Casanova farebbe così!

Don Agostino si vanta per il paese di essere un irresistibile don Giovanni e fa una scommessa con gli amici del bar: riuscirà a trascorre una notte intera in casa di Maria Grazia, la bella e onestissima moglie di Don Ferdinando. Con un pretesto allontana dal paese Don Ferdinando e a notte fonda bussa alla porta di casa sua e, per farsi aprire, dice di aver ucciso un uomo e di essere inseguito. Il suo scopo è raggiunto poiché gli amici che erano nascosti lì intorno, lo hanno visto entrare in casa di Don Ferdinando. Però, dopo poco tempo, ritorna improvvisamente Don Ferdinando e Don Agostino, per giustificare la propria presenza in casa sua, conferma di aver chiesto rifugio perché inseguito dai carabinieri e, per comperarsi il silenzio del suo salvatore, gli restituisce le cambiali che da anni Don Ferdinando non poteva pagargli. Alla fine, quando tutto si chiarisce, il malcapitato Casanova, messo alla berlina da tutti, è costretto a lasciare il paese.
  • Durata: 62'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: commedia omonima di Peppino De Filippo e Armando Curcio
  • Produzione: CINES REALIZZATA DALLA JUVENTUS FILM
  • Distribuzione: ENIC - CAPITOL INTERNATIONAL VIDEO, AVO FILM, AZZURRA HOME VIDEO, FORMULA HOME VIDEO, SKEMA, LASERVISION, GRUPPO EDITORIALE BRAMANTE

NOTE

- IL FILM E' STATO GIRATO A CINECITTA'.

CRITICA

"Un'altra prova cinematografica dei De Filippo andata a vuoto. Ma si direbbe ch'essi lo sappiano già prima d'incominciare. Non mostrano di compiere alcuno sforzo per intendere il diverso linguaggio del cinema e posano buttando giù le loro battute, l'una dietro l'altra, senza neppure quella sapienza che in teatro li fa distinguere dagli altri comici italiani. L'immobilità alla quale si affidano sembra privarli persino dell'estro inventivo: si perde il sottile gioco psicologico dei loro gesti, delle loro pause. E' tutto un ritmo che sfuma e che riuscirà a realizzarsi solo quando i valori espressivi teatrali si saranno fusi pienamente con quelli della macchina da presa, come accadde soltanto quella volta, nel famoso 'Cappello a tre punte' di Camerini." (Giuseppe De Santis, 'Cinema', 10 gennaio 1943)
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