di Checco Zalone è migliore del primo, più originale e spassoso. L'avvocato Luca Medici è assai meno naif del suo sosia Checco Zalone, prototipo di italiano senza qualità. Lui è pieno di talenti, sa leggere e scrivere, suonare, scegliersi bene i collaboratori. (...) Checco Zalone è un comico italiano che fa ridere. Una rarità. Non solo, ma ci tiene proprio a fare il suo mestiere. Rispetto almeno a tanti colleghi che s'improvvisano tribuni politici, giornalisti, autori e attori strappalacrime. Attività che sono in generale sempre meglio che andare a lavorare. E comunque assai più semplici della difficile arte di far ridere il prossimo, per giunta di questi tempi. Checco Zalone continua a far ridere più in tv o su Internet, dov'è un mito dai tempi di 'Siamo una squadra fortissimi', che non sul grande schermo. Ogni generazione ha i suoi mezzi di comunicazione. (...) Alcune scene sono esilaranti, come quella in cui Zalone lascia cadere un capolavoro del Seicento, perché si accorge di un graffio sulla carrozzeria della Porsche. Zalone si è anche scelto una spalla formidabile, Rocco Papaleo, nel ruolo di un padre militare impegnato in Iraq per pagare il mutuo. Sullo sfondo gli obiettivi di una satira intelligente: il familismo, l'istituto della raccomandazione, il fanatismo d'ogni genere, politico, religioso, culturale. La celebre scurrilità, che ha fatto di Zalone un culto degli intellettuali italiani, categoria assai volgare, si è molto attenuata ed è una buona notizia. Se continua così e il cielo lo protegge dai produttori, Checco Zalone ci farà ridere per i prossimi trent'anni." (Curzio Maltese, 'Repubblica', 8 gennaio 2011)
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