Cappuccetto Rosso Sangue

Red Riding Hood

USA - 2011
1/5
Cappuccetto Rosso Sangue
La giovane Valerie vive nel villaggio medievale di Daggerhorn ed è innamorata del taglialegna Peter. Tuttavia, il suo amore è destinato a rimanere incompiuto poiché è stata promessa a Henry, rampollo della famiglia più benestante del paese. Per questo lei e Peter, decisi a rimanere insieme, tentano di fuggire ma un drammatico evento cambierà la loro vita per sempre. Tutti gli abitanti del paese, infatti, vivono sotto la costante minaccia di un lupo mannaro che a ogni luna piena si risveglia chiedendo un sacrificio animale. Questa volta però, a farne le spese non è una bestia innocente ma la sorella maggiore di Valerie. In cerca di vendetta, i paesani si rivolgeranno al celebre cacciatore di lupi mannari Padre Solomon. L'uomo, giunto per uccidere l'animale una volta per tutte, rivelerà che la bestia feroce di giorno ha sembianze umane e potrebbe quindi essere chiunque di loro destando sospetti e ulteriori timori. Nel frattempo, la stessa Valerie diventerà consapevole che uno speciale legame la unisce al lupo mannaro...
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANAVISION PANAFLEX MILLENNIUM XL, 2K/SUPER 35 STAMPATO A 35 MM /D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: LEONARDO DI CAPRIO, JENNIFER DAVISSON KILLORAN, ALEX MACE E JULIE YORN PER APPIAN WAY, RANDOM FILMS, WARNER BROS. PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 22 Aprile 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Twilight è una persecuzione. A tre anni dal primo capitolo della saga teen-vampire, Catherine Hardwicke torna nelle sale con la rilettura dark (?) della fiaba popolare, poi trascritta da Perrault e dai fratelli Grimm: Cappuccetto rosso sangue dimentica ben presto tali origini per trasformarsi, anima e corpo, in un nuovo Twilight. Dal look dei personaggi maschili (anche nel medioevo esisteva il gel per capelli) alla storia d’amore negata (lei ama un povero taglialegna, la madre vuole che invece sposi un altro), fino ad arrivare al vero protagonista della vicenda, un gigantesco lupo mannaro da cui “tutto parte” e con cui ben presto Valerie (Amanda Seyfried) capirà di essere legata: tutto, compresi gli infiniti e inutili dolly, riportano alla mente un già visto (l’horror “per tutti”, mixato con love story e thriller) che ormai ha davvero null’altro da dire, eccezion fatta forse per quei (pochi) adolescenti che ancora non conoscono le vicende di Edward e Bella.
La mantella e il lupo, della fiaba originaria – a parte la nonna (Julie Christie) – non rimane nient’altro: e davvero a poco serve l’aver scomodato un ulteriore personaggio letterario, Solomon Kane (qui “Padre Solomon”…), leggendario cacciatore di creature malvagie interpretato da un Gary Oldman costretto ad una delle sue peggiori performance.
Uscito negli States l’11 marzo, il film ha incassato (ad oggi) quasi 37 milioni di dollari, 5 in meno dei 42 di budget. Tra i produttori, anche Leonardo Di Caprio.

NOTE

- CATHERINE HARDWICKE FIGURA ANCHE COME PRODUTTRICE ESECUTIVA.

CRITICA

"Non è più di moda produrre remake, un termine dal sapore vecchiotto, obsoleto. Ma è indubbio che le nuove idee vincenti sono scarse, quando non mancano del tutto. E allora ecco la bella pensata che si estende a macchia d'olio: reinventare, camuffare o rivestire di nuovi splendori e supertrucchi i vecchi capolavori, classici della letteratura o storie lontane. Si comincia con una leggenda vecchia di settecento anni, tale 'Cappuccetto Rosso', il cui ipotetico sapore tanto stuzzicava l'appetito di un fantasioso lupo en travesti da nonna. L'ex bambina stakanovista delle visite all'amata vegliarda, annesso cestino della merenda, si fa adolescente dall'emergente pericoloso fascino biondo, Lolita in crescita carnale e intellettuale, tratteggiata da una mano che di opere dark se ne intende: la regista Catherine Hardwicke, nota per 'Twilight', la disegna con il viso angelico di Amanda Seyfried, e la fa oggetto del desiderio di due spasimanti, uno dei quali potrebbe essere un licantropo, un uomo lupo (lo fu anche Jack Nicholson e a Michelle Pfeiffer piaceva da pazzi) nel film 'Cappuccetto rosso sangue - Guardati dal lupo'. Dove la nonna, interpretata da una tosta Julie Christie, compie un lungo percorso evolutivo, maturando la coscienza di se e la crescita interiore, tanto da diventare una specie di single bohèmienne con il gusto dell'indipendenza. E per fortuna la storia è ambientata nel Medioevo, altrimenti chissà fin dove arrivava la ex nonna con cuffietta, magari diventava la prima donna presidente degli Stati Uniti." (Bruna Magi, 'Libero', 13 aprile 2011)

"Povero Perrault, e mo' chi lo sente? Catherine Hardwicke l'ha combinata brutta: 'Cappuccetto rosso sangue' gareggia con 'The Nativity' per il punto più infimo della sua filmografia. Dal pseudo-adattamento (scrive David Leslie Johnson) alle interpretazioni, non funziona nulla, ma ancor prima in frantumi va una malcelata ambizione: rifare 'Twilight' (la Hardwicke ne ha diretto il primo capitolo), scambiando licantropi per vampiri, il triangolo tra Bella, Edward o Jacob con la relazione pericolosa - per la palpebra - tra la bionda Valerie (Amanda Seyfried alias Cappuccetto), il tenebroso Peter e il bravo ragazzo Henry, alle prese con la Bestia e il cacciatore di anime Padre Salomon (Gary Oldman). Frutto di una Hollywood così a corto di idee da rimettere il Cappuccetto alla creatività, Red Riding Hood è il primo di un plotone di fiabesche rivisitazioni (chiave horror-romantica) in arrivo: la speranza è l'ultima a morire, ma il pubblico?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 21 aprile 2011)

"È una guerra anche quella che ingaggiano gli abitanti di un villaggio nella foresta contro un ferocissimo lupo che in realtà è un licantropo. 'Cappuccetto rosso sangue' di Catherine Hardwicke porta sullo schermo assai liberamente la fiaba di Perrault, ma dal momento che la regista è quella di 'Twilight', ecco che la storia finisce per assomigliare troppo a quella dei vampiri belli e felicemente dannati." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 22 aprile 2011)

"Rilettura horror della fiaba che ha già subito la versione porno: nel villaggio medioevale c'è un licantropo al posto del lupo cattivo e la bella Amanda Seyfried teme sia uno dei suoi spasimanti. Catherine Hardwicke, dopo il folgorante '13 anni', somministra un letargico episodio apocrifo di 'Twilight'. L'analisi dell'età adolescenziale diventa giovanilismo coatto senza causa. Si può salvare la scenografia da fiaba nordica senza scomodare l'inconscio. Basta non diventi una moda." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 22 aprile 2011)

"Vanno proprio di gran moda i licantropi. Grazie al cielo in questo zoppicante 'Cappuccetto Rosso Sangue' sono ridotte al minimo le smancerie amorose della pizzosa serie 'Twilight', baciata da un inspiegabile successo al botteghino. E soprattutto manca il cadaverico, a prescindere dai morsi, malrasato Robert Pattinson, la cui preoccupante fissità dello sguardo fa delirare le ragazzine. Le cose si mettono comunque male per lo spettatore, dato che la regista è la stessa di 'Twilight', Catherine Hardwicke, peraltro incolpevole della folle sceneggiatura. (...) Una fiaba di quelle chiamate gotiche, in cui Amanda Seyfried, terrorizzata per contratto, porta sulle spalle il peso del film oltre al mantello rosso di Cappuccetto Rosso. Un abbigliamento perfetto per la visita alla nonna, interpretata dall'ex bellissima Lara del 'Dottor Zivago' e ormai raggrinzita settantenne Julie Christe. L'unica visione davvero agghiacciante." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 22 aprile 2011)

"Quando ti metti un cappellino e funziona, poi lo vogliono mettere tutti per replicare il tuo successo. E' andato bene 'Twilight' amor romantico, adolescenza tormentata e vampiri pentiti? Via, sulla stessa strada. Mettiamoci dentro anche 'Cappuccetto Rosso'. Torbida, innocente, col mantello uso-coito tra la neve e molto... al sangue. (...) Il vero assassino è il vostro vicino, dicono a una certo punto. Non credeteci. Per questo film, al massimo, nella poltroncina di fianco si siede un pacifico ragazzone con i popcorn e la cannuccia." (Silvio Danese, 'Giorno- Carlino-Nazione', 22 aprile 2011)

"L'esoterico 'Cappuccetto Rosso Sangue' dimostra che l'unica propria natura della favola sia quella di eleggere il terreno boscoso a luogo di paura, sul dorso di informi orrori e sensualità. I graffi di seconda mano sono gli stessi della serie 'Twilight', la regista d'altronde è la Hardwicke ('Thirteen'; 'Lords of Dogtown'). (...) Lungo la rilucente mollezza del film (...) c'è tutto lo slancio di un cinema bestiale." (Filippo Brunamonti, 'Il Manifesto', 22 aprile 2011)

"Nel villaggio medievale di Daggerhorn, Catherine Hardwicke è regredita ai secoli bui. La regista rockettara dei sinceri diari adolescenziali 'Thirteen' e 'Lords of Dogtown' era riuscita a dare al blockbuster 'Twilight' un'anima birichina e simpaticamente impacciata. Ora poteva attualizzare la mitica fiaba di Perrault e fratelli Grimm, ma il suo 'Cappuccetto rosso sangue' è un tripudio di retorica, parrucche cotonate, pomposi movimenti di macchina e battute dal ridicolo involontario. (...) Ancora la fiaba horror come metafora del turbamento sessuale di una giovane donna. Ma se in 'Twilight' il dualismo tra mostri è geniale (...), qui la scelta è solo tra il beneducato e l'allupato. La botticellesca Seyfried non splende come in 'Mamma mia!', 'Chloe' e 'Letters to Juliet'. Sprecati Julie Christie (nonna chic) e Gary Oldman (severo cacciatore di lupi)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 22 aprile 2011)

"In qualità di produttore, Leo Di Caprio deve averla scelta per questa sua capacità di coniugare tematiche giovanili e atmosfere gotiche, ma la cineasta non riesce qui a esprimere a pieno il potenziale di una storia in cui complesso di Edipo e iniziazione all'Eros hanno un ruolo fondamentale. A parte la nonna (Julie Christie), i personaggi non sono abbastanza intriganti e si rimane con la sensazione di uno spettacolo a metà, cui manca l'affondo sia negli abissi dell'horror che in quelli dell'animo." (Alessadra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 22 aprile 2011)
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