Chacun son cinéma

FRANCIA - 2007
In occasione del sessantesimo anniversario del Festival di Cannes, 35 registi, provenienti da 25 nazioni diverse, sono stati invitati a realizzare un cortometraggio di 3' sulla propria visione del cinema.

CAST

NOTE

- PRESENTATO AL 60MO FESTIVAL DI CANNES (2007).

CRITICA

"Molti indorano la pillola, ma vale poco. E a poco vale, a conti fatti, il lieto fine dedicato a René Clair. Il segno che resta di più è quello della deriva scrostata e abbandonata, buona solo a ricordarsi dell'infanzia e del tempo che fu, di una grandezza tramontata. Quello del corto di Ruiz in cui il cinema è una chiesa dove ci si fa il segno della croce. O di Cronenberg che con opinabile humour macabro colloca il suicidio dell'ultimo ebreo nell'ultimo cinema. O quello della retorica di Lelouch, Wenders e Anghelopoulos. Quello di onorare mestamente un defunto e non di soffiare sulle candeline sicuri di poter augurare allegramente cento di questi giorni. Di inchinarsi commossi al passato e non di guardare con costruttivo ottimismo davanti a sé." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 21 maggio 2007)

"Il film più vivace del festival è quasi un festival a sé stante. Una collezione di 35 piccoli film concepiti per evocare passato, presente e futuro del cinema. Ovvero vita (lunga), morte (annunciata) e miracoli (abbondanti) del cinema inteso come sala. (...) Sorpresa: 'Chacun son cinéma' è un viaggio trascinante che guadagna a esser visto per intero ma potrebbe tranquillamente essere smontato e proposto un pezzetto alla volta nelle sale d'essai del mondo intero (o nei multiplex, perché no?). Come un puzzle affidato alla pazienza e alla passione dello spettatore, vero protagonista di questi 33 piccoli film pieni di schermi, proiettori e poltrone, ma soprattutto di emozioni che solo il cinema sa risvegliare." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 maggio 2007)

"Al posto della recensione tradizionale, evidentemente e tragicamente impossibile, si può al massimo abbozzare una sorta di bollettino medico che possa comunicare qualcosa ai cinéfili desiderosi di confrontarsi sulla salute e la forma dei (più o meno) venerati maestri invitati a fare la riverenza sulla Croisette. Il più preoccupante è Michael Cimino, che non solo si è personalmente trasformato in un mutante efebico, ma delira sullo schermo sulle note della musica caraibica; Wim Wenders non gli è da meno, disquisendo su guerra e pace come un oracolo; De Oliveira mostra tutti i suoi 97 anni arzigogolando con una simil-satira su Krusciov e il Papa; l'egiziano Chahine non trova di meglio che sbrodolarsi di lodi rievocando la propria carriera; mentre l'impagabile Nannimorettì spende 180 secondi per renderci edotti dei suoi gusti e di quelli del ben più simpatico figlio Pietro. All'attivo del puzzle possono mettersi soltanto i compiti di Lars Von Trier, che filma se stesso mentre con un martello spacca la testa del vicino di poltrona chiacchierone e di Ken Loach, l'unico comunista spiritoso disponibile, interessato a un padre e un figlio che scappano dal multiplex dove si proietta un insulso action-movie e corrono felici allo stadio a tifare per la squadra del cuore. In quanto al geniale Polanski, dopo aver ricamato col solito humour un mini-saggio sull'erotismo, ha inferto l'ultimo colpo al pomposo cerimoniale abbandonando l'incontro stampa perché le domande erano troppo cretine." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 21 maggio 2007)

"Il miglior lungometraggio di questo Festival di Cannes è finora 'Chacun son cinéma', serie di cortometraggi di circa tre minuti l'uno che lo stesso Festival ha prodotto e montato, nella persona del suo presidente, Gilles Jacob. (...) La misura brevissima esaspera pregi e difetti: i primi si fissano meglio nella memoria, i secondi ne vengono subito evacuati. E il soggetto prevale sulla sceneggiatura. Così le idee originali prevalgono sugli artifici: sono di Bille August, Youssef Chahine, Chen Kaige, i Coen, Cronenberg, Kaurismaki, Kitano, Konchalovsky, Lelouch, Loach, Oliveira, Suleiman, von Trier e Zhang Yimou i momenti più intensi. Raccontando la sala cinematografica, i cortometraggi talora citano altri i film: vari gli omaggi a Bresson, Fellini e Godard, mentre Anghelopoulos dedica il suo episodio interamente a Marcello Mastroianni. Dominante in 'Chacun son cinéma' è una miscela di rimpianto per i film di ieri e di dolore per le sale vuote di oggi. (...) Uno dei meno ispirati e costosi è l'episodio che Nanni Moretti scrive, dirige e interpreta: non va oltre l'aneddotica autobiografica, con la sua visita in un cinema romano, occasione per rimembrare sulle sue delusioni di spettatore. Sorprendono invece l'inventiva dell'episodio di von Trier, dove lui stesso in smoking martella selvaggiamente un disturbatore; e dell'episodio di Salles, dove un brasiliano decanta il Festival di Cannes, salvo ammettere di conoscerlo solo via Internet." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 21 maggio 2007)

"Film coriandolo dedicato a Federico Fellini, prodotto da Gilles Jacob, realizzato da 35 registi internazionali bravissimi, 'Chacun son cinéma' si riferisce nel titolo alle sale cinematografiche. Ciascun contributo dura 3 minuti, l'insieme dovrebbe festeggiare le sessanta edizioni di Cannes. (...) A volte sorprendenti, buffi, teneri o sarcastici, tutti insieme rappresentano un mix di culture, origini e talenti i 'tre minuti' sono a volte insulsi e sciatti, a volte carini; a volte una bellissima idea, non troppo facile perché occorre abituarsi al ritmo differente e nuovo." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 21 maggio 2007)

"Una sala che da geni assoluti, come Jane Campion, Michael Cimino, i fratelli Coen e Dardenne, David Cronenberg, Ken Loach, Takeshi Kitano, Abbas Kiarostami, Andrei Konchalovsky, Wim Wenders, Roman Polanski, Zhangh Yimou e tanti altri, fino al nostro Nanni Moretti, è stata vista immersa ora nella nostalgia ora nell'ironia, spesso nella sensualità e a volte nel sangue." (Dina D'Isa, 'Il Tempo', 21 maggio 2007)
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