Carne y Arena

USA, ITALIA, MESSICO - 2017
Carne y Arena
Installazione di realtà virtuale che, attraverso tre sequenze ispirate a eventi reali, rende labile la separazione abituale tra un soggetto e il suo osservatore, offrendo a ogni partecipante la possibilità di mescolarsi ai migranti messicani in un vasto spazio, camminando con loro e vivendo al fianco di questi parte della loro esperienza per attraversare il confine.
  • Altri titoli:
    Flesh and Sand
    Carne y Arena (Virtually Present, Physically Invisible)
  • Durata: 7'
  • Colore: C
  • Genere: CORTOMETRAGGIO
  • Produzione: LEGENDARY ENTERTAINMENT, FONDAZIONE PRADA

NOTE

- FUORI CONCORSO AL 70. FESTIVAL DI CANNES (2017), SEZIONE 'RÉALITÉ VIRTUELLE'.

CRITICA

"Non è la prima volta che la realtà virtuale risucchia lo spettatore (se si può ancora chiamare così) in una dimensione altra, certo è che il lavoro di Iñárritu si distingue per l'insieme della proposta. (...) anche il più distante dei partecipanti e il più lucido nel ritenersi comunque in una situazione simulata, non potrà dire che la faccenda non l'abbia coinvolto. Per poco meno di sette minuti si vive come coloro che cercano migliori condizioni di vita e vengono invece considerati criminali. (...) La realtà virtuale ti avvolge, sei tu a ruotare lo sguardo e dirigerti dove ritieni opportuno, un'esperienza che va in altra direzione rispetto al cinema, dove siamo invece costretti a condividere il punto di vista scelto dal regista. Eppure viviamo le stesse prepotenti emozioni dei primi spettatori cinematografici che fuggivano davanti all'arrivo di un treno. (...) Certo, non c'è bisogno necessariamente di partecipare a un'installazione di realtà virtuale, ma l'emozione che dà aiuta a capire meglio, a toccare la paura e l'impotenza, la protervia e l'arroganza, l'orrore di tempi in cui a milioni sono costretti a fuggire da povertà, guerre, persecuzioni." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 13 giugno 2017)

"Non un film, ma un'esperienza. Non una sala, ma un'installazione. Non una sceneggiatura a tinte forti, ma un'autentica tragedia contemporanea. Per colpire al cuore un solo spettatore alla volta. (...) è 'Carne y Arena', il cortometraggio sui migranti che Alejandro G. Iñárritu ha realizzato con la tecnica della realtà virtuale. Sei minuti e mezzo da brivido in cui il dolore, la paura, l'umiliazione dei protagonisti avvolgono letteralmente lo spettatore in preda a un coinvolgimento fisico ed emotivo che nessun discorso, nessuna inchiesta o denuncia potranno mai assicurare." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 19 maggio 2017)
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