Carnage

POLONIA, SPAGNA, FRANCIA, GERMANIA - 2011
Due ragazzini si azzuffano in un giardino e i rispettivi genitori decidono di incontrarsi per appianare i rancori in modo civile. Ben presto, però, i quattro tireranno fuori le proprie contraddizioni più profonde fino alla massacrante resa dei conti, in cui ognuno si rivelerà per quello che è veramente...

CAST

NOTE

- LEONCINO D'ORO AGISCUOLA ALLA 68. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2011).

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2012 PER MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (JODIE FOSTER E KATE WINSLET).

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2012 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2012 COME MIGLIOR FILM EUROPEO.

CRITICA

"Sembrerebbe una commedia al vetriolo di Woody Allen, invece l'ha diretta Roman Polanski, assente da Venezia perché altrimenti verrebbe estradato in America e finirebbe in carcere per un'antica, quanto orrenda storia di violenza su una minorenne per la quale è stato condannato. Assente (giustamente) l'uomo, resta alla Mostra il suo film, 'Carnage', passato in concorso ieri. Accolto da risate e applausi. È l'adattamento per lo schermo del testo teatrale 'Il dio del massacro' di Yasmina Reza (...), Eppure i quattro personaggi, egregiamente interpretati da attori del calibro di Kate Winslet, Christopher Waltz, Jodie Foster e John C. Reilly scivolano inesorabilmente, tra un caffè e una fetta di torta, verso uno scontro che separerà le due coppie, ma anche marito e moglie all'interno di una stessa coppia. Una divertente, amara, sottilissima resa dei conti insomma, che rivelerà pregiudizi e contraddizioni, miserie e meschinità dei quattro protagonisti. Fedele al testo originale, Polanski si destreggia con eleganza e in tempo reale, senza neppure un'ellissi, tra il continuo alternarsi di complicità che ogni minuto sembrano modificare lo scacchiere delle alleanze tra i personaggi." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 2 settembre 2011)

"Non c'è il sangue, non c'è il ferro, eppure è una guerra, una 'Carneficina' in piena regola. Due coppie di borghesi piccoli piccoli - Kate Winslet e Christoph Waltz, Jodie Foster e John C. Reilly - si massacrano nel salotto di casa. Avrebbero dovuto risolvere la rissa scoppiata tra i rispettivi figli - un bastone, due denti - ma non è un gioco da ragazzi: risatine, isteria, nevrosi, e il Dio del massacro prende il sopravvento. Dall'esilio parigino, Roman Polanski prende la pièce di Yasmina Reza e si regala un divertissement abile, cinico, autobiografico - la reclusione tra quattro mura chissà da dove viene? - e nostalgico: vi ricordate il suo primo film, 'Il coltello nell'acqua'? E gira da dio, con movimenti di macchina ariosi quanto costretti: non c'è altro, non c'è tensione sessuale o indagine politica, ma un esercizio di stile affidato alla bravura degli interpreti. Su tutti, il nostrano Reilly, poi il fichetto Waltz, mentre la Winslet vomita genuina e la Foster va fuori giri. Perfido e decorativo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 15 settembre 2011)

"Il tramonto dell'Occidente in un appartamento di New York. L'occasione è banale: due ragazzini hanno litigato e uno ha spaccato due denti all'altro. Il dramma sarà epocale (ma esilarante). (...) Coppia contro coppia dunque, ma anche mariti contro mogli, mogli contro mogli, mariti contro mariti, cinici contro idealisti, borghesi contro alternativi, e via distinguendo e accusando, in un carosello di identità parziali e derisorie difese con ogni mezzo. La pièce di Yasmina Reza si chiama 'Il dio della carneficina'. Polanski e i suoi quattro prodigiosi attori ne fanno uno scintillante saggio di cinema da camera in cui ogni parola, ogni gesto, ogni impercettibile trasalimento svela e insieme nasconde interi mondi. Magistrale." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 settembre 2011)

"Sebbene fosse in testa alle classifiche della critica internazionale, non ha vinto il Leone d'oro, ma adesso che esce in sala potrebbe ricevere il premio del pubblico. Un pubblico maturo, che accetti di ridere, e parecchio!, restando tuttavia con un retrogusto amaro in bocca: perché di certo 'Carnage', che Roman Polanski ha realizzato sulla base dell'omonima commedia della franco/ iraniana Yasmine Reza, di noi borghesi occidentali in crisi disegna un ritrattino al vetriolo. (...) Dalla discrepanza fra la facciata perbenista e le sotterranee pulsioni di cinismo e disperazione viene a configurarsi un paradossale scenario nel quale Polanski si muove a proprio agio con l'usuale maestria. Conferendo fluidità a un'azione che si svolge in un unico ambiente, facendo scattare perfetti tempi comici e mantenendosi in equilibrio fra divertita ironia e nero nichilismo. Meraviglioso il quartetto di attori, con una nostra piccola preferenza a favore di Waltz/Winslet. Musica di Desplat, costumi di Canonero, di 'Carnage' da Venezia abbiamo scritto che è un vero gioiello. Ora lo ribadiamo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 16 settembre 2011)

"Polanski magistralmente sfigura la pièce di Yasmina Reza (co-sceneggiatrice) che oscilla pericolosamente sulla 'banalità del bene', su quanto sia noioso occuparsi del Darfur e delle carneficine in generale. Sotto, sotto - è l'assunto - ognuno è selvaggiamente egoista, ed è bene che lo dica. Lo spettacolo teatrale dell'autrice francese, 'Le Dieu du Carnage', ha estasiato il grande pubblico e dal 2006 continua a mietere successi, in Francia, in Italia e a Broadway, ed è proprio a New York (vista solo dalla finestra) che Polanski ha ambientato il film. (...) Nel disincanto generale, Polanski carica il testo della stessa indignazione di 'L'uomo nell'ombra' contro l'omertà per i crimini quotidiani. Il pietismo e il cinismo. Alla fine, l'avvocato nazistoide impedirà il ritiro della medicina letale e il commerciante bonaccione glielo lascerà fare senza neanche pentirsi di aver gettato nelle fogne il criceto di sua figlia. Sui titoli di coda, i due litiganti teenager tornano a giocare e il roditore abbandonato, in un primo piano molto disneyano, ci dice quanto sia bello correre liberi, lontano dalle famiglie perbene." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 16 settembre 2011)

"Piacerà probabilmente più al pubblico delle sale che a quello veneziano. Alla Mostra, Polanski ha pagato lo scotto di non aver sfornato quel capolavoro che magari tanti s'attendevano. Da quando è diventato un 'martire' della puritana giustizia d'America (che lo perseguita per una porcata commessa 40 anni fa) Roman è condannato dai suoi fan ai film da 4 stellette (se non ci arriva è tragedia). Da parte nostra, i timori erano opposti. Perché Polanski è stato convincente solo due volte su quattro. E perché il 'dramma da camera' (tutta l'azione concentrata in settanta metri quadri) è un genere difficilissimo da maneggiare. Ci si scornò pure il magno Hitchcock che sballò di brutto con 'Nodo alla gola' (noto anche come 'Cocktail per un cadavere'). Ma perché sballò Hitch? Per esibizionismo, per vincere la scommessa di un film tutto girato su un solo piano-sequenza. Roman, invece, ha rinunciato al tocco autoriale (cosa che ha deluso i suoi fan). Ha chiuso le coppie nell'appartamento newyorkese (sullo sfondo le ex Torri Gemelle) e ha diretto gli attori come meglio non si poteva. Una bella mano gliel'ha data Yasmine Reza, autrice della pièce originale, che ha scritto dialoghi d'oro e riscritto astutamente il finale. Foster contro Reilly contro Waltz contro Winslet. Chi vince la gara di bravura? Beh, son tutti signori attori, ma la Jodie ha la marcia in più. Con quel demonietto che le balena negli occhi uno ha spesso la sensazione che il sangue potrebbe davvero correre." (Giorgio Carbone, 'Libero', 16 settembre 2011)

"Tragedia comica o commedia tragica? In ogni caso un gran bel film. 'Carnage' ha fatto il pieno di applausi alla Mostra veneziana, uscendone però senza neanche un premio: con la motivazione, piuttosto incongrua, che a Roman Polanski o si dà il Leone d'oro o nulla. Il risarcimento - scommettiamo? - verrà dal pubblico pagante. Smaltita la rabbia, Medusa lo fa uscire oggi in 370 copie, praticamente a tappeto. (...) 'Carnage' traspone sullo schermo con minime variazioni la pièce teatrale di Yasmina Reza 'The God of Carnage', appena pubblicata da Adelphi col titolo 'Il dio del massacro'. Sulla scena durava 90 minuti, Polanski ha asciugato ancora, portandoli a 78. (...) Non date retta a chi parlerà di teatro filmato. Polanski, senza mai uscire da quelle quattro mura, dinamizza l'azione, moltiplica i punti di vista e muove la cinepresa, ma senza virtuosismi inutili. Si ride molto, specie quando Nancy vomita di getto sul tavolino del salotto la torta di mele e pere appena ingurgitata, insozzando il volume di Kokoshka religiosamente sistemato dalla padrona di casa accanto al vaso di tulipani gialli. (...) La morale di 'Carnage' è racchiusa in una battuta mirabile: «Non possiamo dominare ciò che ci domina». Già. Tuttavia Polanski, rispetto al testo originario, introduce una nota di speranza. Attenzione all'ultima scena: speculare alla prima eppure così diversa, sdrammatizzante, saggia." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 16 settembre 2011)
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